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INSIDER | lunedì 07 marzo 2016, 17:00

La mafia da fantascienza

Quando il fumetto è (anche) realtà: Nathan Never diventa un eroe contro la malavita organizzata.

La copertina del numero di Nathan Never in edicola.

L’ultima cosa che mi aspettavo era vedere Nathan Never alle prese con la mafia. Non la yakuza giapponese, con cui il personaggio di Sergio Bonelli si è confrontato più volte in venticinque anni di storia editoriale. È la mafia italiana delle stragi di Falcone e Borsellino, dell’ostinazione di due giudici rimasti soli a credere nella libertà e lottare contro la criminalità organizzata. Dal 1991 non perdo un albo di Nathan Never, ex fante dello spazio ed ex poliziotto diventato agente speciale privato, in un futuro che somiglia tanto a quello di Blade Runner. La fantascienza a fumetti ideata da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna mi ha sempre appassionato, grazie soprattutto alla continuità impressa alla serie (tipica dei fumetti americani) e alla varietà dei temi affrontati.

In tutti questi anni, Nathan Never ha sconfitto nemici di ogni genere, arrestato spacciatori e serial killer, combattuto una guerra interplanetaria. È venuto a patti con il suo tragico passato (il ciuffo di capelli bianchi è dovuto allo shock per la morte della moglie Laura, assassinata dallo psicopatico Ned Mace), è scampato incredibilmente alla morte in più occasioni. Sulle pagine sono comparsi robot, astronavi, macchine volanti, mutati e telepati, esperimenti genetici, clonazioni, tecnodroidi, anime aliene, stazioni orbitanti, teletrasporti, salti spaziotemporali e qualunque altro elemento si possa immaginare nel regno infinito della fantascienza. L’ultimo numero in edicola, intitolato “La lunga marcia”, scritto da Thomas Pistoia e disegnato da Emanuele Boccanfuso, ha una strana copertina. Nathan Never cammina guardando fisso davanti a sé, precedendo una folla che avanza lentamente come nel quarto stato dipinto da Giuseppe Pellizza da Volpedo. Chi sono quelle persone, dove stanno andando e perché il nostro agente speciale è con loro? Bastano poche tavole per capire che l’albo è un adattamento di un efferato capitolo della storia italiana. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono i giudici Kenneth e Matthew; Nathan Never è incaricato dall’agenzia Alfa di coordinare la scorta di Matthew, che sta cercando le prove per smascherare i complici dei mafiosi nel quadrante meridionale della vecchia Europa. Tra sparatorie e inseguimenti su navicelle spaziali, tecnologie avveniristiche (tra cui un bomb jammer in grado di individuare e disinnescare ordigni esplosivi nel raggio di cinque chilometri) e scenari metropolitani degradati, Nathan Never scoprirà qual è la vera natura del potere mafioso, così cancerogeno da annientare ogni speranza e capacità di reagire.

La lunga marcia è un omaggio alle scorte civiche, alla caparbietà di ogni persona onesta che non vuole arrendersi anche quando tutto sembra compromesso. Che poi è uno dei tratti caratteristici di Nathan Never: la sua fede incrollabile nella legge e nella giustizia è proverbiale. È un eroe e come tale agisce. Non può morire né invecchiare, a volte è un po’ saccente e musone e scontato nelle sue affermazioni, perché dopo venticinque anni noi lettori abbiamo imparato a prevedere molte delle sue reazioni agli eventi che lo circondano. Stavolta, però, l’universo fantascientifico è anche il mondo reale, è un racconto che un po’ ci appartiene (quante volte continuiamo ad avere il sospetto che la regione, la città in cui abitiamo intrattenga rapporti con la mafia?). Allora questa lettura di 98 pagine vale bene un passaggio in edicola e un’immersione in un futuro molto presente.

Luca Re

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