/ Imperia Golfo Dianese

Che tempo fa

Cerca nel web

Imperia Golfo Dianese | sabato 19 marzo 2016, 16:48

Per la festa del Papà, un brano del romanzo 'Ergastolo' di Guido hess Seborga ai lavoratori dell'Agnesi

A inviarlo è Laura Hess Seborga, figlia di Guido, in segno di solidarietà per i dipendenti del pastificio a rischio chiusura entro il 2016.

Guido hess Seborga

"Ho letto la poesia dedicata ai lavoratori dell’Agnese. Vorrei mostrare anch’io la mia solidarietà e lo faccio dedicando loro un brano dal romanzo 'Ergastolo' di mio padre Guido hess Seborga

Laura Hess Seborga".

In una curva spezzata Genova appare con le sue case alte e grigie…………

Porto e fabbriche, altiforni e laminatoi, metalmeccaniche. E i casoni alti e grossi di Genova, sporchi, sono luoghi tristi, dove gli uomini si rifugiano dopo tanto lavoro. Genova tenace che lavora duramente, che spende poco, ricchezze dentro palazzi antichi e i nuovi grattacieli, e traffico immenso nelle poche strade mai larghe,………………

Giovanni affermò: «E soprattutto su questo punto che i lavoratori vanno mobilitati, ……, e siamo-noi dalla parte del giusto, la Costituzione ci dà ragione, così possiamo batterci bene».

Un sindacalista che dirigeva un giornaletto del porto, redatto dai portuali, disse: «Ci accusano di essere noi con i costi a far salire i prezzi del porto, imbarchi, sbarchi, noli... Questo è falso. Scriveremo articoli contro questa fandonia.»……………………………………………………………

Ululavano le sirene per l'inizio dello sciopero. ………… Era una secolare battaglia che in quei giorni si riaccendeva, terribile e triste………

Ma sono forse proprio questi uomini di carne e sangue che vogliono spezzare il loro secolare ergastolo. E così gli uomini si devono di nuovo difendere; difendere la vita e la produzione, integrare il mondo del lavoro nella tecnica attuale; impadronirsi a poco a poco della scienza

…………………………………………………………………………………………………………………

I portuali con dei gruppi di operai della metalmeccanica disoccupati e che cercavano lavoro nel porto da occasionali, s'erano asserragliati in una casetta del porto sul mare, una casetta della Compagnia, ma sciopera anche la grande fabbrica per il ferro e l'acciaio. Scaricatori sono fermi di fronte a sacchi e carrelli manovrati a mano o a forza; dalle tanche appaiono uomini alti con i volti rugosi un poco mummificati dalla sabbia, essi per pulire le navi gettano sabbia, e questa ritorna sui loro corpi, gli occhi sono rossi e infiammati anche se lavorano con maschere, colati per ore e ore nel bacino umido, le loro membra sono ritorte dall'artrosi, qui l'acqua è molle.

Uomini si raggruppavano di fronte alla casetta della Compagnia, altri erano già dentro presi da discussioni lunghe e mai finite..............................................................................................

Essi si sentivano uomini che agivano in conformità della legge. Non erano più le rivolte chiamiamole romantiche del secolo passato certi diritti erano ormai ben precisati dalla Costituzione, ed erano costati tanto sangue italiano. Sarebbe retorica questa, brutti ceffi della viltà umana ben pagata? Gli operai non pensavano che, fosse retorica o demagogia, come alcuni usano dire; ma realtà vivente che prende gli uomini di oggi. I monopoli,…. volevano infrangere i diritti già sanzionati dalla costituzione italiana. Volevano diminuire i salari perché dicevano che troppo incidevano sugli alti costi, mentre si sa che il salario alto è una buona legge dell'economia moderna; volevano la libera scelta per potere stabilire in modo arbitrario il prezzo del lavoro e la paga; ……………………………………………………………………………………………………………

Il sole rosa del mattino si stava sperlando tra gli alti mucchi del carbone e le nuvole della polvere nera, quando avvenne il primo arresto del lavoro.

Il Console in agitazione diceva ai lavoratori: «Dobbiamo essere prudenti, e non dimentichiamo che la legge è dalla nostra parte!»

……………………………………………………………………………………………………………

Le ore erano lunghe da far passare, e sembrava che più nulla accadesse o dovesse accadere, agenti e scioperanti si guardavano alla distanza, mentre una delegazione sindacale regolarmente eletta, era a Palazzo Tursi per discutere con il governo.

Forse si attendevano i risultati di questa discussione. ……… non si poteva cedere: la discussione sarebbe stata dura estrema; l'oltraggio subito con quella pretesa legge era stato troppo infamante, l'umiliazione bruciava la pelle di tutti, i ricordi riaffioravano per renderla ancora meno accettabile. ……………………………

Palazzo Tursi e Roma tacevano complici.

………………………………………………………………………………………………………………

Il tempo passava lento ed ogni istante aumentava di significato, una corrosione artificiosamente creata da certi uomini cercava di distruggere la vita. Ognuno lo sapeva. Ognuno aveva il cuore in ansia e intimorito; più lontano oltre i cancelli le mogli, i figli. Ma i lavoratori erano decisi a non cedere, sapevano di avere assolutamente ragione, questo era il segreto della loro forza.

Si attendevano notizie da Palazzo Tursi dove si continuava a trattare.

Poi si seppe che nulla era stato concluso, lo sciopero doveva continuare, forse estendersi ad altre compagnie, ad altre fabbriche.

La giornata non era troppo fredda e non spirava la tramontana. Ma il cielo era coperto, grigio e basso, e si concentrava nell'aria una grande quantità di fumo e di polvere, così l'esasperante attesa diventava ancora più triste. Il tempo non riusciva ad infrangersi, pareva d'essere chiusi in un sacco, e come le risoluzioni non giungevano, si passò ad una certa abulia angosciata, che opprimeva. Un grande quotidiano settentrionale, un giornale bor­ghese, scriveva che il porto doveva essere tutto riorga­nizzato, che non era un fatto genovese, ma nazionale, che non era più all'altezza degli altri porti europei, e che la causa dei costi alti non erano i salari. E si richiedevano migliori collegamenti col Piemonte e la Lombardia in modo particolare. Non erano mai arrivati tanti rottami di ferro per le acciaierie, mai tanti tronchi di mogano o di teck per i mobili razionali italiani delle nuove costruzio­ni; non erano mai partiti tenti tessuti, tante automobili, tanto vino. Ogni giorno entravano nel porto non meno di cinquanta navi, e una ventina stavano aspettando per giorni di poter attraccare. Nuove banchine, nuove ferro­vie, nuove strade.Verso sera nacque un'umidità spessa e avvolgente, e gli uomini si sentirono invadere da fremiti di freddo, poi cominciò a cadere una pioggerellina fitta e penetrante, coperte e impermeabili apparirono numerosi, gli agenti erano stufi e stanchi, i lavoratori cercarono di asserra­gliarsi tutti nella sede, ma il posto mancava, molti anda­rono a casa a dormire, si aveva la sensazione che almeno per il momento non sarebbe accaduto nulla, e le volontà si allentavano un poco. 'I dirigenti impartivano disposizioni per la notte, una notte di catrame e di acqua molle e puzza di marcio. I bar dell'angiporto erano pieni di marittimi e di operai, molti incappucciati negli impermeabili lucidi e neri venivano a curiosare e s'informavano di cosa stava accadendo, a palazzo, Tursi la discussione notturna continuava, chi era andato a dormire a casa si sentiva un po' in colpa, e dopo poche ore tornava, tutti sarebbero ritornati al mattino, anche i più stanchi o semplicemente i più pigri.

«Abbiamo cominciato, poi si vedrà...» Questa frase correva sulla bocca di molti, 

  ………………………………………………………………………………………

Da Guido Seborga “Ergastolo” Ceschina 1963, Spoon River 2009

Redazione

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Link Utili|Scrivi al Direttore