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Sanremo Ospedaletti | sabato 06 febbraio 2016, 17:43

Sanremo: il Maestro Tepasso ricorda Don Luigi Ruschena, scomparso pochi giorni fa all'età di 93 anni

"L’ho conosciuto fin da quand’ero piccolissimo e la domenica desideravo andare a Messa a San Pietro, parrocchia sanremese che l’ha avuto come guida spirituale fino a quando il Signore l’ha chiamato a Sé..."

Don Luigi Ruschena

"E’ il ricordo di un caro amico, nato il 12 agosto, come la mia mamma, ma di quattordici anni prima. Nel 1922, infatti, Don Ruschena nacque negli Stati Uniti.

L’ho conosciuto fin da quand’ero piccolissimo e la domenica desideravo andare a Messa a San Pietro – parrocchia sanremese che l’ha avuto come guida spirituale fino a quando il Signore l’ha chiamato a Sé – perché mi piaceva il suo modo di parlare, come celebrava, i suoi ‘ritmi’, i suoi silenzi, il suo timbro. Ricordo benissimo la sera in cui, in televisione, seguimmo il programma a lui dedicato sulla Rai, nel quale veniva presentata la figura poliedrica e coraggiosa di quest’uomo di Dio che tanto ‘combatteva’ perché non pochi suoi parrocchiani, dimenticati, anzi ‘abbandonati’ dalla società civile sulle colline nelle quali vivevano, potessero vedersi fornire dei servizi ormai divenuti essenziali perché la loro quotidianità assumesse maggiore vivibilità e dignità.

Era un uomo particolare Don Luigi.

Un prete che non temeva di tirarsi indietro quando si trattava di prendere ‘le parti’ del più debole, di chi era in maggiore difficoltà, di chi era fatto oggetto di scherno o di campagne denigratorie. Anche quando ciò comportava rischiare di ‘cadere in disgrazia’ agli occhi di chi ‘aveva potere’. Non era certamente uno di quei sacerdoti più attenti alla regolarità delle pieghe dei pizzi dei loro camici o della loro tonaca che alle necessità della gente. Era presenza di Dio, di quel Dio che ‘ascolta il grido del povero’! Di quel Dio che soffre con chi soffre ed è speranza per chi spera.

Per la sua profonda cultura multidisciplinare e la sua educazione raffinata, il suo temperamento e la sua fede ‘si si – no no’, vissuta con singolare radicalità ed evangelica eleganza, è chiaro come non da tutti fosse ben visto, perché non da tutti era capito pur mettendosi lui a disposizione di tutti. Perché non a tutti diceva ciò che avrebbero voluto sentirsi dire, se, trattandosi di difendere la Verità, c’era da prendere una posizione decisa, inequivocabile ed irrevocabile. Il ‘Così va il mondo…’ di manzoniana memoria vale anche nel nostro caso: chi ha le sue idee, il ‘proprio stile’ di elaborarle e viverle ed una cultura che non si ferma all’epidermide dei problemi ma cerca di sondarne, nella concretezza, i misteri più profondi, in genere, ‘dà fastidio’. Ma a lui ciò non preoccupava affatto né mai lo ha ‘ridotto’ a dover assumere comportamenti compiacenti ed omologati a ciò che, in coscienza, non gli fosse ‘andato a genio’.

Ma dove ho avuto modo di conoscerlo davvero Don Luigi, è quando è mancata la mia amata mamma, nel marzo 2004.

La vicinanza sua a me ed al mio papà, con un’amicizia davvero disinteressata e ricca di premure, il suo cercare di distoglierci dalla tristezza e di farci riuscire a scoppiare anche in sane risate, sono tratti della Misericordia che Dio ci ha voluto far incontrare nel suo sacerdote Don Luigi, sempre preoccupato a sapere come stessimo ed a godere quando ci vedeva sereni a motivo della nostra fede.

Don Luigi fu professore ‘storico’ dei ‘Geometri’ di Sanremo.

Era pure un valente critico cinematografico; non trascurava mai di andare al cinema per conoscere le novità, il giorno in cui il biglietto fosse costato meno, per avere qualche spicciolo in più per le famiglie più bisognose della sua comunità. Si sentiva in dovere di conoscere ciò che ‘l’oggi’ offriva alla visione dei suoi giovani, dei suoi parrocchiani, per poter indicare loro suggerimenti che consentissero di farli rimanere sempre fedeli a Cristo.

L’amore per la musica – frequentatore assiduo dei concerti della Sinfonica della nostra città –, la sua predilezione per il pianoforte, strumento che aveva iniziato ad imparare da sua mamma, sono stati per la sua esperienza di sacerdote occasioni preziose e mai tralasciate per ‘fare il pieno’ della ricchezza della Bellezza di Dio, tesoro che, insieme con quello ben più grande e prezioso della Grazia, il sacerdote è chiamato a trasmettere alla porzione del Popolo di Dio che gli è stata affidata. Per la sua mitezza ed il suo evangelico e sincero spirito di nascondimento non ha mai lasciato però che queste sue passioni, educate e coltivate con grande passione e competenza, venissero da altri strumentalizzate per crearne ‘un personaggio’. Cosa naturale per un sacerdote, diremmo noi; ma non così scontata… credete.

Amava l’ascolto. Ascoltava guardandoti fisso negli occhi. Proseguiva manifestandoti il suo pensiero, proposto con una arguzia che ti seminava nel cuore motivi di profonda riflessione quanto di buonumore.

Con il suo passo maestoso, con il borsello a tracolla, con la tonaca sdrucita, continuerò spiritualmente a ‘rivederlo’ quando passerò da Corso Garibaldi lungo il quale, quando mi incontrava, si fermava a parlare magari per un’ora e più.

Ricordo come proclamò il brano evangelico letto durante la Messa di Esequie della mia mamma. Era uno dei 14 sacerdoti che concelebravano. ‘Lassù ci sono tanti posti. Se no ve l’avrei detto’: leggendo le parole di Gesù Don Luigi, con voce commossa e dolce si sentiva che voleva proprio rassicurare personalmente due suoi cari amici, me e papà, con le uniche parole che contano, che restano; le uniche che rimarranno eternamente valide ed efficaci: la Parola del Padre, Cristo, nostra vita e nostra Resurrezione.

Ricordo quando si recò a Taggia, nel Santuario della Madonna Miracolosa, nel Giugno 2005, per il secondo dei due Grandi Concerti mariani di cui ero direttore artistico; il concerto che venne presentato da Monsignor PierAngelo Sequeri. Aveva voluto essere in prima fila non per farsi notare – la talare era quella consunta di sempre –, ma per farmi sentire tutto il suo affetto e la stima che nutriva nei miei confronti.

A qualcuno poteva sembrare fosse assente – ed alle volte ‘ingiustificato’ – dalle ‘grandi occasioni’. Ma il suo modo di essere presente era differente da come lo intendiamo la maggioranza di noi. Viveva il mistero della potenza della preghiera e della presenza di Dio che rende nobili della Sua stessa Nobiltà ogni nostro pensiero, ogni azione che stiamo compiendo, fosse anche la più ordinaria, come camminare per strada per tornarsene a casa.

Tanti l’hanno incontrato e penso di non sbagliarmi nell’affermare che tanti non l’hanno capito. Perché? Perché non l’hanno conosciuto. Chi ha avuto il dono di conoscerlo e di essergli amico di lui serberà cara la rocciosa testimonianza di un uomo, prima ancora che di un sacerdote – perché non può esserci grande sacerdote se prima non c’è un grande uomo – che ha creduto fortissimamente in Dio e nella libertà che Dio desidera donare ad ogni uomo perché ognuno di noi possa sentirsi davvero ‘simile’ a Lui, pienezza di Libertà e Verità.

Sono certo che passando il tempo, la figura di Don Luigi acquisterà la ‘giusta prospettiva’, quella ‘storica’, in cui la sua figura emergerà in tutta la sua monolitica tridimensionalità. Quando era vivo quante ne ha passate Don Milani, da quanti non venne capito, quanto si sparlò dell’abate di Barbiana... Il fatto è che lui aveva ricevuto la Grazia di saper vedere ‘oltre’ ciò che la miopia dei suoi contemporanei credeva fosse l’unica scelta cristiana, quella del tristemente imbellettato ‘perbenismo cristiano’!

E in Don Ruschena, forse in tanti non ce ne siamo accorti, ma il Signore ci ha fatto proprio un dono così grande!

Davide Tepasso

Maestro di Cappella della Diocesi di Ventimiglia- San Remo".

Redazione

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