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CRONACA | giovedì 28 gennaio 2016, 12:17

Denunciato per adescamento online di una bambina di 10 anni: si fingeva una 12enne, in realtà si tratta di un 32enne genovese

Fingendosi infatti un loro coetaneo, assumendo il falso profilo di una ragazzina di 12 anni su Facebook, l’indagato riusciva ad ottenere l’amicizia di numerose bambine in tenera età.

Sono circa 400 i contatti con minorenni, alcuni dei quali dell’età di 10 anni, individuati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Genova, attraverso un certosino lavoro di account screening.

Fingendosi infatti un loro coetaneo, assumendo il falso profilo di una ragazzina di 12 anni su Facebook, l’indagato riusciva ad ottenere l’amicizia di numerose bambine in tenera età.

Chattando” con le giovani vittime, con un atteggiamento seducente, ne carpiva la fiducia con complimenti sul loro aspetto fisico e facendole sentire importanti.

La mossa successiva consisteva nell’inviare per primo, false foto intime, riferite alla propria finta identità femminile.

In questo modo era più facile per l’adescatore convincere le bambine a fotografarsi e condividere con lui foto di natura intima.

L’invio di foto osé da parte delle giovani vittime consentiva al malvivente di ricattarle, minacciandole di informare i genitori se non avessero assecondato le sue abiette richieste.

L’indagine, che trae origine dal rafforzamento del monitoraggio della Rete e dalla costante opera divulgativa nelle scuole, è stata condotta attraverso una minuziosa attività di analisi dei profili Facebook con la preziosa collaborazione del noto e diffusissimo social network straniero.

La L.172/2012, che attua la Convenzione di Lanzarote, ha introdotto nel codice penale l’articolo 609-undecies c.p. che prevede la nuova fattispecie dell’adescamento di minori.

Il legislatore italiano ha voluto in tal modo anticipare la soglia di punibilità al momento precedente la consumazione di successivi reati, che purtroppo costituiscono la tipica escalation dell’intento criminoso iniziato con l’adescamento del minore e finalizzato all’incontro ed al probabile abuso del minore stesso.

Elemento che ha determinato un’accelerazione delle indagini, e per il quale l’Autorità Giudiziaria di Genova ha emesso a carico dell’uomo un decreto di perquisizione, eseguito nei giorni scorsi dagli investigatori del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Genova, nel corso della quale è stato rinvenuto cospicuo materiale informatico ancora in corso di analisi.

Nonostante la massiccia opera di informazione che la Polizia Postale e delle Comunicazioni svolge nei confronti dei ragazzi, dei genitori e degli insegnanti” afferma Giorgio Bacilieri, Dirigente del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Liguria “i riscontri della nostra attività di monitoraggio della Rete dimostrano che il fenomeno è più che mai attuale e ci impone di non abbassare la guardia”.

Mi preme ricordare che la Specialità è presente anche sulla Rete”, continua Bacilieri, “con consigli utili che possono essere reperiti sul sito www.poliziadistato.it e su quello del Commissariato di PS on line, oggi anche attraverso l’App scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone o su tablet, sia per il mondo Apple che Android”.

E’ importante:

- mantenere sempre vivo un canale di dialogo con i ragazzi magari lasciando che siano loro ad insegnarci come funzionano i servizi di internet che preferiscono;

- rendersi disponibili alle domande più “scomode”: sono quelle a cui gli abusanti on-line sono sempre pronti a rispondere. Raggiungono così il cuore dei ragazzi facendogli abbassare la guardia, cedendo alle richieste di andare oltre, accettando magari di raccontare e fotografare la propria intimità;

- se un genitore viene a conoscenza di contatti sessuali on line tra il proprio figlio e un adulto sconosciuto non deve mai sostituirsi al ragazzo/a in internet perché questo pone a rischio l’indagine per identificare l’abusante. Meglio salvare, immagini e conversazioni e recarsi in un ufficio della Specialità per chiedere consiglio;

- se uno studente confessa ad un insegnante di aver inviato foto intime a sconosciuti o a coeatanei, astenersi da giudizi di colpevolizzazione. Sarà importante chiarire con il ragazzo che la gravità del fatto pone obbligo di informare i genitori, offrendogli tutto il supporto di cui ha bisogno nel farlo.

C.S.

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