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INSIDER | venerdì 04 marzo 2016, 17:00

Spiagge da paura. Bolkestein sta arrivando

Aggiornamento sul fronte balneare: i problemi irrisolti per il futuro delle concessioni demaniali marittime.

Spiagge da paura. Bolkestein sta arrivando, il mostro che spunta dietro gli ombrelloni, l’uomo più odiato dai bagnini italiani. Frits Bolkestein, quando era commissario per il mercato interno nell’esecutivo Ue guidato da Romano Prodi, ebbe la malaugurata idea di presentare la direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, che ancora oggi porta il suo nome. I contenuti di quella legge sono tornati alla ribalta nelle ultimissime settimane. I balneari liguri, infatti, stanno pitturando le cabine in vista della prossima stagione, ma su di loro continua a pendere la spada di Damocle del giudizio europeo.

Sunto della situazione: la direttiva Bolkestein, in nome della concorrenza, stabilisce che le concessioni di ogni tipo, comprese quelle demaniali marittime, vanno rinnovate con delle gare pubbliche, evitando di accordare vantaggi ai gestori uscenti. Siccome i governi italiani sono campioni imbattibili nel posticipare i problemi senza affrontarli direttamente, Mario Monti nel 2012 aveva deciso di prorogare le concessioni fino al 31 dicembre 2020 (che cosa sarebbe successo dopo? Ai posteri l’ardua sentenza). Qualcuno però ha cominciato a domandarsi se questi rinvii rispecchiassero la normativa comunitaria: sui litorali sardi e sul lago di Garda sono nati dei contenziosi con relativi ricorsi ai Tar. I giudici amministrativi regionali, a loro volta, hanno chiesto un parere alla Corte di giustizia europea. Eccoci quindi ai fatti più recenti: Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte, ha affermato che la proroga automatica della durata delle concessioni demaniali marittime e lacustri per attività turistico-ricettive è contraria al diritto europeo. Secondo Szpunar, infatti, «si tratta di servizi che vanno concessi secondo una procedura di selezione imparziale e trasparente, per una durata limitata e non possono essere oggetto di automatismi». Apriti cielo. L’opinione di Szpunar non è vincolante, ma è improbabile che la Corte di giustizia vada a ribaltare, nella sua sentenza, il pensiero dell’avvocato generale. Quindi le più di 30.000 imprese balneari italiane rischiano fortemente di cominciare l’estate 2016 da fuorilegge. La Liguria è senza dubbio tra le regioni più battagliere: «Non sta né in cielo né in terra che il nostro Governo non possa andare a Bruxelles chiedendo una deroga alla Bolkestein», ha tuonato Giovanni Toti.

La Spagna, con la Ley de costas del 2013, ha concesso proroghe straordinarie ai gestori esistenti senza prevedere alcuna asta pubblica, come invece vorrebbe la legislazione europea. Il Tribunale costituzionale iberico ha giudicato legittime tali proroghe, perché le concessioni demaniali marittime riguardano dei “beni” piuttosto che dei “servizi”. La spiaggia insomma è un bene pubblico sul quale il concessionario svolge determinate attività: è puntando su questa interpretazione giuridica che il nostro Paese potrebbe ammorbidire Bruxelles e sfuggire così alle maglie della direttiva Bolkestein. Per riuscirci, tuttavia, il Governo dovrà finalmente proporre una legge per forza un po’ equilibrista, perché dovrà tutelare gli investimenti effettuati dalle aziende balneari e, al contempo, promuovere la concorrenza nel settore.

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Spiagge da paura. Arriva Bolkestein?

Luca Re

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