Andrea Gandolfo di Sanremo interviene sullla celebrazione della Giornata del Ricordo fornendo alcuni dati oggettivi sui quali riflettere.
"La recente celebrazione della Giornata del Ricordo ha riportato d'attualità, come ogni anno, la questione delle responsabilità politiche e morali degli eccidi compiuti in Istria e nella Venezia Giulia tra il 1943 e il 1947 ai danni dei nostri connazionali. Non è assolutamente mia intenzione fare il bastian contrario e semmai attribuire la colpa di quegli efferati delitti 'anche' ad una reazione delle truppe titine al comportamento delle forze di occupazione italiane in Croazia e in Slovenia tra il 1941 e il 1943, ma vorrei soltanto limitarmi, da storico, a fornire alcuni dati oggettivi, su cui tutti, pacatamente, possano riflettere.
Nella Provincia di Lubiana, istituita il 3 maggio 1941 al termine della campagna di Jugoslavia, il regime di occupazione italiano non risultava difforme rispetto a quello di altri regimi occupazionali dell'epoca, senza trascurare il fatto che gli italiani erano considerati dalla popolazione locale degli aggressori e, in quanto tali, apertamente osteggiati e contrastati.
Appare dunque chiaro come anche il nostro esercito non sfuggì alla regola degli eserciti degli stati imperialisti che, dopo aver condotto una guerra di aggressione, attuano poi una politica repressiva ed efferata tipica delle zone occupate militarmente in un paese nemico che si ribella all'occupazione, dove si sviluppa quindi, in genere, una guerriglia partigiana, appoggiata in vario modo dalla popolazione civile. In particolare, la lotta contro i 'banditi' sloveni fu condotta con modalità di guerra dure e tavolta anche spietate e brutali, rese spesso drammatiche da feroci contrasti etnico-politici che contrapponevano ustascia, cetnici e titoisti alla ferma determinazione italiana di trasformare in suolo nazionale, territori non abitati in maggioranza da italiani, se non in una zona della Dalmazia. Per colpire la resistenza jugoslava le autorità italiane puntarono in particolare sulla deportazione di intere zone popolate da civili in contatto o in grado di parentela con i partigiani. Una politica simile venne anche perseguita nella limitrofa provincia di Fiume.
Secondo fonti slovene e jugoslave, in 29 mesi di occupazione italiana della provincia di Lubiana, vennero fucilati o come ostaggi o durante operazioni di rastrellamento circa 5.000 civili, ai quali vanno aggiunti 200 bruciati vivi o massacrati in circostanze diverse, 900 partigiani catturati e fucilati e oltre 7.000 (su 33.000 deportati) persone, in buona parte anziani, donne e bambini, morti nei campi di concentramento. In totale si arrivò quindi alla cifra di circa 13.100 persone uccise su un totale di circa 340.000, quindi il 2,6% della popolazione totale della provincia. Secondo fonti tedesche e italiane, invece, sono stati calcolati circa 3.000 morti tra i civili, 900 tra i partigiani e 2.000 deportati, per un totale di 5.900 sloveni, a fronte di circa 10.000 italiani uccisi nelle foibe dai titini tra il 1943 e il 1947.
Sperando che questi dati che ho riportato, rigorosamente controllati, possano contribuire a riportare un po' di serenità, mi auguro che la Giornata del Ricordo torni ad essere una festa di riconciliazione e non di divisione.
Dott. Andrea Gandolfo - Sanremo".
Al Direttore - 12 febbraio 2011, 17:24
Giornata del Ricordo, alcuni interessanti dati dello storico Andrea Gandolfo
Andrea Gandolfo