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CRONACA | venerdì 08 gennaio 2016, 20:19

Processo 'Breakfast', la figura dell'ex ministro Scajola al centro di una corrispondenza per un finanziamento sulle energie rinnovabili

L’investigatore della Dia, rispondendo alle domande del pm antimafia Giuseppe Lombardo ha ricostruito i presunti affari che legano Scajola a Matacena.

"Hai più avuto feedback da Scajo?". È questa l’email che per la Dda di Reggio Calabria rappresenta il centro di interessi fra Cesare Fera, presidente dell'omonima “Fera”, la Fabbriche Energie rinnovabili alternative srl, Alberto Acierno, ex deputato palermitano per il Polo delle Libertà e l’ex ministro dello sviluppo economico.

Oggi a salire nuovamente sul banco dei testimoni è stato il luogotenente della Dia Pasquale Striano, uno dei tanti investigatori che ha preso parte all'inchiesta "Breakfast", inchiesta che ha visto finire chi in carcere, chi ai domiciliari, l’ex ministro Scajola insieme a Chiara  Rizzo, alla segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo, Mariagrazia Fiordalisi e Martino Politi accusati, a vario titolo di aver cooperato per  schermare  il grande patrimonio di Amadeo Matacena- l’armatore messinese condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, per sottrarlo ad una eventuale procedura di prevenzione, e del presunto tentativo di favorire la sua latitanza.

Oggi quindi al Tribunale reggino, presieduto da Natina Pratticò con a latere i togati Arianna Raffa e Stefania Rachele (questi ultimi due giudici hanno oggi ereditato il processo dopo il trasferimento presso un altro distretto giudiziario dei due precedenti giudici a latere ndr) l’investigatore della Dia, rispondendo alle domande del pm antimafia Giuseppe Lombardo ha ricostruito i presunti affari che legano Scajola a Matacena. Tutto ruota intorno al finanziamento di  5 milioni e 900 mila che l’azienda milanese "Fera srl" ha ricevuto per il progetto “Freesun per la Liguria” nel gennaio 2009. Dall'informativa snocciolata in aula sono state lette alcune email fra Fera e Acierno.  

"All’interno di una cartellina (trovata in possesso della segretaria di Matacena, Maria Grazia Fiordalisi) vi è una presentazione del progetto “FreeSun per la Liguria”,  In particolare è presente un’e-mail datata 15 gennaio 2009 da albertoacierno@libero.it diretta ad amedeomatacena@monaco.mc, con cui il primo chiede notizie in merito a un’altra e-mail girata nell’occasione. Dal contenuto della comunicazione “girata” si rileva che una terza persona, ossia  Cesare Fera, chiedeva notizie all’Acierno scrivendo proprio: 'Hai più avuto feedback da Scaio?'. Il Fera nell’occasione, scrivevano gli investigatori, rappresentava che era in corso di definizione la graduatoria sui progetti presentati per la Liguria.

Scajola in quel periodo era Ministro dello Sviluppo Economico e 10 giorni dopo questa mail , il 26 gennaio 2009, la società di Fera ha vinto il bando di gara nell’ambito di “Industria 2015 efficienza energetica “aggiudicandosi il milionario contributo per la realizzazione del progetto “FreeSun”. Secondo la Dda di Reggio Calabria, guidata da Federico Cafiero De Raho, è proprio l’aggiudicazione di questo finanziamento che posiziona Scajola vicino agli interessi economici dei coniugi Matacena. Ed è anche per questo che la moglie dell’ex ministro, Maria Teresa Verda, avrebbe anche fatto da madrina ad all'inaugurazione di un parco eolico a Pontinvrea, nel savonese.

La risposta però degli avvocati di Scajola non si è fatta attendere. Rispondendo alle domande del legale Patrizia Morello- che insieme a  Giorgio Perroni e  Elisabetta Busuito fa parte del collegio difensivo,  il luogotenente Striano ha ammesso di non conoscere che lo stanziamento dei fondi per le energia eolica era in realtà stato ideato e approvato dal governo Prodi di concerto con l’allora Ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Per la difesa di Scajola questo dato è molto significativo poiché  egli avrebbe di fatto ereditato un tipo di progettualità e non messo in campo strategie per favorire imprenditori presumibilmente "vicini" al Matacena. Inoltre, il collegio difensivo ha fatto rilevare come il teste non abbia verificato, durante le indagini, se la moglie di Scajola avesse o meno presenziato ad altre manifestazioni di inaugurazione di altri eventi ricollegabili all'industria o al settore eolico.

Altro aspetto analizzato nel controesame dell’avvocato Morello è stato il presunto incontro fra Scajola e l’ex presidente libanese Gemayel. Incontro questo che gli investigatori hanno messo per iscritto che sia avvenuto in Italia poiché Scajola intercettato diceva” è venuto su e l’ho incontrato”. "Non abbiamo verificato se poi questo incontro sia avvenuto o meno, dirà il teste, lo abbiamo dedotto dalla conversazione". Una deduzione che non sta per niente bene ai legali. Scajola infatti, dirà sin dal principio di non aver mai incontrato Gemayel e soprattutto di non averlo mai interessato per la “causa-Matacena”. Adesso il processo riprenderà il 29 gennaio quando proseguirà il controesame del teste Striano.

Dalla nostra corrispondente Angela Panzera

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