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CRONACA | mercoledì 03 febbraio 2016, 18:57

Processo Breakfast: i difensori dell'ex Ministro Scajola propongono un'eccezione sugli atti messi a disposizione dal PM

Adesso quindi la parola passerà al Tribunale che scioglierà la riserva il prossimo 17 febbraio. In quest’udienza inoltre, è prevista l’audizione del perito del teste Lia, che dovrà riferire sulla trascrizione di tutte le intercettazioni effettuate dalla polizia giudiziaria.

 

Udienza lampo oggi a Reggio Calabria per Claudio Scajola, ma ricca di contenuti. È ripreso il processo a carico dell’ex ministro imputato in riva allo Stretto poiché ritenuto responsabile di aver aiutato nella latitanza Amedeo Matacena, l'ex armatore dopo aver rimediato una condanna a 3 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. 

Alla sbarra insieme a lui ci sono anche la moglie del politico, Chiara Rizzo, Martino Politi, e la segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo, Mariagrazia Fiordalisi. A salire sul banco dei testimoni oggi è stato il maggiore della Dia Roberto Galesi il quale ha riferito in merito ad un’informativa che ancora una volta ha riguardato i rapporti fra Scajola, la Rizzo e Vincenzo Speziali. Per il pm antimafia Giuseppe Lombardo infatti,  a fare da “trait d'union”  sarebbe proprio  Speziali - nipote omonimo dell'ex senatore del Pdl – il quale sarebbe stato il punto di riferimento in Libano per consentire il trasferimento di Matacena a Beirut.

Nell'inchiesta “Breakfast” è indagato anche lui e anche se non è imputato nel processo, oggi, ancora una volta la polizia giudiziaria ha pronunciato le risultanze investigative a suo carico dinnanzi al Tribunale presieduto dal giudice Natina Pratticò con a latere i togati Arianna Raffa e Stefania Rachele.  

"Per quanto riguarda Speziali- ha riferito il maggiore Galesi - è emerso che lo stesso sembrava avere una sorta di rapporti “privilegiati “con gli apparati libanesi,  per apparati intendo organi istituzionali. A questo proposito richiamo la prima conversazione, che è riportata in questa nota, del 4 febbraio 2014. In questa conversazione fra Speziali e Claudio Scajola in particolare quello che è balzato al nostro interesse è il punto in cui lo Scajola chiede a Speziali: “che cosa devo riferire?”, lo Speziali risponde dicendo : “a giorni dovrebbero giurare” io sono ancora in contatto, fatto questo mi attivo immediatamente".

"Tra l’altro lo Speziali aggiunge che aveva già avvisato lo Scajola che prima della fine di febbraio non sarebbe stato possibile  comunque “fare nulla” e in ogni caso erano nei tempi programmati. Che cosa rileviamo noi da questa conversazione? - ha affermato il teste. - Che in Libano è stato formato un nuovo Governo, da lì a breve questo governo avrebbe giurato prima che si insediasse formalmente e che da quel momento in poi sarebbero passato fra virgolette alla fase esecutiva del progetto. Il giorno successivo, il 5 febbraio, si rilevano 4 sms fra Scajola e la Rizzo. I primi due sono in uscita dall’utenza dello Scajola verso l’utenza della Rizzo. In pratica Scajola avvisa la Rizzo che il venerdì successivo ci sarebbe stato il giuramento dei Ministri del nuovo Governo, questo nel primo sms. Nel secondo ribadisce se “ha compreso il messaggio precedente”.  In risposta la Rizzo manda un messaggio  allo Scajola chiedendo “cosa significasse questo?”, risponde lo Scajola dicendo che “la giù si parte” e concordano quando sentirsi. La Rizzo risponde “chiama quando vuoi”. Effettivamente noi registriamo una conversazione telefonica proprio lo stesso giorno".

"In questa conversazione lo Scajola ribadisce alla Rizzo che il venerdì successivo ci sarebbe stato il giuramento del nuovo Governo e  che lui stesso si sarebbe recato il martedì successivo a Roma per incontrare lui lo definisce come “lui”, ma noi riteniamo che sia Vincenzo Speziali che veniva apposta dal Libano per incontrare lo Scajola e concordare quali passi fare da quel momento in poi e da quel momento ribadisce il concetto che possono ritenersi “operativi”".

Per la Dda reggina si stava quindi preparando il piano che consisteva nel trasferimento da Dubai a Beirut del latitante Matacena. Il teste però ha dovuto terminare a queste risultanze il proprio esame poiché l’avvocato, Elisabetta Buisito- che insieme a Giorgio Perroni e a Patrizia Morello compone il collegio difensivo di Claudio Scajola, ha formulato un'eccezione.

“Il pubblico ministero oggi ha comunicato- ha detto l’avvocato- che il teste avrebbe dovuto riferire su 4 informative. Una era presente agli atti e quindi nessun problema e infatti il teste ha deposto, le altre tre erano informative dove una era antecedente alla richiesta di rito immediato, ma che nessuna delle difese aveva e le altre due erano invece ben successive  all’inizio del processo perché di circa un anno fa, ma anche di queste nessuna delle difese ne aveva notizia. Chiediamo quindi al Tribunale per quella “ante” immediato si dichiari  l’inutilizzabilità poiché non è stata depositata come previsto. Quelle successive, chiediamo comunque l’inutilizzabilità perché a nostro avviso questa attività cosiddetta “integrativa di indagine”- ossia quella che il pm può fare anche dopo la chiusura delle indagine non può essere fatta anche “a libitum” nel corso dell’intero dibattimento – e quindi chiediamo comunque l’inutilizzabilità. In via subordinata però, caso mai il Tribunale ritenesse  invece, che anche quella attività rientra nell’attività integrativa di indagine, e quindi è consentita, al pubblico ministero, c’è una norma che prevede che quando si fa questa attività integrativa di indagine,  la si deve “immediatamente”, come dice il legislatore, mettere a disposizione delle parte perché possano prenderne copia per ristabilire la parità fra accusa e difesa, altrimenti il pm ha delle informazioni che i difensori non hanno mentre è in corso di svolgimento il processo".

"Di tutto questo, e quindi dell’onere pure previsto dalla norma, della segreteria di mandare l’avviso di deposito alle difese, nessuna difesa aveva mai ricevuto questa avviso. Il pm sostiene invece che la segreteria l’avviso l’ha mandato. Certo è che non è possibile che 5 difese, quindi nessuno, abbia mai ricevuto questo avviso. O si sbagliano tutti e cinque sulle stesse informative, perché le altre ce l’avevamo tutte quante. E anche sotto questo profilo sottolineiamo la particolarità di questo processo che parte con una richiesta di immediato, immediato significa che il pm sta dicendo “io ho una prova evidente e quindi voglio fare il processo subito”, ma invece siamo a distanza di un anno e mezzo dalla richiesta di immediato e le indagini sono ancora in corso. Perché i testi le altre volte hanno riferito che stanno ancora continuando le indagini. Praticamente in parallelo abbiamo il processo e i l’indagine su quel processo. Non è la normalità del processo, tuonano le difese".

"Al di là di questo, in aggiunta scopriamo che abbiamo sempre le carte tre giorni prima di quando si deve sentire il teste. Carte di un anno fa. Non funziona così perché il tema non è semplicemente che noi leggiamo le carte tre giorni prima, ma anche che noi possiamo fare indagini integrative, possiamo valutare domande da fare ad altri testi sulla base di quelle informazioni, informazioni che il pm ha e noi no. E quindi si crea uno squilibrio inaccettabile che il legislatore non consente. Questo è il tema della nostra questione".

 Adesso quindi la parola passerà al Tribunale che scioglierà la riserva il prossimo 17 febbraio. In quest’udienza inoltre, è prevista l’audizione del perito del teste Lia, che dovrà riferire sulla trascrizione di tutte le intercettazioni effettuate dalla polizia giudiziaria.

 

Dalla nostra corrispondente Angela Panzera

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