SPORT | giovedì 09 settembre 2010, 08:39
Sanremo: lettore chiede nuovamente l'intitolazione dello stadio a Luigi Cichero
Nei mesi scorsi, proprio sulle pagine del nostro giornale è nata la discussione sull'intitolazione dello stadio tra 'Gigi', 'Ceci' e Gianni Borra.
Un nostro lettore, che rimane per ora anonimo, ci ha scritto per chiedere a gran voce l'intitolazione dello Stadio Comunale a Luigi Cichero:
"Recentemente si è sviluppato un certo dibattito sulla intitolazione dello Stadio Comunale di Sanremo. A coloro che sostenevano la candidatura di Luigi Cichero hanno replicato i congiunti di Gianni Borra e di Ceci Von Mayer giustamente fieri di ricordare la dedizione assoluta di questi ultimi alla causa della Sanremese Calcio. A voler essere sinceri anche altri avrebbero buon diritto ad essere quanto meno ricordati nel dibattito sul tema: solo a titolo di esempio bisogna citare Mario Ventimiglia ed il Presidente Amato, che negli anni cinquanta e sessanta, tanto hanno dato alla causa. Vorranno scusarmi tutti coloro che non sono stati citati ma che tanto hanno comunque fatto per la nostra squadra.
Senza contare quanti altri nell’umiltà e nel silenzio per anni hanno dato tutta la loro passione ed il loro impegno alla Sanremese Calcio: dagli ultras che si sfiniscono in trasferte lunghe e perigliose, ai collaboratori esecutivi che affrontano con dedizione qualsiasi incarico pur di stare vicino alla loro passione, ai tifosi della Tribuna che, magari con maggiore sussiego, continuano comunque ad affollare il “Comunale” in qualsiasi categoria si trovi la squadra, ai ragazzi delle giovanili ed ai ruoli tecnici (allenatori, preparatori, massaggiatori, medici), ecc. Ritengo tuttavia che l’intitolazione di uno Stadio debba prescindere da una 'competizione' fra i sostenitori di 'anime sante'. Anche perché queste, che ora hanno chiare le risposte alle domande fondamentali della vita, e che si sono già depurate dalle scorie terrene, ci osservano dall’alto con serenità e forse anche con un pizzico di divertimento.
Mi sembra di vederli, avvolti nella maglia della squadra, abbracciati come i giocatori sul campo, quando risuona l’inno iniziale. Sorridenti e comprensivi, volgono lo sguardo dall’alto a questo Stadio enorme dove noi stiamo ancora giocando la grande partita della vita. Proprio per questo, senza fare torto a nessuno, vorrei fare una riflessione, che risulterà valida solo in quanto e se basata su considerazioni condivisibili da tutti. La riflessione parte dalla consapevolezza del contenuto emotivo e passionale del tema trattato, da una parte, e dalla necessità di individuare una proposta oggettivamente e tecnicamente sostenibile, dall’altra. La dedica di una Via o di una Piazza, di un edificio pubblico o di uno Stadio, di solito è soggetta a variabili , spesso incognite. Fra esse prevalgono: il senso di vuoto lasciato da una recente scomparsa, magari prematura; la rilevanza delle circostanze di una scomparsa; talvolta, il sensazionalismo o il corporativismo dei proponenti; il rinvenimento e la revisione storica di accadimenti controversi, ecc.
Le matrici oggettivamente accettabili sono tuttavia solo due: la prima, ahinoi, è che il candidato sia una 'anima santa', purtroppo prematuramente salita al cielo; la seconda è che egli abbia, in qualche modo, in vita, fatto qualcosa di veramente straordinario rispetto alle proprie possibilità, tanto da lasciare il proprio segno indelebile su una realtà, che, ora, desidera 'premiarne' l’impegno terreno e renderne imperitura la memoria celeste. Fra tutte le candidature possibili, anche se solo come 'prima inter pares', sembrerebbe poter rintracciare detta straordinarietà nella vita di un Uomo che l’ ha spesa identificandosi in tutti i 'momenti' della vita sociale della squadra. Dagli anni 80 fino ad oggi (e stiamo parlando di trent’anni, una vita appunto!) un giovane calciatore è arrivato dal Piemonte e ha fatto la Storia recente della Sanremese: prima come calciatore e capitano di alcuni dei campionati più esaltanti della società (quelli del Presidentissimo Gianni Borra); poi come fondatore e 'motore' della nuova società, araba fenice rinata dalle ceneri di uno dei tanti fallimenti degli avventurieri che spesso capitano da queste parti in cerca di una gloria (immeritata) che, con generosità, il lustro della città ed il blasone sportivo della squadra “concedono” ai Presidenti della Sanremese Calcio.
Il 'gentlemen' mandrogno è stato il vero 'Uomo della partita', prima in campo e poi in tutti i ruoli che si possono ricoprire: negli anni 80 calciatore e capitano; dal 1994 fondatore, allenatore, dirigente, socio, organizzatore, di ogni passo della, all’epoca, neonata Associazione Sportiva Sanremese Calcio. Egli, dopo averla guidata al successo sul campo come calciatore, lo ha fatto di nuovo da bordo campo e dagli uffici: in tre anni, con amici e collaboratori dalla terza categoria l’ha riportata nei semipro e poi di nuovo in C2, trasformando la società da semplice associazione a srl, prima (e nel 1997 ve ne erano ben poche nel panorama calcistico nazionale), ed a spa subito dopo. Ma il vero fatto straordinario, credo quello che deve essere premiato e riconosciuto da tutti, è che egli è stato talmente fermo nella sua passione da coinvolgere una enormità di persone nelle vicende societarie, organizzandole intorno a sé in un circolo virtuoso che ha avuto il suo apice nel 2001, quando, per salvare la Sanremese dal fallimento a cui la stava conducendo uno dei dissennati Presidenti di turno, egli è riuscito ad aggregare intorno alla squadra l’attenzione di una quarantina di sostenitori locali, che si sono autotassati, mettendo a disposizione dei conti sociali una somma talmente grande da essere inimmaginabile per chiunque, all’epoca (e molto probabilmente anche oggi).
Con un po’ di cinismo si potrebbe dire, considerato che i liguri non sono certo noti per la loro prodigalità, che egli abbia compiuto, direttamente o indirettamente, un piccolo 'miracolo', che ancora oggi tutti i Presidenti e gli investitori di turno vorrebbero poter realizzare. Poi, mentre si stava cercando di coinvolgerlo nuovamente nella vicenda societaria come garanzia di sicuro successo di un futuro discorso, un crudele destino lo ha strappato troppo prematuramente prima di tutto alla sua famiglia e poi anche a noi, che ora ci troviamo “orfani” di un amico e maestro, ma soprattutto di un Gentiluomo d’altri tempi che, per nostra fortuna, pur provenendo da altre terre, si era innamorato della Città e della Società, regalandoci disponibilità, serietà e passione: doti ormai rare anche fra gli Uomini di Sport. Per tutti questi motivi si può forse ritenere che la candidatura di Luigi Cichero possa avere, fra tutte quelle ultra-meritevoli, una 'marcia in più': l’aver accettato qualsiasi ruolo pur di far rinascere la società, l’aver coinvolto un numero rilevante di persone nelle vicende societarie (l’associazione 'Amici della Sanremese' è tutt’ora presente nelle partitelle ai campetti, sempre in attesa di sentire la sua voce da allenatore in campo a dare un suggerimento sulla posizione o sull’esecuzione di un passaggio); l’aver costituito un esempio di sport e di vita, per tutti; l’aver fatto, insomma, qualcosa che andava oltre le proprie possibilità personali, economiche e fisiche ed oltre anche quella che è la ordinarietà delle umane vicende".







