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EVENTI | lunedì 29 febbraio 2016, 14:52

Ventimiglia: la testimonianza di lotta alla mafia dell’ex Procuratore Gian Carlo Caselli alla scuola di Roverino

Sull'associazione Libera: "Un’opportunità per riconsegnare alla collettività ciò che gli è stato tolto e un riscatto per tanti giovani in termini di libertà e di dignità”.

Questa mattina nell’Aula Magna della scuola media della frazione di Roverino gli studenti, insieme ai coetanei della scuola di Ventimiglia Alta, hanno vissuto, all’interno del più ampio progetto di sensibilizzazione contro la mafia, un momento di riflessione e di esperienza personale molto particolare grazie ad un paio d’ore di confronto con un illustre ospite, Gian Carlo Caselli, il magistrato italiano che, a seguito delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, ha con coraggio preso servizio in qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.

Grazie ai nostri insegnanti – hanno introdotto alcuni assessori del Consiglio Comunale dei ragazzi – abbiamo negli anni partecipato a tantissime iniziative legate alla lotta contro la mafia dalle passeggiate della legalità alle celebrazioni nel ricordo delle vittime della mafia ma abbiamo anche sviluppato progetti come ad esempio la lotta al bullismo, all’interno dei circuiti scolastici della nostra zona che vive un’integrazione sociale difficile grazie”.

L’incontro si è svolto quasi come una sorta di intervista in cui i ragazzi hanno liberamente posto molte domande al magistrato che con puntuale precisione ha soddisfatto la loro curiosità, non sono mancate anche le testimonianze della moglie Laura Romeo, accompagnatrice imprescindibile nelle vicissitudini affrontate dall’allora Procuratore Gian Carlo Caselli.

Quali erano i suoi sogni da ragazzo e come mai la scelta su giurisprudenza che si è tradotta poi nel lavoro della sua vita?” sono state le prime domande rivolte dagli alunni. “I miei sogni erano i sogni di tutti i ragazzi – ha risposto il dott. Caselli – riuscire bene a scuola non solo per ambizione personale ma anche per corrispondere alle aspettative e ai sacrifici dei miei genitori. Il mio sogno era fare qualcosa di utile, tutti i lavori sono nobili e dignitosi ma alcuni soddisfano anche interessi generali e io l’ho ritrovato in un ruolo che si presenta con il compito di ripristinare l’ordine del tessuto sociale laddove per qualche ‘delitto’ è stato corrotto”.

Alcune domande poi hanno interessato l’attività precedente alla lotta alla mafia dove in qualità di giudice istruttore ha collaborato nel contrastare il terrorismo durante gli anni di piombo. Caselli ha riassunto in breve ai giovani uditori il significato di banda armata, chi fossero i brigatisti e i militanti di Prima Linea.

La scelta della lotta alla mafia è strettamente connessa con la morte di Falcone e Borsellino: “Dopo dieci anni di lotta sul versante antiterrorismo e sembrava tutto finito mi presento a casa per discutere con moglie e figli la mia volontà di intraprendere una nuova battaglia questa volta contro la mafia nel ruolo di procuratore a Palermo, proprio nelle fauci del leone là dove si erano appena consumate le stragi. La mia scelta, che è stata alla fine accettata dai miei familiari, si è basata sulla preoccupazione che la nostra democrazia fosse minata dallo strapotere mafioso che aveva in un primo momento fatto cadere le speranze di tutti da come all’epoca si era potuto evincere nelle parole del magistrato Caponnetto che aveva dichiarato: ‘E’ tutto finito!’. Per fortuna cambiò idea e ci mettemmo al lavoro per recuperare quei valori che vedevamo spazzati via. 7 anni di lavoro per impedire che la mafia ci travolgesse e così è stato per fortuna anche se molte battaglie si devono ancora combattere”.

Alla domanda “Avete mai avuto paura?” ha risposto la moglie Laura: “Abbiamo sempre cercato di vivere giorno per giorno anche se con il senno di poi posso dire che non sia stato facile. La vera difficoltà consiste nel confermare di volta in volta le scelte fatte senza farsi condizionare dalla paura che sono convinta sia una cattiva consigliera”. “Non avere paura non vuol dire non avere preoccupazioni – ha aggiunto Caselli – altrimenti sarei stato un incosciente. Ma queste preoccupazioni ho sempre potuto bilanciarle grazie alla sicurezza che la scorta mi ha garantito in tutti questi anni”.

Su Libera, l’associazione che ha l'intento di sollecitare la società civile nel contrasto alle mafie e nella promozione della legalità democratica e della giustizia, l’ex Procuratore ha concluso: “Oggi l’antimafia sociale è forte e uno dei segni più incisivi lo lascia Libera che organizza molte iniziative, soprattutto cooperative di giovani che lavorano le terre agricole confiscate ai mafiosi. Un’opportunità per riconsegnare alla collettività ciò che gli è stato tolto e un riscatto per tanti giovani in termini di libertà e di dignità”.

Presenti all’incontro il vicesindaco Silvia Sciandra, l’assessore Franco Faraldi, l’assessore Vera Nesci e la Direttrice scolastica Antonella Costanza che in chiusura ha ricordato ai ragazzi: “Si fanno grandi cose anche facendo il proprio lavoro ogni giorno”.

Lorenzo Ballestra

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