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POLITICA | mercoledì 09 marzo 2016, 20:53

Libro bianco della sanità ligure, l'intervento di Maria Teresa Roselli del Comitato Misto Consultivo dell'Asl 1 Imperiese

In occasione dell'incontro al Casinò, Maria Teresa Roselli ha dato voce all'organismo paritetico composto da rappresentanti dell'ASL 1 e associazioni di volontariato e di tutela che rappresentano i cittadini.

L'incontro sulla sanità ligure di lunedì scorso al Casinò di Sanremo, ha visto la partecipazione e l'intervento anche di Maria Teresa Roselli responsabile del Tribunale per i Diritti del Malato della provincia di Imperia nonchè coordinatrice del Comitato Misto Consultivo dell'Asl 1 Imperiese.

Maria Teresa Roselli ha portato sul palco del Teatro del Casinò la voce di questo organismo paritetico composto da rappresentanti dell'ASL 1 e associazioni di volontariato e di tutela che rappresentano i cittadini.

Ed è proprio sulla partecipazione dei cittadini che la relatrice ha focalizzato il suo contributo. "Spesso si sente parlare di partecipazione consapevole, di partecipazione dal basso, di condivisione responsabile. Tuttavia - spiega Maria Teresa Roselli - è necessario e fondamentale, pensare ad una partecipazione completa, una partecipazione “a tutto tondo”, che deve avere come presupposto il riconoscimento, il rispetto e la consapevolezza, da parte delle Istituzioni, delle capacità dei cittadini, poiché i cittadini agiscono consci dei loro diritti per migliorare il rispetto e il riconoscimento dei loro bisogni e delle loro necessità. I cittadini - prosegue - offrono risorse proprie, quali il tempo, la conoscenza, la capacità, l'entusiasmo e un approccio non burocratico ai problemi. Partecipazione che deve iniziare dalla fase dell'ascolto e continuare con la progettazione, la realizzazione e la verifica (qualità percepita).

Ma cosa significa qualità nella sanità? E' la domanda che è stata posta al pubblico e ai relatori presenti: "Trovare servizi deputati ad offrire il miglior trattamento possibile, con le risorse già esistenti - ha spiegato Roselli - che i medici collaborino tra loro e con gli operatori sanitari e che ogni servizio comunichi con l'altro accompagnando il percorso del paziente".

"Non solo - ha aggiunto la coordinatrice - qualità è anche quando il medico ospedaliero collabora con il medico di medicina generale; sono previsti servizi di accoglienza e di informazione per coloro che accedono alle strutture; viene ridotto al minimo il carico burocratico del paziente e le liste d'attesa hanno tempi accettabili. Quando infine viene adottato il sistema delle dimissioni protette e della presa in carico del paziente sulla base di accordi tra medico ospedaliero e medico di famiglia e ci sono sufficienti strutture di riabilitazione, RSA, residenze protette".

"E' ormai acquisita la consapevolezza che il valore della qualità delle cure e dei servizi sanitari è dato dalla valutazione integrata considerando i tre punti di vista: quello del professionista, quello dell'organizzazione (qualità progettata) e quello del cittadino-paziente/utente (qualità percepita). Quindi - continua Roselli - anche la qualità percepita o il grado di soddisfazione dovrebbero essere rilevati attraverso la consultazione dei cittadini, in una prima fase di ascolto dei loro bisogni di salute e delle loro necessità e successivamente in un momento di verifica dei risultati percepiti. Ecco perché il Tribunale per i Diritti del Malato ha già chiesto la ricostituzione dei Comitati Misti Consultivi Regionali".

 

"Voglio aggiungere due parole a proposito di libera scelta, privato e concorrenza. Pur non essendo pregiudizialmente contrari alle attività sanitarie private, non si condivide quando il privato diventa una soluzione alternativa ad un servizio che deve essere pubblico perché rivolto a tutti, indipendentemente dalle capacità economiche. In altri termini: se a una persona viene prescritta una Tac e c'è una lunga lista di attesa e deve, se ha i soldi, rivolgersi al privato, senza che il servizio sanitario pubblico disponga le risorse per aumentare le prestazioni, allora il privato non è una libera scelta, ma è una necessità. E chi non ha le possibilità cosa fa? Tante persone non si curano più".

"Di questi giorni è la pubblicazione dell'indagine dell'Osservatorio Civico del Tribunale per i Diritti del Malato sul federalismo in sanità - spiega Roselli - quasi un cittadino su dieci rinuncia a curarsi per motivi economici e a causa dei tempi lunghi delle liste di attesa. Ciò significa anche non investire più e fallire nella prevenzione. Il taglio delle risorse al pubblico apre la strada al privato in un sistema che non è più di “sana concorrenza” (posto che sia giusto parlare di sana concorrenza quando si tratta della salute delle persone) ed è destinato solo a coloro che possono permetterselo.

Per quanto riguarda il privato convenzionato/accreditato occorre assolutamente verificare con attenzione se produce qualità - quella qualità di cui abbiamo accennato prima - se mantiene gli impegni e gli obiettivi previsti nel rispetto dei bisogni specifici dei cittadini e, se veramente, riduce i costi. Sarebbe opportuno attivare a livello territoriale Comitati anti-sprechi, composti da operatori e dirigenti sanitari, dalle organizzazioni sindacali ed ovviamente dai cittadini, poiché questi ultimi sono i soci finanziatori del servizio sanitario e, in tempi di scarsezza di risorse, devono poter dire la loro per quanto riguarda la priorità di interventi e spese".

Infine una riflessione sulla Salute Mentale. "Nel Libro Bianco - conclude Roselli - l'analisi della salute mentale parte da uno schema che definisce il contesto delle risorse pubbliche, di regia e di indirizzo e da un elenco degli attori pubblici, privati e privato-sociali che erogano direttamente i servizi e delle associazioni che facilitano il sistema di erogazione. Sembra non sia previsto il coinvolgimento delle famiglie e degli utenti e delle associazioni che li rappresentano, mentre è necessario puntare sulla centralità delle persone e delle loro famiglie, quale condizione necessaria per l'efficacia del sistema.

Inoltre, nell'analisi dei bisogni, pare quasi si intenda che siano i bisogni a doversi adattare ai servizi e non viceversa. E' questo il vero problema della salute mentale della Liguria: un sistema che difende i servizi esistenti, improntati prevalentemente alla cura e al mantenimento assistenzialistico, senza dedicare particolare attenzione alla prevenzione, alla riabilitazione e, se pur in presenza di limitazioni, alla guarigione.

Mi preme mettervi a conoscenza dell'accorata richiesta, di qualche giorno fa, da parte del Tribunale per i Diritti del Malato e dell'ALFAPP rivolto alla Direzione Generale dell'Asl 1 e per conoscenza al Prefetto della nostra Provincia e al Difensore Civico Regionale affinché si provveda urgentemente all'assunzione di medici psichiatri. Ad oggi l'organico è carente di 12 unità su 30 e, forse, non si sa entro quanto tempo, ne verranno assunti solo 6".

Silvia Iuliano

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