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INSIDER | lunedì 14 marzo 2016, 17:00

Al basilico fesso

L'Europa ci osserva: l'Iva al 4% per questa pianta aromatica è contraria al diritto comunitario.

C’è l’Europa con le frontiere, che sui grandi temi (l’immigrazione, ad esempio) non sa trovare accordi e si frammenta. Così ogni Paese si sente libero di alzare muri o rispedire esseri umani al mittente. Poi c’è l’Europa senza frontiere, che sulle questioni più spicciole si dimostra assai severa e poco incline al compromesso. Per assecondare il desiderio/imperio di Bruxelles di controllare ogni minuzia nelle nostre esistenze, la Legge europea 2015 si è dovuta occupare nientepopodimeno che di erbe aromatiche, con una menzione speciale per il nostro basilico.

Addentriamoci allora nelle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”, all’esame del Senato, il cui articolo dieci innalza dal 4 al 10% l’aliquota Iva applicabile ad alcune piante destinate all’alimentazione (basilico, rosmarino e salvia). Questa norma è stata necessaria per chiudere una procedura di pre infrazione, cioè il caso Eu Pilot 7292/15/Taxu. Qual era dunque il problema? Secondo la legislazione comunitaria del 2006, per determinate categorie di beni e servizi gli Stati membri possono fissare un’aliquota ridotta, a patto però che non sia inferiore al 5%; con l’unica eccezione prevista dall’art. 110 della direttiva (gli Stati possono mantenere una percentuale d’imposta più bassa, se essa era già in vigore al primo gennaio 1991). Peccato che l’Italia abbia introdotto l’Iva ridottissima del 4% per basilico, rosmarino e salvia nel 1999, inserendo le suddette piante aromatiche nell’elenco di beni e servizi assoggettati alla speciale agevolazione. Insomma la tassazione “amica” per l’ingrediente principale del pesto non era più compatibile con il diritto comunitario, perché l’imposta sul valore aggiunto dev’essere completamente “armonizzata” come si dice in tecnocratese.

Ecco quindi che in completa armonia con i dettami europei, i liguri (genovesi soprattutto) stanno facendo ampia scorta di piantine di basilico da coltivare nell’orto o sul terrazzo. Intanto qualcun altro si sta lamentando per il diverso trattamento riservato all’origano. Perché mai, si domanda la senatrice siciliana del Pd, Venere Padua, sull’origano grava l’aliquota ordinaria del 22% al posto di quella ridotta? Non sarebbe più corretto mettere tutte queste piantine nello stesso orto fiscale? Perché siamo nell’Italia delle dimenticanze, favorita dall’ipertrofia legislativa di Bruxelles. Ci siamo dimenticati d’includere l’origano nell’elenco delle erbe alimentari con Iva ridotta. Ci siamo dimenticati di aver scritto questo elenco nel 1999. Ci siamo sempre dimenticati un sacco di cose, però l’Europa è vigile e s’è accorta che il basilico non poteva certo farla franca, l’Europa non è mica fessa, le regole sono uguali per tutti.

Luca Re

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