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In Breve

| 02 gennaio 2011, 07:14

A Sanremo la Conferenza internazionale di Pace del Medio Oriente

Il castello “Devachan” teatro dell'importante evento... Il resoconto dell'incontro e le foto dei partecipanti.

A Sanremo la Conferenza internazionale di Pace del Medio Oriente

Dopo la straordinaria visita al parco Marsaglia, le immagini dell’archivio Moreschi ci portano a visitare  un’altro splendido edificio in stile “Liberty”, teatro di un importante evento storico: il castello “Devachan”.

L’efificio si trova su una collina a ponente della città, circondato da altre sontuose ville, ed è immerso in una vegetazione tropicale, che si intreccia con aranceti, uliveti, agavi e cactus.

Un tempo si accedeva al castello passando da Corso degli inglesi (come succede ancora oggi),

attraverso un monumentale cancello in ferro battuto in stile fiorentino.

Il Cancello svolge ancora oggi le sue funzioni, ma in un'altra zona della città, precisamente a San Bartolomeo ed ha una movimentata storia alle sue spalle, che vale la pena di accennare. Infatti, il suo primo committente è stato nientedimeno che il Vate per eccellenza, Gabriele D’Annunzio, il quale lo ordinò per la sua villa fiorentina condivisa per alcuni anni con la celebre Eleonora Duse,  sino quando durò il tormentato menage. Quando l’attrice tagliò i suoi rapporti amorosi e, di conseguenza anche quelli finanziari con il poeta, in breve tempo i numerosi creditori misero l'edificio, il mobilio e il cancello all’asta. Fu così che la splendida opera in ferro battuto giunse a Sanremo. dove cigolò per una sessantina d’anni accogliendo ospiti di rilievo, le truppe tedesche durante il conflitto mondiale e nel primo dopoguerra, con il palazzo trasformato in pensione le prime chiassose comitive di stranieri.

Varcato il cancello, dopo aver percorso un curatissimo viale interno,  si raggiunge la dimora.

Al momento della sua costruzione, come si vede dalle foto commissionate negli anni 30 a Gianni Moreschi dall’ultimo proprietario l’inglese Mister Archdale, che vediamo ritratto davanti all'ingresso del Castello,

                    


                    l’arredamento era in rigoroso stile “Luigi XVI”;

       

le stanze al piano terra ospitavano la biblioteca, la sala del biliardo e le  numerose sale destinate a ricevere gli ospiti.

                                       ( il salone al piano terra visto dall'alto)

 

Il Castello Devachan è ricordato universalmente per aver ospitato nei giorni 19 e 20 aprile del 1920  la riunione delle potenze alleate convocata per definire le linee programmatiche della futura spartizione del territorio dell’Impero turco, uscito sconfitto dalla prima guerra mondiale.

Il suo proprietario,  il comandante Edoardo Mercegaglia, l’aveva messa a disposizione del Governo Italiano per l’incontro che passerà alla storia come la “Conferenza internazionale di pace di Sanremo” e contribuì alla preparazione del trattato di pace, che sarà firmato nel successivo mese di agosto.

Il convegno si svolse tra palme e fiori, dai profumi e colori straordinari e con gli ospiti affascinati dal prestigio e splendore degli alberghi della città.

Agli incontri parteciparono i più importanti statisti e diplomatici internazionali: gli inglesi rappresentati dal ministro inglese Lloyd George che,  arrivato via mare prende alloggio all’Hotel Royal; il ministro francese Alexandre Mitterand alloggiato all’Hotel Savoy; i rappresentanti di Giappone, Grecia, Belgio insieme a all’ambasciatore statunitense Johnson Underwood, in qualità di osservatore. Giunsero  anche  le delegazioni  degli Stati Uniti e della Jugoslavia.

 nella foto seguente Lloyd George, Nitti e Mitterand posano sui gradini del Castello all'inizio della Conferenza

Il convegno è presieduto dal primo ministro italiano Francesco Saverio Nitti, accompagnato dal Generale Pietro Badoglio e dal Ministro degli Esteri On. Scialoia

In quei giorni vennero tracciati i nuovi confini del Medio Oriente, e si stabilirono “nell’interesse delle popolazioni locali” i protettorati e le influenze delle potenze europee sui territori della Siria, Palestina, Libano, l’attuale Turchia, Iran e Iraq.

L’Italia mantenne il possesso di Rodi e del Dodecaneso, ed ottenne il diritto allo sfruttamento di un territorio che comprendeva Konia, la città dei dervisci rotanti, e la zona costiera di Antalya.

Il  nome del castello, che ha ospitato l'incontro internazionale, deriva dalla lingua indiana. Devachan significa  “secondo cielo del paradiso dell’anima”  e per i buddisti rappresenta un luogo di sosta durante il cammino verso il Nirvana.

Un luogo di pace e di beatitudine, così si era presentata la città agli ospiti e villeggianti. Tutti i partecipanti, infatti, rimasero entusiasti del soggiorno in città,

e, per paradosso, proprio Sanremo, che con questa conferenza sancì la fine dell’Impero Ottomano, diventerà la metà preferita di Mehmet VI°, l’ultimo sultano esiliato.

Oggi, dopo 90 anni  di gloria e di storia, la dimora che ha ospitato la conferenza si è trasformata in esclusivo residence per famiglie facoltose e pochi forse ricordano questo episodio.

  

Dal Castello è scomparsa una prestigiosa opera in ferro battuto, una porta apparentemente destinata a custodire l’impianto idraulico della casa. Documentata nella foto scattata a suo tempo da Gianni Moreschi riproduce proprio il Paradiso indiano in modo talmente mirabile che le conferisce  un alto valore artistico e commerciale.

   

 

Dov'è finita?

Un mistero!

Prima di lasciarci ancora due curiosità legate alla Conferenza della Pace: la prima è legata alla gran numero di persone intervenute, che  esaurì completamente il cospicuo numero di posti letto di allora e provocò l’esaurimento di molte scorte alimentari, in particolare dello zucchero, che sparì per alcuni giorni dai negozi cittadini e dalle dispense degli alberghi.

 

          (una delle camere da letto del Castello Davchan trasformato in albergo)

L’altro episodio riguarda il proprietario dell’Hotel de Nice, che proprio in quei giorni era completamente sottosopra per una ristrutturazione, tanto che fu destinato ad ospitare le tende e le brande dei carabinieri addetti alla sicurezza delle personalità presenti. Alla fine della Conferenza l’esercente cercò di ottenere un vantaggio, tentando di presentare come danneggiamenti molti dei lavori in corso e la cosa si trascinò a lungo nelle aule del tribunale.

Claudio Porchia

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