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EVENTI | martedì 08 marzo 2016, 21:10

Sanremo: intervista a Serena Dandini ospite dei Martedì Letterari per la Festa della Donna “Non sopporto l'8 marzo, ma vi spiego perché” (Video)

"In Italia ci sono più donne magistrato che donne direttore di banca perché – spiega la Dandini – per diventare magistrato serve un concorso a busta chiusa, dove non si conosce l'identità dei candidati, mentre i direttori di banca vengono nominati dai consigli di amministrazione, quindi mi sembra che non ci sia altro da aggiungere, questo è un esempio che la dice lunga sul nostro paese.”

Non sopporto l'8 marzo, ma vi spiego perché.” Apre così Serena Dandini l'incontro organizzato in occasione della Festa della Donna, al quale ha preso parte insieme al magistrato Paola Di Nicola, autrice del libro 'La giudice, una donna in magistratura” e durante in quale ha presentato il suo libro 'Il futuro di una volta'. L'incontro è stato introdotto dai magistrati Grazia Pradella e Roberto Cavallone.

Non son patita dell'8 marzo, penso ci debba essere anche il 9, il 10 e l'11 marzo - prosegue - ricordarsi solo una volta l'anno di tutte le problematiche legate alle donne è un po' riduttivo, ma devo dire che l'incontro di oggi è stato molto bello, sono rimasta felicemente stupita perché è stato un momento ricco di spessore, non grazie a me, ma ai due magistrati. Ho trovato molto interessante l'unione di due donne diverse, con carriere apparentemente differenti che poi alla fine, invece, usavano lo stesso linguaggio, hanno avuto le stesse problematiche, sofferto delle stesse botte della vita o ostacoli della carriera, è stato come incontrare due amiche, pur sapendo che lo spessore delle mie compagne di pomeriggio era ben diverso dal mio.” 

Paola Di Nicola, giudice presso il Tribunale penale di Roma ha raccontato le difficoltà avute nel vedersi riconosciuto il suo ruolo istituzionale e la grande lacuna dal punto di vista culturale che caratterizza il nostro paese per quanto riguarda le donne: “Quando vado nelle scuole – spiega la Di Nicola – faccio spesso notare ai ragazzi come ci siano moltissime vie o strade, intitolate a personaggi storici (e non solo) importanti, mentre diventa per loro molto difficile ricordare una via che porti il nome di una donna. I grandi posti di potere e di controllo sono occupati da uomini, questo è un segnale di cui si deve tenere conto.”

Serena Dandini nel 2013 ha pubblicato il libro “Ferite a Morte”, storie di donne che non ce l'hanno fatta, vittime di uomini che le hanno eliminate dall'esistenza, senza permettere loro di continuare la loro vita. “Le racconto da morte – continua la Dandini – lascio parlare loro, anche con la potente arma dell'ironia, è stata anche questa la forza di questo libro.”

Intervista a Serena Dandini

Ma a che punto è oggi la situazione, il gap culturale di cui parla la Di Nicola è stato colmato? "Siamo ad un punto non negativo – spiega la Dandini – nel senso che molte cose sono state fatte, già il solo fatto di averne coscienza e che questi delitti che venivano chiamati 'passionali' o 'raptus di follia', vengano oggi considerati come morti annunciate, arrivate spesso dopo anni di maltrattamenti, è un qualcosa d molto importante. La coscienza del pubblico e delle istituzioni è cambiata, solo tre anni fa, quando ho scritto il libro, questi delitti sembravano danni collaterali della vita di coppia. Ci sono ancora molte cose che si devono fare, basti pensare che nel nostro paese manca il ministro per le pari opportunità, che anche se fosse solo un simbolo, starebbe a significare l'importanza di un problema. Dei grossi passi avanti sono stati fatti, ma non ci si può fermare."

In Italia ci sono più donne magistrato che donne direttore di banca, questo il dato che ha provocatoriamente sottoposto la Dandini al pubblico presente: “Perché – spiega – per diventare magistrato serve un concorso a busta chiusa, dove non si conosce l'identità dei candidati, mentre i direttori di banca vengono nominati dai consigli di amministrazione, quindi mi sembra che non ci sia altro da aggiungere, questo è un esempio che la dice lunga sul nostro paese.”

Serena Dandini è tornata a Sanremo dopo l'incontro – folgorazione avuto con Libereso Guglielmi che l'ha portata a scrivere il suo primo libro e che l'ha omaggiata con uno dei suoi disegni più belli, “tutti si aspettavano che parlassi di televisione, io mi sono messa a scrivere di giardinaggio”.

Sono innamorata di Libereso Guglielmi – racconta la Dandini – ho avuto il grande privilegio di conoscerlo, è un uomo straordinario, di una grande sapienza. Libereso è l'Umberto Eco della Botanica. I genitori di Calvino hanno cresciuto questo ragazzo che ha imparato sul campo, oggi su quel che riguarda la conoscenza e l'amore per le piante credo sia il numero uno. Io sono sempre stata molto appassionata del giardinaggio, le piante sono sempre state un mio debole e ho scritto il mio primo libro sui giardini come metafora di un modo di vivere, di cultura, di amore nei confronti di questo paradiso terrestre che ci è stato dato e che purtroppo ampiamente distruggiamo. Da lì in poi l'amicizia con Libereso è continuata, spero di tornare a festeggiare qui il suo 91esimo compleanno.”

Simona Della Croce

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