Eventi - 06 ottobre 2010, 14:09

Borghetto D'Arroscia: fino al sabato 9, la Mostra delle favole dal titolo 'Il sorriso dello spaventapasseri'.

Sabato 9 ottobre, a partire dalle ore 15.00 del 4 ottobre, a Borghetto D'Arroscia ha preso il via la 9a Mostra delle favole dal titolo 'Il sorriso dello spaventapasseri'.

"Tra nostalgia verso il passato e ottimismo per il futuro - spiegano gli organizzatori -, la Mostra delle favole di quest’anno apre una nuova vetrina di vita della Valle Arroscia e offre ai partecipanti uno sguardo insolito sui valori dell’entroterra che, una volta in Liguria costituiva una forte spina dorsale. Questi valori, sono ormai sempre più nascosti e in pericolo di estinzione, ma nonostante ciò ancora presenti.

In realtà in autunno nei campi non si trovano più gli spaventapasseri, ma nella 9^ Mostra delle favole risorgono come simbolo per una indispensabile tutela dei frutti di una cultura secolare, oggi fortemente minacciata. I segni dei valori esistono ancora, ma sono sempre meno conosciuti e apprezzati, nonostante il fatto che oggi i nipoti vivono un benessere che ha le sue radici anche nella fatica e nel carattere forte dei nonni e bisnonni. In tempi in cui si parla spesso di crisi è utile ricordarsi la semplicità della vita d'altri tempi, spesso ai confini della miseria, mai disperata, sempre fiduciosa e aperta verso un futuro migliore.

Invitiamo dal 4 al 9 ottobre 2010 i bambini nella valle Arroscia per poter sperimentare insieme con testimoni d'altri tempi e con artisti contemporanei un rapporto attivo con la natura ligure – arida e scomoda, ma anche forte e varia - così possono non solo riconoscere il valore della fatica del passato, ma anche sviluppare ottimismo e fiducia verso le proprie forze creative: La difficoltà delle circostanze domina soltanto finché l’uomo non affronta i pericoli della vita con la sua fantasia e la creatività.

Perciò vorremmo con i nostri laboratori sollecitare il rispetto verso il coraggio dei nostri avi, dai quali ancora oggi si trovano esemplari forti come le querce, nonostante la loro età avanzata, ci piacerebbe dare un messaggio di speranza verso il futuro che si costruisce sempre con l’ingegnosità e l’entusiasmo dei singoli uomini.

La figura dello spaventapasseri rappresenta questa lotta solitaria contro i rischi della vita su 'una terra che chiede più che non renda e concede solo quello che vuole'fin. Forse non vince sempre, forse non caccia via tutte le minacce, ma è sempre un simbolo per l’uomo che non si arrende, ma si batte in una lotta continua contro il male, per la salvaguardia e tutela del bene. Oggi questa lotta talvolta sembra persa, ormai le persone si sono allontanate dalle proprie origini, non soltanto fisicamente, ma anche nella mente e spesso non hanno più presente l’entusiasmo per poter affrontare pazientemente le difficoltà di una vita che non rende subito un guadagno in forma di denaro.

Invece di chiudere gli occhi, meglio guardare le nuvole grigie che si levano all’orizzonte e ricordarsi della grande forza d'animo alla quale una volta si attingeva per superare le crisi ormai presenti quotidianamente. Uno sguardo verso i valori di oggi e di ieri, servirebbe per una valutazione attenta che ci consentirebbe di capire se quelle che ci sembrano necessità odierne, valgono la pena di essere difese o se è possibile rinunciarvi, almeno in parte, per qualcosa che in futuro potrebbe essere più prezioso. Nessuno difende un albero di mele selvatiche, salvare i frutti buoni invece è una necessità non sola di cultura, ma anche di sopravivenza umana.

Non parliamo di una situazione nuova, invece abbiamo scelto l’artista Carlo Levi come padrino delle nostre attività. Scritto già nel lontano 1959 troviamo in un articolo per 'La Stampa' questo commento del pittore: 'Sulla sottile fascia delle riviere pullula e brulica un'anonima folla straniera, denudata al sole, e circola uniforme e beata, sulle macchine, sui motoscafi, sugli sci d'acqua. Per essa, gli antichi lavori del contadino, del pescatore, del pastore, diventano anacronistici; e la eterna preghiera contadina che chiede al cielo impietoso la pioggia preziosa, diventa quasi una bestemmia. Tutti corrono qui a guadagnare e a servire lasciando le vecchie case e i campi sudati, e i muretti dì pietra, fatica dei padri dei padri, architettura dì infinite generazioni. Ma subito dietro si nasconde una terra ignota e chiusa, gelosa, aspra e bellissima, piena di asciutto riserbo e di incanto, di paesi cadenti, di dorsali disboscate, la misteriosa Liguria interna, arcaica, terrestre, inutile, piena di Dèi celati e di povertà, e sempre più abbandonata'.”

A. Gu.