Eventi - 08 agosto 2007, 12:38

Teatro della Tosse: intervista esclusiva ad Emanuele Conte

E’ di scena fino a mercoledì prossimo ad Apricale il Teatro della Tosse con la pièce ‘Note di notte ovvero Poeti vs cantautori’. Con l’intento di conoscere meglio il lavoro della compagnia e di vivere con gli attori l’emozione della prima, domenica abbiamo raggiunto il borgo medievale, cornice dell’evento ed esso stesso elemento di quell’atmosfera onirica che avvolge gli spettatori sin dal loro arrivo. Ad accoglierci Emanuele Conte, scenografo insieme ad Andrea Corbetta e figlio del regista Tonino Conte.

 

La rassegna ‘E le stelle stanno a guardare’ è giunta alla 18esima edizione. Negli anni la Tosse ha trasformato in palcoscenici luoghi insoliti, in zona anche Bussana Vecchia. Come avviene la scelta di una location? “Semplicemente girando. Oppure sono le amministrazioni comunali a prendere contatto con il Teatro. Nel caso di Apricale, fu una segnalazione di Delfino, giornalista de ‘La Stampa’ con il quale avevamo collaborato nell’86. Il posto ha importanza per il ‘modulo Tosse’ perché lo spettacolo è itinerante e cambia a seconda del luogo, non c’è nulla di stabile a cominciare dal riadattamento delle scenografie. In ‘Note di notte’, ad esempio, Campanati esce da una porta in cui è ritagliata la sua sagoma: a Finale Ligure, dove lo abbiamo rappresentato a fine luglio, la porta si trovava su una parete, qui invece eliminata affinchè la scena assumesse il senso surreale che volevamo. Anche il numero delle ‘stazioni’ è variabile: l’ 'Ulisse’ si era svolto interamente in piazza perché nato per la Diga Foranea a Genova. Alcune persone seguono la stessa pièce da un posto all’altro per godersi spettacoli diversi”.

 

Come si è evoluto in quasi un 20ennio il rapporto con Apricale? “Il paese è stato da subito molto partecipe, ricordo che ci aprivano le cantine dove poter recitare. Nel tempo il rapporto si è standardizzato, come in ogni buon matrimonio. Se torniamo è perché ci troviamo bene, grazie al lavoro del Sindaco e di tutto il Comune. C’è stata, poi, negli anni un’organizzazione turistica del borgo, le stesse cantine sono state vendute, perciò lo spazio per il teatro è minore ed è più difficile trovare alloggio. Parlando del pubblico, lo definirei super partecipe!”

 

Il teatro mantiene, nell’era della tecnologia e di Internet, un valore educativo? “Più che di insegnamento, nel caso di ‘Poeti vs cantautori’ si tratta di rimettere l’accento su certe cose, utilizzando il coinvolgimento a livello emozionale”. “Internet è uno strumento pubblicitario che noi stessi usiamo – è intervenuta Elisa Sirianni dell’Ufficio Stampa -. Le adesioni per il gioco legato allo spettacolo ‘Siamo tutti cantautori: scrivici il testo di una canzone’, si possono mandare anche ad ufficiostampa@teatrodellatosse.it e finora sono state numerose. 2 anni fa, inoltre, nel foyer del Teatro abbiamo predisposto un’area wi-fi per la stampa”. “D’altra parte la nostra sede – ha ripreso Emanuele – ha una lunga e consolidata tradizione di ospitalità internazionale: da Nekrosius a Philippe Genty, da Janko Edwards a Marcel Marceau prestatosi per un laboratorio teatrale”.

 

Dall’idea al debutto, come si crea uno spettacolo? “L’allestimento è un’opera corale. Non c’è un ordine prestabilito nello svolgimento delle attività, si inizia con la raccolta del materiale. Per questa pièce sono nate prima le scenografie. Per la postazione centrale ci siamo portati dietro la nostra casa: ne abbiamo riprodotto la facciata da una foto degli anni 40. Quello che si vede, è solo una parte dell’intero lavoro. I tecnici sono ad Apricale dal 31 luglio, subito dopo Finale. Senza dimenticare il lavoro di ufficio e di promozione. Siamo autarchici, produciamo noi tutto il necessario, anche i costumi e la musica. Il punto di riferimento è il regista, è lui che prende le decisioni ed assegna i ruoli. Possono esserci complicazioni e divergenze, come in ogni azienda, perché ognuno è libero di dire la sua e contribuisce al meglio delle proprie capacità. Dalle tensioni sono nate imprese memorabili. Alla fine, però, si deve andare in scena e la struttura va rispettata perché necessaria per far funzionare la macchina. Punto di forza della Tosse è il suo legame con coloro che vi girano intorno. In passato abbiamo attinto nuova linfa dai laboratori e pensiamo di ripetere l’esperienza a breve, perché così la persona cresce con il Teatro. Corbetta viene dal laboratorio scenografico di Luzzati. Lo spettacolo, poi, è sempre un work in progress: quando si cambia posto, si incontrano delle difficoltà pratiche che si trasformano in nuovi stimoli”.

 

Qualche anticipazione sulla prossima stagione? “2 spettacoli dedicati a Luzzati. Ne abbiamo ereditato le scenografie e soprattutto il modo di fare teatro: con leggerezza. Se nella tragedia non c’è ironia, diceva, non è teatro, almeno non è il nostro teatro. Molti nomi sono arrivati nella compagnia grazie a lui. Quando qualcuno gli si rivolgeva, infatti, la risposta era: ‘Ma vai un po’ alla Tosse’. Ora tocca a noi, su quella esperienza, costruire un altro modo di lavorare”.

 

 

(Nella fotogallery di duilio.rizzo@sanremonews.it l’intervista, l’inizio dello spettacolo e Vanni Valenza nella commovente interpretazione di Giorgio Caproni)

 

Anna Castellana