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CRONACA | giovedì 24 marzo 2016, 18:41

Taggia: truffa dei posti barca alla darsena, vicenda chiusa con un lieto fine per Seddio, Semiglia e Maglitto

Ieri si è svolta l'ultima udienza preliminare a carico dei tre imputati. Sebbene sia giunta al termine la vicenda giudiziaria per queste tre persone, molte altre posizioni rimangono ancora aperte.

Si chiude con un lieto fine la vicenda giudiziaria a carico di Francesco Seddio, Ilvana Semiglia e Carlo Maglitto, rimasti coinvolti in quello che era stato il caso dei posti barca della darsena di Taggia. Ieri in tribunale ad Imperia è stata messa la parola fine sulla vicenda, nel corso di un'udienza preliminare davanti al giudice Massimiliano Botti. 

I tre erano accusati di truffa ai danni dello Stato in concorso e dell'occupazione arbitraria di zona portuale, in più, soltanto ad Ilvana Semiglia c'era un'ulteriore contestazione per il reato di falsità in atto pubblico. Nei fatti venne contestato ai tre l'occupazione di un posto barca nella darsena di Taggia, attraverso un meccanismo di autoregolamentazione non lecito, una sorta di subaffitto senza aver alcun titolo per farlo ed ovviamente ad un prezzo economicamente più vantaggioso. In questa maniera venne provocato un danno nei confronti del comune di Taggia per il mancato introito corretto per un posto barca ad uso transitorio e nei confronti di chi si trovava in graduatoria per il medesimo posto nel porticciolo. Secondo quanto venne contestato a fine indagine, il comune avrebbe dovuto ricevere alcune migliaia di euro in più, se il regime tariffario di occupazione fosse stato quello legittimo e lecito, in un periodo compreso tra il 2007 ed il 2011.

Le difese hanno affrontato il processo con tre diverse strategie. Seddio, difeso dall'avvocato Marco Sonzogni, è stato giudicato secondo il rito abbreviato ed è stato assolto con formula piena. Semiglia, difesa dall'avvocato Maria Josè Sciortino, aveva optato per il rito ordinario ma il giudice non ne ha ravvisato gli estremi esprimendosi con una sentenza di non luogo a procedere. Diversa sorte, invece, per Maglitto, difeso dall'avvocato Marzia Ballestra, per lui è stato scelto l'istituto della sospensione con messa alla prova, che si tradurrà in una condanna scontata convertita in lavori di pubblica utilità con enti convenzionati con il tribunale. I tre difensori hanno espresso soddisfazione al termine del processo.

Nonostante i tre indirizzi diversi intrapresi dalla difese, ha trionfato un'eccezione sollevata proprio dal legale Sonzogni, che ha dimostrato come vi fosse un'inammissibilità come prova di alcune dichiarazioni fatte dal suo assistito, poichè acquisite senza garanzie di legge e quindi illegittime. Inoltre, a carico dell'imputato, non venne mai trovata una polizza assicurativa che potesse far presumere che ci fosse un'intenzione volta a commettere il reato.  

Sebbene oggi sia giunta al termine la vicenda giudiziaria per queste tre persone, molte altre posizioni rimangono ancora aperte. Infatti, all'epoca, l'indagine coordinata dal Pubblico Ministero Antonella Politi coinvolse oltre 30 persone. Molte di quelle posizione si sono chiuse tra condanne ed assoluzioni, altre invece sono ancora oggi in via di definizione.

Stefano Michero

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