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INSIDER | mercoledì 02 marzo 2016, 17:00

Il futuro dei bus appeso a un filo

Vecchie corriere che scompaiono e nuove corriere che non arrivano mai.

L’idea di smantellare i filobus a Sanremo non è certo nuova. Se ne continua a discutere da quando Riviera Trasporti ha deciso di avventurarsi nel progetto-idrogeno, i cui esiti fallimentari sono sotto gli occhi di tutti. Nei giorni scorsi, il vicesindaco Leandro Faraldi ha rilanciato l’intenzione di dismettere la storica filovia, inaugurata nel 1942 e terminata nel 1951 per complessivi 29 chilometri tra Ventimiglia e Taggia, facendo storcere il naso all’assessore regionale ai Trasporti (Gianni Berrino, infatti, ha detto che sarebbe “un grave errore” rinunciare ai filobus). La situazione del trasporto pubblico a ponente è talmente grottesca da meritare un riassunto-disappunto.

1) Gli autobus a idrogeno avrebbero dovuto sostituire una parte di quelli in servizio sulla filovia. Peccato che dal 2012, annus horribilis in cui la frittata iniziò a essere fatta (Riviera Trasporti, guidata da Enzo Amabile, vinse il bando europeo HighVLOCity per sperimentare la mobilità ecologica), gli avveniristici mezzi acquistati dalla casa belga Van Hool giacciano inutilizzati nel parcheggio aziendale. Per approfondire: L'insostenibile impresa del bus a idrogeno

2) Riviera Trasporti ha sempre sostenuto che l’idrogeno sarebbe stato la scelta vincente, a causa dei costi troppo elevati per gli interventi di ammodernamento e manutenzione sulla rete filoviaria. Quest’ultima è in stato di abbandono, con il tratto Sanremo-Taggia mai ripristinato dopo la costruzione delle rotatorie. Pali arrugginiti, veicoli obsoleti, frequenti guasti.

3) Il progetto iniziale è stato ridimensionato di recente: i bus a idrogeno non saranno più cinque ma tre, la mai costruita stazione di produzione dell’idrogeno in valle Armea sarà solo una stazione di stoccaggio e rifornimento. La Fondazione Carige ha da poco ufficializzato il suo contributo di oltre un milione di euro per completare l’infrastruttura in valle Armea, che per ora si presenta come un terreno incolto e pressoché inaccessibile.

4) Riviera Trasporti non potrà acquistare nuove corriere tradizionali, con motori a gasolio o ibridi, perché i due milioni di euro di fondi regionali, originariamente destinati allo scopo, serviranno per salvare capra e cavoli. Cioè: consentire all’azienda di mettere in strada i bus a idrogeno rimasti, senza dover restituire i soldi europei per mancata realizzazione del programma.

5) Mentre nel resto dell’Italia e dell’Europa le città investono sempre di più sui trasporti pubblici con alimentazione elettrica, tram soprattutto (Milano, Firenze, Nizza per fare alcuni esempi vicini) Sanremo preferisce la scelta opposta. Dimenticando, forse, che la filovia è una rete ecologica, affidabile a patto di mantenerla in efficienza e con un altissimo valore turistico.

Distruggere l’esistente (filobus) in nome dell’inesistente (idrogeno) è un comportamento tipico di amministratori e dirigenti poco avveduti. Così i nostri bus rimarranno appesi a quel filo pericolante che unisce passato e futuro e che avrà un solo eccezionale risultato: farci viaggiare su mezzi sempre più vecchi e scassati e inquinanti. Scommettiamo che quelli a idrogeno rimarranno posteggiati ancora a lungo?

PS: «Sanremo non intende rinunciare a una scelta ecologica, nata nel dopoguerra e cercheremo anche il sostegno dei fondi europei per salvaguardare questo servizio pubblico».

Leandro Faraldi, vicesindaco di Sanremo, 28 aprile 2015 su Riviera24.it (stava parlando dei filobus)

Luca Re

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