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EVENTI | lunedì 11 gennaio 2016, 12:20

Bordighera: Liber Theatrum celebra la giornata della meomoria con lo spettacolo teatrale "In Memoria"

La scelta drammaturgica questa volta è stata quella di ricorrere alla parte minimalista della Storia, in particolare utilizzando anche le lettere dei sopravvissuti e di chi non è tornato dai lager.

Anche quest'anno, in occasione delle celebrazioni della "Giornata della Memoria, "LIBER theatrum" affronta con un nuovo spettacolo teatrale il dramma dell'Olocausto, la Shoah, che ha segnato in modo indelebile la vita di milioni di persone, coinvolte personalmente o attraverso i propri cari, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Ancora una volta viene chiamata a farlo dal Comune di Bordighera, con il cui patrocinio andrà in scena "IN MEMORIA. Ricordare per non dimenticare" - per la regia di Diego Marangon e le coreografie di Michela Andreoli - innanzitutto Venerdì 22 Gennaio alle ore 21.00 alla Chiesa Anglicana e nella mattinata di Mercoledì 27 gennaio alle ore 10.30 al Palazzo del Parco con una replica gratuita riservata agli studenti. 

La scelta drammaturgica questa volta è stata quella di ricorrere alla parte minimalista della Storia, in particolare utilizzando anche le lettere dei sopravvissuti e di chi non è tornato dai lager, scoprendo i loro ricordi più intimi e pudicamente tenuti nascosti... Scovare cioè quei ricordi, scoprire quei volti così simili alle troppe vittime delle forme di SHOAH moderne, oggi così innumerevoli, seppure con diverse caratteristiche. 


Leggendo e rileggendo ancora una volta Primo Levi e attingendo alle sue riflessioni, scorrendo le pagine di Liliana Segre, soffermandosi sulle altre innumerevoli testimonianze raccolte, emozionandosi alle parole di chi non è tornato dall'inferno dei lager, commuovendosi avendo tra le mani le lettere dei sopravvissuti, chiudendo gli occhi e serrando i pugni al racconto della loro terribile esperienza, viene affrontato un nuovo, ulteriore piano di lettura di questa immane tragedia: quale il significato vero, quale la necessità del ricorso allo strumento della “Memoria” per ricordare e non dimenticare. Perché cioè continuare a coltivare il senso di ciò, elaborando una sorta di “memoria collettiva” che si realizza esponendosi inevitabilmente al dolore e alla sofferenza? 


Informarsi, documentarsi, affrontare e inoltrarsi nel mondo dei lager, delle camere a gas, dei forni crematori, delle terribili umiliazioni e violenze subite da milioni di individui negli anni della persecuzione e repressione nazifascista, produce necessariamente e inequivocabilmente un trauma emotivo in chi decide di farlo. Si resta attoniti, increduli, sorpresi, senza trovare apparenti e possibili risposte di fronte a tanta insensata brutalità e violenza, e inevitabili sono invece le ulteriori domande che sorgono spontanee. Soprattutto, “perché si deve ricordare”?
Ecco la domanda vera e fondamentale che ci si pone a ormai settant'anni dal verificarsi di un evento che molti, per motivi diversi e contrapposti, hanno invece taciuto, cercato di sotterrare e anche per vergogna di nascondere, altri addirittura di negare. 


Certo è ormai trascorso un periodo abbastanza lungo, ma purtroppo è in parte passato invano, perché fenomeni se non uguali e della stessa dimensione e intensità, ma certo similari e preoccupanti, hanno continuato nel corso di questi decenni ad accadere nel mondo. Anche oggi stiamo vivendo un periodo di tragedie che con ritmo quotidiano irrompono nelle nostre case: bombardamenti, attentati, profughi in cerca di salvezza che invece trovano la morte in mare o che sono brutalmente respinti alle frontiere accompagnati dall’ostilità e dall’indifferenza di troppi… Anche questo sembra essere senza rimedio e senza fine, come se si fosse immersi in un dolore senza speranza, quella speranza che invece può venire solo dalla conoscenza.
Perché, come afferma Primo Levi, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario...".

C.S.

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