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CRONACA | giovedì 03 marzo 2016, 07:11

"Se non pago non ho diritto di essere socia. La spaccatura de Il Faggio tra no e sì"

Il difficile momento dei lavoratori de Il Faggio, è riassunto in una lunga lettera di una lavoratrice. La donna fa parte di chi non crede più nei piani di risanamento della coop

Il difficile momento dei lavoratori de Il Faggio, è riassunto in una lunga lettera di una lavoratrice, che riassume il pensiero di tutti i lavoratori che si oppongono alla ricapitalizzazione. La donna fa parte di chi non crede più nei piani di risanamento della coop.

"Sono una socia lavoratrice della cooperativa Il Faggio - scrive - ormai da parecchi anni e mi reputo una persona fortunata perché ho avuto la possibilità di conoscere Il Faggio nel suo momento migliore, quando era una grande Cooperativa e dove soci e dipendenti erano ancora considerati esseri umani e parte integrante di un Sistema. Mi sono state concesse molte opportunità ma come succede spesso, il Sistema a volte dà e a volte toglie. Nonostante le tante difficoltà ed esperienze, ho sempre creduto nella Cooperativa anche quando ho cominciato a percepire che c’era qualcosa che non andava. Ovviamente ciò mi ha portato a qualche riflessione ma non ho approfondito più di tanto, mi sono rifiutata di credere che tutto il mio lavoro, il mio mondo e la mia identità professionale stessero crollando e perciò ogni volta che sono stata chiamata ad aiutare la Cooperativa, attraverso sacrifici anche economici, non mi sono mai tirata indietro.

Dicembre 2014: il giorno in cui dovevamo ricevere le tredicesime durante un’assemblea hanno comunicato che non c’erano i soldi e che l’avrebbero versata in tre tranche. La delusione è stata tanta ed i vari progetti delle festività sono svaniti, ma dopo la rabbia a questa notizia mi sono detta: 'Stai tranquilla, è un momento difficile, non è mai successo… Passerà e nel frattempo vai avanti'

Assemblea soci – giugno 2015: all’assemblea la tensione era altissima, viene presentato il primo vero (se così possiamo definirlo) bilancio in negativo, con una cifra importante e ancora una volta la Cooperativa chiede uno sforzo ai soci lavoratori perché altrimenti dovrà procedere al fallimento; e così per l’ennesima volta, sempre speranzosa per il futuro, ho alzato la mano, tra gli insulti dei miei colleghi che già non credevano più in quel Sistema, e ho votato la decurtazione di una parte della mia tredicesima relativa all’anno in corso. Ancora una volta mi sono ripetuta la solita frase: 'Stai tranquilla, chiedi alla tua famiglia di fare una Natale sacrificato e di accontentarsi, l’importante è salvare la Cooperativa per salvaguardare il posto di lavoro, del resto c’è un piano di rientro e delle azioni correttive che lo dimostrano'.

Assemblea soci – gennaio 2016: la parte restante della tredicesima del 2015 non è arrivata, lo stipendio non arriva, ci viene comunicato che il bilancio è negativo di 4,5 milioni di euro, cifra non ancora del tutto certa e chiara, e quello sbilancio economico appare ad i miei occhi come una voragine.

Il mio mondo comincia a sgretolarsi… Dubbi, paure e domande prendono il sopravvento e nuovamente viene chiesto ai soci un impegno ancora più importante, con numeri e cifre ben più alte delle precedenti ed un vincolo finanziario di 3 anni, oltre alla ricapitalizzazione anche la decurtazione del 3,87% dello stipendio… Ma nessuna garanzia certa per il futuro; tante parole e nient’altro che in questo momento mi lasciano molta perplessità.

Io devo diventare garante di me stessa ma in un sistema governato da altri… Ho chiesto di fare prima un passo avanti al sistema, di impegnarsi non solo con la faccia ma con un’azione forte e concreta alla quale potermi aggrappare per poter ritrovare fiducia nel piano di risanamento, ma la risposta è sempre la stessa… Tu paga e poi facciamo muovere il sistema.

Scusatemi se forse per voi è poco, ma a differenza delle precedenti volte, a questo punto io ho detto no… E da quel momento ho visto l’inizio della fine. I soci sono spaccati tra chi, nonostante tutto il percorso, ancora dice di credere in quel sistema che ha portato la Cooperativa a fondo e chi invece non crede più nel sistema… Ed è cominciata quella che io definisco 'la guerra tra poveri dove non ci sono né vinti né vincitori'Libertà di scelta, di espressione e di pensiero… Dove sono finite le mie libertà?... perché questa guerra? Siamo in un Paese democratico o in una dittatura?

Ho votato no perché non credo nel sistema, perché secondo me non è giusto caricare i lavoratori di debiti procurati da altri. Ma a prescindere dal mio voto, tutti i giorni mi alzo e vado a lavorare al fianco dei miei colleghi e nonostante la scarsità di materiale, di personale e la mancanza di soldi anche per raggiungere il posto di lavoro, con tanta paura ed incertezza per il futuro e con grande sacrificio noi continuiamo il nostro lavoro, il nostro dovere con tanta dignità e senso di responsabilità. Se il mio lavoro non ha valore perché non pago e sulla base della legge 142, che in questo periodo viene molto usata come frase intimidatoria per obbligarmi a pagare, dicendo che contrariamente verrò licenziata, allora il mio no diventa un urlo di speranza verso un sistema definito sociale con scopo mutualistico ma che invece si è dimenticato che i suoi soci/lavoratori sono esseri umani e che oltre ai loro doveri hanno anche dei diritti.

La mia è solo una storia, ma Il Faggio è fatto anche di questo… E la mia non è molto diversa da quella di tanti altri colleghi che come me hanno creduto in un sistema che ormai li ha profondamente delusi… e in questo momento di vera guerra che lascia dietro di sé desolazione, amarezza e sconforto… Ho trovato, grazie ai miei colleghi con i quali sto condividendo questo percorso, la forza di andare avanti. Percorso comune che non ha obiettivi personali e narcisistici… ha solo un unico obiettivo: trasparenza e rispetto verso chi come noi affronta con diligenza e professionalità ogni giorno il nostro lavoro, dedicato a varie tipologie di utenza con annesse diverse problematiche… Per questo motivo vogliamo continuare ad essere sereni mentre ci rapportiamo con loro con un sorriso, in quanto per noi è prioritario il benessere della nostra utenza.

E per questo continueremo la nostra battaglia". 

Francesco Li Noce

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