E’ iniziato il countdown per la prima nazionale di ‘Dark Resurrection’ (www.darkresurrection.com), prevista per le 21 di giovedì prossimo al Teatro Ariston. Per conoscere meglio i protagonisti, abbiamo intervistato Maurizio Zuppa, in arte Jedi Master Zui-Mar-Lee, al C.W.K. di Sanremo, dove insegna arti marziali, attività psicofisiche e difesa personale: “Un centro sportivo e culturale – ci ha spiegato - con l’obiettivo di migliorare la salute e sviluppare i valori dell’individuo”. 44 anni, fisico atletico e faccia da attore, anche se DR è stato la sua prima volta davanti alla telecamera. “Conoscevo Angelo Licata, il regista, perché aveva frequentato la palestra e quando è nata l’idea di un corto ispirato a ‘Guerre Stellari’, mi ha contattato per le coreografie dei combattimenti. Dal C.W.K. si sono uniti l’istruttore Andrea Buccella e Simone Casile, gli spietati Sith”.
I cavalieri Jedi formano un ordine monastico che difende, con la forza fisica e morale, la pace della Repubblica Galattica: un ruolo che avrebbe potuto spaventare Maurizio per ciò che essi rappresentano agli occhi di generazioni di fans. “Sono stati proprio i fans, invece, i nostri primi sostenitori. Quando i trailer hanno cominciato a diffondersi in Internet, siamo stati sommersi da messaggi, qualche critica e richieste di partecipazione. Angelo è stato lucido e severo nel vagliare le proposte, perché aveva già chiara in mente la fisionomia dei personaggi”. Ritorna spesso il nome del papà, insieme a Davide Bigazzi, di ‘Dark Resurrection’: ideatori, produttori e punti di riferimento per la troupe, soprattutto nei momenti difficili per l’innata capacità di risolvere i contrattempi. “Le riprese sono durate 2 anni, giravamo in media 3 week-end al mese, talvolta dalle 8 alle 20, coinvolgendo parenti e amici. Tante cose sono successe a livello personale e lavorativo, siamo cresciuti e il film con noi. Il regista ci caricava quando ne avevamo bisogno e tutti insieme abbiamo dato una svolta alla trama per discostarci da ‘Star Wars’. L’universo di Lucas è la fonte d’ispirazione, ma la storia è originale”.
Zui-Mar-Lee è il mentore della giovane apprendista Hope in un periodo di mutamenti nell’equilibrio della galassia. “La difficoltà maggiore non è stata imparare il copione, perché le battute mi venivano fornite solo un paio d’ore prima del ciak. In questo modo si otteneva da me esattamente l’effetto desiderato. Gli Jedi hanno un particolare stile nel combattere: roteano la spada laser e usano la concentrazione per pilotare la Forza, che sprigionano da occhi e mani. Sebbene i loro gesti siano diversi dalle arti marziali che pratico da quando avevo 15 anni, il mio lavoro mi ha aiutato perché in Cina l’attività fisica è tutt’uno con la spiritualità e la filosofia, che vengono applicate alla vita quotidiana. L’impresa – ed è scoppiato a ridere – è stata infilarsi gli stivali da Jedi. In Italia solo a Milano e Roma si fanno calzature per il cinema e scarpe di ogni tempo e luogo”.
Gli interni sono stati girati in palestra, rivestita con 70 mq di tessuto verde per poter inserire, con la tecnica del croma key, gli scenari virtuali creati al computer. “Come sei riuscito ad acquisire cognizione degli spazi, conferendo ai movimenti la sicurezza necessaria”? “Merito di Angelo, che prima ci spiegava con ricchezza di particolari lo sfondo che aveva immaginato, sapendo già quale sarebbe stato il risultato del montaggio. Per questo ha diretto con rigore tutti gli attori, più e meno famosi e anche suo padre. Abbiamo filmato più volte la medesima scena da angolazioni differenti, perché avevamo una sola telecamera, e dovevamo ricordaci con esattezza la posizione e persino le pieghe del costume. E’ stato molto impegnativo, ma il budget minimo ha garantito la massima libertà”.
DR introduce nella saga di ‘Guerre Stellari’ un elemento innovativo: l’apprendistato Jedi di una donna, mentre le protagoniste femminili di Lucas erano regine e principesse e ricorrevano alle armi solo per difesa. “Con Marcella Braga, l’interprete di Hope, il feeling si è creato a poco a poco. Marcella è abituata ai riflettori, difficilmente sbaglia la battuta, è attenta ai tempi e riesce a catturare e mantenere alta l’attenzione. Quando reciti, avviene una sorta di spersonalizzazione e non ti accorgi della fame, del freddo o che sta passando il tempo. E apprende in fretta: non aveva mai maneggiato una spada, ma nel giro di 2 ore ha imparato quanto necessario per rendere credibile la ripresa. Grazie i continui allenamenti, inoltre, non ci sono mai stati incidenti, anche se gli urti erano reali e le lame taglienti. Nel corto a volte il maestro provoca l’allieva per stimolarla, ma la lotta Jedi è sempre leale e mai gratuita e prima i cavalieri affrontano il nemico con l’attesa, la persuasione o l’ipnotismo: tanto sono pronti ad accendere la spada laser quanto a spegnerla. I Sith, al contrario, rappresentano il lato oscuro della Forza e, per accentuarne la drammaticità, il duello fra due fratelli Sith si svolge a mani nude. Ecco perché rimani spiazzato quando sono gli Jedi che, per eccesso di volontà di fare il bene, evadono le leggi della natura. Hope è anche colei che al momento cruciale della scelta, mentre piange sul mio corpo morente, si trova al limite fra bene e male e lascia il finale aperto. L’attrice ha usato l’immedesimazione teatrale, ricorrendo ai propri ricordi dolorosi affinché le lacrime fossero vere, mentre tutti eravamo in rispettoso silenzio. Spero che ci sarà un seguito, perché anch’io sono curioso di vedere come va a finire”.
“Ad una settimana dalla prima cosa ti aspetti”? “Siamo partiti da 10 minuti dedicati i fans di ‘Star Wars’ e siamo arrivati ad un prodotto di qualità della durata di un’ora, dimostrando, con coraggio e costi limitati, che in Italia c’è spazio per il film di genere. Grazie al mio lavoro sono abituato al contatto con il pubblico e con nomi famosi come Buster Reeves, controfigura in ‘Batman Begins’ e stunt-man in numerose produzioni hollywoodiane. Ecco, mi piacerebbe collaborare ancora con il cinema, come coreografo dei combattimenti”.