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INSIDER | lunedì 11 gennaio 2016, 17:00

Tre ospedali, l'ospedale unico o nessun ospedale?

Dai reparti trasferiti a quelli accorpati, l'incerto futuro della sanità in provincia d'Imperia.

Il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) da Bordighera a Imperia; l’ortopedia da Imperia a Sanremo, l’urologia da Sanremo a Imperia e ora l’ostetricia da Imperia a Sanremo. Nella nostra provincia, la sanità sta seguendo una logica talvolta incomprensibile. Perché dopo aver investito un paio di milioni di euro per ammodernare il punto nascite del capoluogo, con nuove sale parto e una camera operatoria, l’Asl ha deciso di creare un unico punto nell’ospedale matuziano. Operazione che certo comporterà altre ingenti spese per potenziare il reparto sanremese. Quest’ultimo, infatti, dovrà raddoppiare la sua capacità di accoglienza, da poco più di 600 nascite l’anno ad almeno 1.200 (anche a Imperia i parti annuali sono oltre 600).

Accorpare determinati reparti, sulla carta, è corretto. Il problema della sanità imperiese è che non può più permettersi di gestire tre vecchi ospedali, mantenendo tutti i servizi in ciascuna struttura. Ma che senso ha riqualificare l’ostetricia da una parte, per poi chiuderla e riaprirla altrove? La vicenda non può che riportare l’attenzione sull’urgenza di costruire un ospedale unico a Taggia. Tra uno spostamento qua e uno là, sprechi di soldi pubblici e inefficienze varie (come testimoniano liste d’attesa in aumento e fughe di pazienti fuori provincia), i cittadini stanno già sperimentando che il sistema sanitario è vicino a un cortocircuito. Il rischio è trovarsi con un ospedale superstite (Sanremo?), rattoppato e poco efficiente a causa della sua antiquata conformazione a padiglioni, più due complessi emarginati o perfino chiusi (Bordighera e Imperia, con il primo che ha già perso la maggior parte delle specialità).

L’idea di realizzare un nuovo edificio a Taggia è sempre stata dettata da varie ragioni. Ridurre i costi complessivi, equipaggiare i reparti con apparecchi e tecnologie all’avanguardia, lasciare ai plessi originari solo la gestione del primo soccorso. L’obiettivo è sviluppare un polo provinciale in grado di rivaleggiare con gli altri ospedali liguri, Santa Corona in primis; di offrire migliori servizi alla popolazione e migliori opportunità di carriera ai camici bianchi. Quanti medici specializzati, oggi, vorrebbero esercitare la loro professione a Imperia e dintorni? Invece, vuoi per campanilismo, vuoi per l’inerzia delle decisioni politiche con il suo rimpallo di responsabilità (e la volontà di conservare i serbatoi locali di voti), dell’ospedale unico non c’è più traccia recente nell’agenda di qualsivoglia amministrazione.

La regione tace, la provincia pure, mentre ogni comune vorrebbe un nosocomio nella propria vallata. Eppure, non è un ospedale vicino a essere indispensabile, quanto un polo efficiente e ben gestito, con infermieri e medici preparati e in numero adeguato. Al contrario di quanto avviene ora nell’Asl, vista la pletora di personale amministrativo che supera il personale medico. Il rischio è che, a forza di rabberciare l’esistente e trasferire o accorpare reparti senza criterio, la provincia d’Imperia dovrà accontentarsi del palasalute in costruzione a Porto Maurizio, con tre ospedali destinati a perdere continuamente pezzi. Finché un’altra provincia emergerà con un centro rinnovato. Magari proprio il Santa Corona di Pietra Ligure?

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L'ospedale ubiquo

Luca Re

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