Eventi - 30 settembre 2010, 11:03

Borgomaro: sabato prossimo il ricordo dell'eccidio di Conio del 1944

Un altro episodio caratterizzò quella drammatica e fredda giornata di dicembre oltre all’uccisione dei partigiani e all’incendio del paese: quello che toccò a Mimmo che viveva, con la sua famiglia, nella casa più prossima al luogo dell’eccidio.

Giovanni Gandolfo ha organizzato per sabato prossimo, il ricordo dell'eccidio di Conio. 29 dicembre 1944: un altro episodio caratterizzò quella drammatica e fredda giornata di  dicembre oltre all’uccisione dei partigiani e all’incendio del paese: quello che toccò a Mimmo che viveva, con la sua famiglia, nella casa più prossima al luogo dell’eccidio. Mimmo assistette alla cattura e all’esecuzione dei tre sventurati. Quasi certamente li conosceva e ne fu talmente sconvolto e terrorizzato che fuggì verso il bosco; ma venne prontamente catturato e  accusato dal comandante tedesco di essere una staffetta partigiana da passare quindi per le armi.

Gli abitanti di Conio, ammassati nelle due aie sotto la minaccia delle mitragliatrici, erano annichiliti dalla paura. Chi non perse il sangue freddo fu il parroco, 'u preve Badan', che si spese per convincere gli occupanti che Mimmo, poco più di un bambino, non poteva essere  un partigiano (ma forse i tedeschi  ricordavano il caso di 'Baletta', partigiano-bambino catturato, torturato e ucciso a Pieve di Teco). Alla fine il sacerdote riuscì a persuaderli e Mimmo tornò libero… ma per tutta la vita restò segnato da quell’episodio. Rimase per sempre uomo schivo e taciturno, non abbandonò mai Conio e la casetta alla sommità del paese vicino al margine del bosco, con i gatti e il  focolare acceso: quasi sentinella a vegliare il paese dai malvagi.

"22 settembre  2004 - scrive Gandolfo - festa patronale di San Maurizio, la giornata è uggiosa , la nebbia avvolge con onde leggere bosco e case, abbiamo appena terminato il tradizionale pranzo festivo curato con amore da nonna Terzina, zia Marcuccia e nonno Ando. In allegria ancora una volta, nonni, figli e nipoti (sarà l’ultimo San Maurizio tutti insieme), invito Daniela (mia figlia) ed Enrico (mio futuro genero) ad una visita panoramica di Conio e Valle Impero dalla sommità del paese, nebbia permettendo. Siamo immersi in un silenzio ovattato, interrotto dal vociare allegro che si spande  dalle case e dai cori  dei giovani di Conio che, per antica tradizione, passano di casa in casa a raccogliere fondi 'pea xuventù'; improvvisamente, mentre saliamo verso la postazione sommitale, dall’ultima casa prima del bosco esce Mimmo, mi viene incontro: '...ciao Giovanni è da tempo che volevo parlarti…'. Mimmo si rivolge a me come se fossi solo e aspettasse davvero da tempo questo incontro. 'Vieni ti accompagno dove hanno ucciso i tre partigiani nel 1944' e mi indica una roccia  e una piccola fascia  sul limitare del bosco: 'E’ qui!. In tutti questi anni nessuno ha messo una croce per ricordarli, so che tu sei amico dei partigiani e a volte commemori il 25 aprile: promettimi che ti interesserai affinché qui, finalmente, sia messa  una croce!'. Lo dice tutto d’ un fiato. Lo rassicuro e mi impegno a rispettare la promessa; Mimmo si allontana e rientra in silenzio in casa seguito dai suoi gatti. Gennaio 2010: è tempo di mantenere la promessa. Dopo una mia lunga, e colpevole, pausa, ho chiesto, e ottenuto, dal  Sindaco di Borgomaro ed dal Presidente dell’ Istituto Storico della Resistenza che si onorino i caduti e la richiesta di Mimo. Quando  pianteremo la croce,  lassù in cima a Conio, sotto Monte Grande e dirimpetto al Pizzo d’Evigno (Muntin), Mimmo non potrà esserci: è mancato nel 2009. Il suo focolare-sentinella è  definitivamente spento. Ma la croce quel giorno lo riaccenderà carissimo Mimmo. Quel giorno col pensiero ti chiederò scusa per la lunga attesa e reciterò una preghiera per te ed i tuoi tre amici partigiani".

Il programma della giornata cliccando QUI.

Carlo Alessi