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ATTUALITÀ | lunedì 07 marzo 2016, 08:21

Ventimiglia: “Io strumentalizzato per fantomatici legami tra 'ndrangheta e Comune” Barilaro dopo la sentenza del Consiglio di Stato

Oggi esce dal silenzio anche Giuseppe Barilaro dipendente comunale figlio di Fortunato Barilaro e nipote di Francesco Barilaro entrambi assolti relativamente all'inchiesta 'Maglio 3'.

La recente sentenza del Consiglio di Stato ha decretato l’illegittimità dello scioglimento del Consiglio Comunale di Ventimiglia annullandone gli atti che nel 2012 portarono al provvedimento. La notizia nei giorni scorsi era trapelata attraverso le parole dell’ex Sindaco Gaetano Scullino il quale si era espresso sulla questione che all’epoca lo aveva colpito direttamente, descrivendola come un danno non solo personale ma anche materiale e morale per l’immagine della città intera.

Oggi esce dal silenzio, proprio a fronte della recenti sentenze, anche Giuseppe Barilaro dipendente comunale figlio di Fortunato Barilaro e nipote di Francesco Barilaro entrambi assolti, con formula piena nel doppio grado di giudizio, dalle accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso nell'inchiesta 'Maglio 3': “Non voglio entrare nel merito della questione che riguarda i miei familiari, sarebbe troppo facile e scontato, ma vorrei rendere noto invece quanta cattiveria sia stata indirizzata nei miei confronti in ambito lavorativo”.

Prima dello scioglimento Giuseppe Barilaro era funzionario dell’ufficio commercio ma conseguentemente alle risultanze del lavoro della Commissione d’Accesso sono iniziati gli spostamenti da un ufficio all’altro: “Dal settore dove avevo lavorato per 15 anni è iniziato il mio ‘peregrinare’ forzato da un ufficio all’altro, un demansionamento che mi ha danneggiato a livello professionale ed economico. All’interno dell’ente sono stato l’unico dipendente oggetto di tali spostamenti, una gogna incessante, una ‘demonizzazione’ non supportata dai fatti come emerge ad oggi dalle sentenze”.

Dalla relazione della Commissione di Accesso si leggono le modalità con cui il dipendente è stato assunto presso il Comune ottenendo l’incarico di responsabile dell’area di Polizia Amministrativa. Modalità discutibili secondo la relazione anche alla luce di dichiarazioni di terzi rese ai Carabinieri. “Si tratta di dichiarazioni non veritiere - secondo Barilaro - La mia assunzione ha seguito un iter di una limpidezza straordinaria e la bontà di quanto da me enunciato era già stata dimostrata dalle stesse indagini fatte dai Carabinieri di Imperia eppure nessuno, nonostante io ne avessi dato disponibilità scrivendo alle autorità e agli inquirenti, mi ha mai convocato chiedendomi delucidazioni in merito”.

Ho scritto al Prefetto, alla Direzione Distrettuale Antimafia, alla Procura ma non ho ricevuto risposta alcuna – continua Barilaro – E io invece, per evitare che si facessero polveroni inutili e per zelo, avevo fatto presente alla Procura di essere in possesso legittimo di armi e della relativa licenza immaginando che mi avrebbero ritirato tutto ma mai mi sarei aspettato che questo sarebbe avvenuto con quell’irruzione sul posto di lavoro in orario di ricevimento".

L’aspetto più grave è che inspiegabilmente tutto quello che poteva delineare la bontà del mio operato non veniva acquisito dalla Commissione. Fatti e atti che andavano contro il castello accusatorio venivano tralasciati senza essere presi in considerazione. Anche su questo avevo provato ad informarne l’allora Prefetto senza tuttavia ricevere risposta alcuna”.

Spiace, per quanto è dato sapere – conclude Barilaro – che gli organi investigativi non abbiano aperto fascicoli nei confronti di coloro che avevano fornito informazioni su di me traendo in inganno gli inquirenti stessi. Così come mi preoccupa che sotto il profilo investigativo si sia fatto riferimento alla ‘vox populi’ come se fosse una fonte affidabile dalla quale trarre giudizi e porre in essere indagini. Io non sono stato mai indagato, mai nemmeno un avviso di garanzia e ho subito tutto questo solo per il cognome che porto”.

Lorenzo Ballestra

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