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CRONACA | venerdì 22 gennaio 2016, 07:05

Imperia: attentato alla sala scommesse: l'indagine della Procura ai raggi X. Ecco cosa ha portato agli arresti di Mucciolo e Alberigo

Gli investigatori hanno capito quasi subito che qualcosa non andava nella versione di Mucciolo e Alberigo, a cominciare da quella notte in cui tutto ebbe inizio

Sono durate due mesi e mezzo le indagini della Squadra Mobile e della Procura di Imperia per ricostruire quanto successo la notte tra l'1 e il 2 novembre, quando un'esplosione, fece saltare in aria la sala scommesse Eurobet di via Del Collegio, e danneggiò gravemente i negozi nelle vicinanze e gli appartamenti sovrastanti.

Si capì subito che si trattava di un attentato finito male. Due dei tre attentatori, Albert Jakupaj, 19 anni e Aranit Ismajlukaj, 29 morirono. Il primo sul colpo, il secondo dopo circa una settimana. Un terzo, Mretjev Ismajlukaj, 19 anni cugino di entrambi, considerato il "palo," si trova adesso agli arresti domiciliari. 

Le successive indagini hanno permesso agli inquirenti di chiudere il cerchio arrestando Ippolito Trifilio, 58 anni cliente abituale della sala scommesse, anche lui ai domiciliari, e due dei tre soci della sala scommesse Alessio Alberigo, 26 anni e Michele Mucciolo, 23, attualmente rinchiusi nel carcere di Imperia. Il terzo socio, Andrea Rosso e il gestore del bar interno alla sala scommesse, Luca Gaglianone, sono risultati estranei ai fatti.

Com'è ormai noto, i due hanno agito perché pieni di debiti e, con la complicità degli attentatori albanesi, a cui spettava un compenso da 2mila euro, e di Trifilio, che ha fatto da tramite e a cui spettava un regalo a operazione terminata, speravano di dare fuoco all'agenzia per poter recuperare 120mila euro dall'assicurazione.

Gli investigatori hanno però capito quasi subito che qualcosa non andava nella versione di Mucciolo e Alberigo, a cominciare da quella notte in cui tutto ebbe inizio. 

"I primi soccorsi venivano chiamati da Ismajlukaj Mretjev, nei minuti immediatamente successivi all'esplosione... cugino di entrambi gli albanesi... con i quali condivideva un'abitazione in via Argine Sinistro ad Imperia. Era giunto sul posto con un'Alfa Romeo Giulietta intestata a Ismajlukaj Aranit. Gaglianone Luca, gestore del bar interno... dichiarava di aver lasciato il locale alle ore 01.00 dopo avervi trascorso l'intera serata... al momento della chiusura aveva invitato Mucciolo e un amico di costui a proseguire la nottata da un'altra parte, presso un night. I due l'avevano salutato dicendo che l'avrebbero raggiunto ma poi non si erano più visti. Aggiungeva (Gaglianone), che conosceva l'albanese in un primo momento sopravvissuto, poiché frequentava il suo autolavaggio e... alcuni mesi prima si era recato nel locale, unitamente a due suoi connazionali, per vedere... una partita della squadra di calcio dell'Albania".

"Mretjev Ismajlukaj dichiarava nell'immediatezza che al momento dell'esplosione si trovava a casa e che si era recato sul posto con l'Alfa Romeo Giulietta in quanto aveva ricevuto una telefonata con richiesta d'aiuto da parte del cugino Ismajlukaj Aranit. Il racconto appariva fin dall'inizio inverosimile in quanto emergevano... circostanze a suo carico, che lo indicavano come... si trovasse già nelle immediate vicinanze di via Del Collegio, verosimilmente con le funzioni di 'palo' durante l'esecuzione dell'attentato da parte dei cugini".

La Procura definisce "triangolari" i collegamenti emersi dalle prime indagini tra i gestori della sala scommesse, del bar, dei conoscenti, tra cui Ippolito Trifilio e Aranit Ismajlukaj. Nelle ore precedenti al fatto ci sono infatti diverse telefonate tra Ismajlukaj, Trifilio e Mucciolo.

"Tali circostanze lasciavano spazio all'ipotesi che i gestori della sala scommesse, o persone a loro vicine, potessero essere gli organizzatori dell'attentato, o in quanto interessati a giustificare debiti non onorati (vincite non pagate, acquisti di stupefacenti) o come soggetti in difficoltà economiche".

Ma la vera svolta nelle indagini arriva il 20 dicembre, quando finalmente Mretjev inizia a collaborare: "Nel corso del suo interrogatorio del 20/12/2015 rendeva ampie ed articolate dichiarazioni che confortano la tesi dell'accordo con i gestori/proprietari dei locali della sala scommesse... effettivamente l'attentato era stato commesso dai cugini... ed egli quella notte si era prestato a far loro da autista, perché, pur sapendo quello che avevano intenzione di fare, aveva un debito di riconoscenza nei confronti del cugino Aranit che lo aveva ospitato. Il cugino gli aveva riferito che l'attentato incendiario era stato concordato con il titolare del locale, un calabrese di 50/60 anni, che voleva lucrare sul risarcimento dell'assicurazione".

Le dichiarazioni dell'albanese hanno permesso di ricostruire la vicenda. In particolare per quanto riguarda il compenso pattuito, la tanica di benzina già dentro il locale, così come il piede di porco, che sarebbe dovuto servire a inscenare lo scasso. Quella sera inoltre le telecamere di sicurezza sarebbero state spente, ufficialmente per un guasto. Infine, i lucchetti che avrebbero dovuto chiudere il portone principale della sala scommesse, non erano stati messi al momento della chiusura del locale.

La versione di Mretjev viene confermata da quella di Trifilio, nel corso del suo interrogatorio, quando svela che l'attentato, inizialmente era previsto per la notte di Halloween, ma era saltato perché nei pressi della sala scommesse vi erano alcune persone. Trifilio conferma di essere stato lui ad assoldare gli albanesi tramite Aranit Ismajlukaj, che conosceva con il nome di Nicky, dai tempi dell'autolavaggio che gestiva sull'Argine Sinistro.

Nel corso della ricostruzione emergono altri nomi di soggetti le cui posizioni sarebbero ancora al vaglio degli inquirenti, che avrebbero in qualche modo preso parte all'organizzazione dell'attentato, o avrebbero cercato di coprire Mucciolo, sostenendolo nel finto alibi creato. 

Mucciolo ha infatti dichiarato di essersi recato a Sanremo, insieme a un suo amico, dopo la chiusura della sala scommesse, e di essere tornato a Imperia in fretta dopo che era stato avvisato dell'incendio. Questa dichiarazione, Mucciolo e l'amico l'hanno fornita anche al terzo titolare, Andrea Rosso, negli attimi immediatamente successivi all'attentato.

Le telecamere cittadine, però, hanno ripreso il passaggio di una Smart, dello stesso colore di quella di Mucciolo, circa tredici minuti prima dell'esplosione, mentre percorreva via Agnesi proveniente da piazza Ulisse Calvi, cioè dal luogo del fatto (tra l'altro incrociandosi con l'Alfa Romeo Giulietta dei tre albanesi che stavano andando a commettere l'attentato.

"La stessa auto - scrivono i magistrati - alle ore 03.04 (quindi pochi minuti dopo l'esplosione) viene nuovamente registrata in passaggio lungo il tragitto di via Garessio, rotonda del carcere, via Agnesi, in direzione di piazza Ulisse Calvi (luogo del fatto). Appena cinque minuti dopo, alle 03:09, viene registrato il passaggio dell'autovettura in senso inverso, da piazza Calvi in via Agnesi, rotonda del carcere, via Garessio, via Argine Sinistro direzione Monti. E' verosimile che Mucciolo, recatosi sul posto per verificare se ci fosse l'incendio, si sia poi precipitosamente allontanato una volta constatata la gravità di quanto accaduto. Si può quindi affermare che Mucciolo Michele, immediatamente prima e dopo il fatto, si trovava in prossimità del luogo teatro dell'attentato".

A venire in soccorso a Mucciolo, nelle dichiarazioni, il suo amico: "In tale contesto - scrive ancora la Procura - appare significativo che il suo amico, in evidente accordo con lui, il 3 ed il 22/12/2015 abbia dichiarato al P.M. che la notte del 2/11/2015, dopo la chiusura della sala scommesse, anziché raggiungere Gaglianone Luca in una locale di Imperia per festeggiare insieme il suo compleanno (come concordato), si erano invece entrambi recati a Sanremo per giocare al Casinò, dove erano rimasti fin verso le ore 02.30". Agli inquirenti però non risulta alcun passaggio sull'Aurelia né con la Smart di Mucciolo, né con l'autovettura dell'amico. Inoltre, al momento della telefonata che avverte Mucciolo dell'incendio, il suo cellulare impegna la cella telefonica situata in via Agnesi.

Quanto esposto, secondo la Procura e la Squadra Mobile che hanno eseguito le indagini, sarebbe la prova del fatto che Michele Mucciolo e Alessio Alberigo sarebbero i mandanti dell'attentato, mentre Trifilio il mandatario.

Alberigo e Mucciolo, accusati di incendio doloso, detenzione di materiale esplosivo e morte come conseguenza di altro reato, resteranno in carcere almeno fino al 23 febbraio, ma il Gip Massimiliano Rainieri, non ha convalidato il fermo, come richiesto dalla Procura, perché non vi sarebbe pericolo di fuga da parte dei due, che pur essendo a conoscenza delle indagini, finora non hanno manifestato alcun segno che potesse tradire la loro intenzione di fuggire. "Non si ravvisano neppure elementi attuali e concreti su cui fondare il pericolo di recidiva specifica". E' concreto invece, secondo il Gip, il pericolo di inquinamento delle prove, secondo quanto scrive il Pm: "Sono in corso ulteriori accertamenti finalizzati a comprendere il preciso ruolo di ciascun indagato nei gravi fatti in contestazione; inoltre, le dichiarazioni che Mucciolo ed Alberigo decideranno, eventualmente, di rendere dinnanzi all'A.G. costituiranno inevitabilmente oggetto di supplementi investigativi. Dette attività potrebbero essere gravemente compromesse qualora i fermati, che già - come detto nel riportare lo svolgimento dei fatti e delle indagini - hanno posto in essere condotte, anche coinvolgenti terze persone, finalizzate chiaramente ad impedire l'accertamento dei fatti, venissero rimessi in libertà".

Francesco Li Noce

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