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POLITICA | sabato 19 marzo 2016, 09:29

Ventimiglia, dispersione scolastica: l'intervento di Rosanna Menghetti all'iniziativa promossa sabato scorso da Progetto Ventimiglia

Dopo un quadro generale la relatrice si concentra sulle criticità della nostra zona.

Il testo dell'intervento di Rosanna Menghetti all'iniziativa promossa sabato scorso da 'Progetto Ventimiglia' sul tema della dispersione scolastica e con un particolare occhio a quella femminile in occasione della Festa della Donna. Dopo un quadro generale la relatrice si concentra sulle criticità della nostra zona.

"L’argomento della dispersione scolastica è stato affrontato, discusso, studiato ma certamente non risolto. Il mio breve intervento vuole semplicemente presentare il problema con attenzione particolare al nostro ambito territoriale, esaminarne le cause già peraltro ampiamente individuate, e vedere quali strategie vengono messe in atto per arginare o tentare di risolvere questo problema.

Dalla dispersione all’inattività dei giovani, dall’orientamento scolastico e professionale come è e come dovrebbe essere, alle possibili iniziative transfrontaliere per creare scambio ed occupazione nel mondo giovanile. Non sarà certo un discorso esaustivo o risolutivo, solo un ulteriore tentativo di riproporre un tema usato ed abusato che rimane tuttavia di estrema attualità e gravità.

Nel 2010 la Commissione Europea ha presentato una nuova strategia: “Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Uno degli obiettivi da raggiungere entro il 2020, relativamente all’inclusione sociale, era quello di diminuire il tasso di abbandono scolastico a meno del 10%, obiettivo ad oggi non raggiunto. Dall’Anagrafe Nazionale degli studenti (legge n° 221/2012 – “recante misure urgenti per la crescita del Paese”) risulta che nella scuola secondaria di primo grado gli alunni a rischio di abbandono sono prevalentemente iscritti al 2° e 3° anno, mentre nella scuola secondaria di secondo grado gli alunni iscritti al 3° e 4° anno. Sempre nella scuola secondaria di secondo grado l’abbandono è maggiore negli istituti professionali, tecnici e artistici. Il fenomeno della dispersione scolastica incide diversamente sulla popolazione studentesca maschile rispetto a quella femminile. Sia nella scuola secondaria di primo grado che in quella di secondo grado la percentuale di abbandono è più alta negli alunni maschi che femmine e la fascia d’età più colpita è quella tra i 14 e i 16 anni (43,7%) contro il 34,3% della fascia tra i 16 ed i 18 anni ed il 17,6% per i minori di 14 anni. Inoltre i ragazzi stranieri sono più colpiti dei ragazzi italiani, soprattutto quelli che arrivano direttamente dai paesi esteri in rapporto a quelli che già sono residenti di seconda generazione. Il tasso di dispersione scolastica è alto soprattutto nelle zone disagiate del Paese: per la scuola secondaria di primo grado Sardegna, Sicilia, Campania; per la scuola secondaria di secondo grado Sicilia, Sardegna, Marche, Liguria. Ma anche in aree di maggior sviluppo, in regioni caratterizzate da un mercato del lavoro ad ingresso più facile ed in cerca di manodopera poco qualificata, una larga parte della popolazione giovanile con scarso rendimento scolastico trova allettante la prospettiva di abbandonare la scuola ed entrare prematuramente nel mondo del lavoro.

Nella globalità del Paese, la dispersione genera l’inattività, giovani cioè senza scuola né lavoro, parcheggiati a tempo indeterminato in un contesto sociale pericoloso e deleterio.

Ma quali sono le variabili che concorrono e favoriscono lo sviluppo della dispersione scolastica?

● Condizione socio-culturale della famiglia;

● Irregolarità della carriera scolastica (mancata individuazione di disturbi dell’apprendimento..)

● dinamiche soggettive dello studente (emarginazione, demotivazione, bassa autostima)

● difficoltà relazionali all’interno del gruppo (fenomeno del bullismo)

Queste variabili sono di carattere generale, che si verificano sia in studenti della scuola secondaria di primo grado che in quella di secondo grado.

Io ne aggiungerei altre:

● forte difficoltà nel trovare un sistema di orientamento che sia valido ed efficace. Le scelte per la scuola secondaria di secondo grado sono sovente fortemente condizionate dal parere dei genitori, a volte assurdamente desiderosi di vedere i propri figli intraprendere percorsi scolastici profondamente inadeguati alle loro capacità e predisposizioni. La difficoltà, vista la giovane età, della scelta per i ragazzi, che spesso non vogliono abbandonare i compagni di classe, che spesso sono fuorviati dagli strumenti orientativi e conoscitivi proposti dalle scuole secondarie di secondo grado e dalle strutture pubbliche preposte: salone

dell’orientamento, visita alle scuole superiori nei giorni “porte aperte” dove chiaramente la scuola in oggetto viene presentata nella sua veste migliore.

● difficoltà nel trovare soluzioni adeguate per i ragazzi a rischio nella scuola secondaria di primo grado proponendo quasi esclusivamente brevi accessi pomeridiani presso gli enti di formazione disposti ad accoglierli con percorsi brevi e a volte non debitamente strutturati di alternanza .

Quali soluzioni proporre per arginare il problema dell’abbandono scolastico?

- Innanzitutto risulta indispensabile, anche per i docenti e le figure di sistema preposte all’orientamento e alla dispersione, fare un’indagine con successiva mappatura nel biennio delle superiori per verificare la percentuale reale di abbandono, specialmente nel nostro comprensorio. In base ai risultati di tale indagine, occorrerà studiare progetti in collaborazione con le strutture pubbliche e scolastiche del territorio (vedi il progetto “La giusta via” di due anni fa con una prima media di Roverino che vedeva coinvolti i genitori, alcune aziende locali, alcuni istituti superiori per una scelta orientativa esaustiva).

- Rendere i programmi didattici più vicini alla realtà sociale, tecnologica e professionale, con docenti preparati e quindi giustamente valutati e rispettati.

- Rivalutare la formazione professionale non più vista come soluzione per chi “non va assolutamente bene a scuola, è un allievo turbolento ed indisciplinato: si consiglia un corso di formazione”, ma vista come la possibilità di imparare un mestiere per chi ne ha interesse e predisposizione. Naturalmente con corsi rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro e con programmi maggiormente basati sulla pratica piuttosto che su lezioni cattedratiche.

Siamo una città di frontiera e, ahimè, la lingua francese per una zona che vede un numero considerevole di frontalieri spostarsi ogni mattina verso la Francia e Monaco dovrebbe essere una conoscenza indispensabile e obbligatoria. Così non è, la lingua viene sottovalutata e, oserei dire, snobbata. Il mercato del lavoro a Monaco è completamente cambiato, le figure professionali di una volta, alle quali non era indispensabile la conoscenza della lingua francese, sono state largamente sostituire da figure inserite nel settore impiegatizio, bancario, terziario. Quindi è indispensabile una presa di coscienza serie e determinata per poter finalmente iniziare un discorso valido sul bilinguismo.

E per finire, per limitare “l’inattività” quella sorta di limbo nel quale i giovani che hanno abbandonato la scuola e non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, cercare di trovare possibilità di stages in Francia, con partenariati o progetti transfrontalieri. L’Interreg “ Italia Francia Marittimo 2014-2020” pone come obiettivo principale quello di “contribuire a lungo termine a rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra le regioni partecipanti e a fare dello spazio di cooperazione una zona competitiva e sostenibile nel programma europeo e mediterraneo”. E l’asse prioritario 4 dice “aumento delle opportunità di lavoro sostenibile e di qualità e inserimento attraverso l’attività economica. In particolare “aumentare le opportunità di lavoro e inserimento, rafforzamento del mercato del lavoro transfrontaliero…..attraverso servizi congiunti per il lavoro e offerta di formazione integrata”

Quanto c’è e ci sarebbe da fare per i nostri giovani, soprattutto per quelli in difficoltà o a rischio!

Termino con poche parole tratte da un bellissimo testo di un’insegnante della “buona scuola”:

“Ai miei studenti vorrei insegnare a non guardare dietro le tende della loro vita, ma a scostarle e guardare fuori, aprirle e sognare di volare. Li vorrei esploratori di libri, quelli che hanno quel sapore vero della magia

dell’avventura, della scoperta, della poesia, del colore. Vorrei che comunicassero e discutessero per dare un senso alle loro domande, quella ricerca che deve animare l’essere non declinandolo nell’avere. La cultura è dono e la scuola deve essere il suo tempio. Vorrei difendere i miei ragazzi dalla paura, che si sta impadronendo di tutti, facendosene scudo per timore dell’altro, non sapendo che l’altro è parte di noi. Vorrei uccidere per loro questo modello di società noleggiate, perché è il solo modo di cambiarle, ormai. Lo vorrei per i miei ragazzi, per i miei studenti, perché non abbiano una vita per la quale non hanno mai combattuto".

C.S.

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