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INSIDER | mercoledì 13 gennaio 2016, 17:00

La grande scommessa di Checco Zalone

Perché piace il film delle risate record (e perché bisogna anche vedere la storia di Michael Burry).

Chissà se Checco Zalone riuscirà ad agganciare il primato di James Cameron, che con il suo Avatar (uscito nel 2009) ha incassato oltre 65 milioni di euro. L’ultimo film di Zalone ha già superato la soglia dei 52 milioni, battendo Sole a catinelle e diventando così la pellicola italiana che ha sbancato di più il botteghino nella storia del nostro cinema. Come si spiega un simile successo? La chiave è in quel titolo-interrogativo (Quo vado?) che introduce le assurde vicende del protagonista.

La grande scommessa di Checco Zalone è aver ripreso la più semplice, banale e ricorrente domanda che ognuno di noi si pone diverse volte nella vita. Dove vado? E quindi: che cosa farò, quale sarà il mio destino? Senza attribuire nessun significato speciale a questa divertente commedia, mi sembra che l’operazione sia riuscita grazie all’empatia che l’attore e comico italiano riesce a instaurare con gli spettatori. Checco Zalone incarna il furbetto sanremese del cartellino, che va al lavoro in ritardo con il badge già timbrato; la sacralità del posto fisso, con il suo corollario di piccoli vantaggi e poteri acquisiti (che però non è il frutto di corruzione né concussione, come spiega, nei panni dell’impiegato dell’ufficio provinciale caccia e pesca, all’amico che gli regala una quaglia: è solo educazione). Incarna la mitologia dell’italiano mammone, sempre innamorato ma mai sposato. Sarà proprio l’attaccamento al posto fisso a fargli rifiutare qualsiasi offerta di buonuscita, a costo di finire tra i ghiacci in una base scientifica italiana, con il compito di proteggere una bella e giovane ricercatrice dagli attacchi degli orsi polari.

Ricercatrice di cui s’innamora immediatamente, tanto da trasferirsi da lei in Norvegia. E lì comincia il siparietto tra la superiore civiltà nordica e la cronica inciviltà del Belpaese (tranne che in cucina: non scrivere italiana invano, urla Zalone a un incauto “vichingo” che pensava di aver aperto un vero ristorante tricolore). Dopo aver preso lezioni di norvegese, imparato a non inveire contro l’automobilista pigro che resta fermo con il verde e a fare la raccolta differenziata dei rifiuti, sarà una clacsonata liberatoria con un posteggio in doppia fila a far scattare la nostalgia per l’Italia caciarona, imperfetta ma certo più solare della Norvegia. Attraverso una comicità talvolta sottile e più spesso demente, ma mai volgare, Zalone prova a risolvere il suo dilemma esistenziale.

La verità è che nulla è davvero fisso, tantomeno un impiego noioso di eterne timbrature. Ognuno di noi può cambiare il suo futuro e scoprire orizzonti inaspettati…anche se può capitare che le conseguenze siano disastrose per moltissime persone. L’altra grande scommessa che sta andando in scena nelle sale è di Michael Burry (interpretato da Christian Bale) e dei pochi investitori che avevano previsto quando e perché sarebbe esplosa la bolla immobiliare negli Stati Uniti, con il conseguente crollo dell’economia nel 2007. Decisero di puntare contro quel sistema bancario corrotto e fraudolento con un rischioso strumento finanziario (credit default swap), guadagnando infine milioni di dollari mentre milioni di americani rimanevano senza casa né lavoro. Dopo aver riso tanto, bisogna pur uscire dal cinema con un senso di sgomento e impotenza.

Luca Re

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