I docenti del Liceo Scientifico G.P.Vieusseux, riunitisi in assemblea mercoledì 9 giugno, hanno deciso a larga maggioranza di aderire allo sciopero degli scrutini finali indetto dai COBAS in Liguria nei giorni 14 e 15 giugno, per manifestare il loro radicale dissenso contro - dicono - "la dissennata e sistematica distruzione della scuola pubblica messa in atto dall’attuale governo, e contro la manovra finanziaria che penalizza tutto il pubblico impiego e i lavoratori della scuola in particolare".
Queste le principali motivazioni:
1 - Spariscono migliaia di posti di lavoro tra docenti e personale ATA, con l’espulsione in massa di tutti i precari: è probabilmente il più grande licenziamento della storia della Repubblica e anche il più vergognoso, visto che si consuma nel totale silenzio dei principali mezzi di informazione
2 - Viene bloccato il turn-over (chi va in pensione non viene sostituito), determinando effetti rovinosi di diverso tipo: accesso sbarrato alla professione per i giovani; accorpamenti di classi con scadimento della qualità didattica; impoverimento dell’offerta formativa
3 - Blocco per tre anni del contratto di lavoro, già ampiamente scaduto: alla fine 4 milioni di lavoratori subiranno un taglio salariale tra i 1500 e i 1800 euro
4 - Blocco degli scatti di anzianità (nella scuola avvengono ogni SEI ANNI), che sommato al precedente provoca un furto salariale medio intorno ai 6000 euro: un’ulteriore 'mazzata' per una categoria di lavoratori le cui retribuzioni si collocano tra le ultime a livello europeo
5 - Aumento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne (per tutto il pubblico impiego)
6 - Rateizzazione delle liquidazioni diluite in più anni (per tutto il pubblico impiego).
Gli insegnanti, inoltre, ribadiscono con forza la loro ferma opposizione "alla mortificazione costante del loro ruolo professionale e alla sedicente riforma Gelmini, che agli operatori della conoscenza, pur nel pluralismo degli orientamenti politici, appare inequivocabilmente quello che è, ovvero un mezzo spregiudicato di fare cassa nella più totale indifferenza della funzione educativa e culturale della scuola".
I docenti sottolineano anche come "questa e altre eventuali forme di agitazione, non mirino assolutamente a colpire famiglie e studenti ai quali, al contrario, intendono esprimere la loro vicinanza nella piena consapevolezza che investire nell’istruzione dei giovani significa investire sul futuro, che è quanto sarebbe logico aspettarsi da un paese civile".