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POLITICA | venerdì 04 marzo 2016, 20:16

Ventimiglia: riaperta la pesca nel tratto terminale del fiume Roya, la soddisfazione dei pescatori intemeli

Spiega Massimo Giordanengo: "Il tratto è nuovamente regolamentato, accessibile alla pesca, ma soltanto da chi rispetta e fa rispettare le regole, con la possibilità per qualsiasi pescatore di chiamare le guardie provinciali per denunciare ogni atto di bracconaggio"

Massimo Giordanengo

È con grande soddisfazione che i pescatori intemeli hanno accolto la notizia che, grazie all'intervento dell'assessore regionale Mai, la pesca nel tratto terminale del fiume Roya, dalla passerella pedonale alla foce, è stata riaperta alla pesca in concomitanza con la ripresa dell'attività alieutica nelle acque interne a partire da domenica 28 febbraio. 

“Il tratto era stato oggetto di contesa tra animalisti e pescatori - spiega M
assimo Giordanengo del GS Val Roya - a causa della liberalizzazione della pesca nella suddetta porzione che era stata equiparata alle acque marine, per cui senza la necessità del permesso di pesca, che aveva aperto la strada ad ogni tipo di predazione da parte di persone che con la pesca nulla avevano a che fare. A causa del comportamento scriteriato di alcuni era morto un cigno per una mazzetta di ami ingurgitata, pratica ammessa in mare ma non nelle acque interne, che aveva portato l'amministrazione comunale a richiedere la chiusura totale del tratto in questione.

Il danno inferto ai pescatori locali era duplice, in quanto la parte terminale del fiume Roya, è sempre stata meta dei pescatori più anziani che grazie ai numerosi cefali presenti avevano l'opportunità di praticare il proprio hobby senza doversi spostare in auto, oltre ad attirare molti turisti a praticare la pesca ingolositi dallo spettacolo offerto dai numerosi pescatori locali. Oggi, grazie al l'interessamento della Regione - conclude 
Giordanengo -, il tratto è nuovamente regolamentato, accessibile alla pesca, ma soltanto da chi rispetta e fa rispettare le regole, con la possibilità per qualsiasi pescatore di chiamare le guardie provinciali per denunciare ogni atto di bracconaggio, vera calamità per l'attività alieutica, con l'opportunità di avere un controllo sul territorio più costante e capillare". 

C.S.

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