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ATTUALITÀ | giovedì 10 marzo 2016, 15:32

Ventimiglia: Giuseppe Barilaro replica alle dichiarazioni di Abbondanza rese nella conferenza pubblica di ieri

Barilaro: "Trovo sconcertante aver permesso ad un pregiudicato di utilizzare la biblioteca, patrimonio dell’Ente, per sproloquiare contro un dipendente dell’Ente stesso ed un’amministrazione eletta democraticamente ma destituita 'contra legem'".

Non si è fatta attendere una replica da parte del dipendente comunale Giuseppe Barilaro in riferimento alle affermazioni pronunciate, nella conferenza della Casa della Legalità di ieri, da Christian Abbondanza che nell’occasione ha enucleato alcune parti della relazione della Commissione di Accesso relative alla figura del dipendente e sul concorso a cui aveva partecipato la moglie.

E’ d’obbligo fare una premessa: trovo sconcertante l’aver permesso ad un pregiudicato, Abbondanza appunto, di utilizzare la Civica Biblioteca Aprosiana, patrimonio dell’Ente per il quale ho l’onore di lavorare, quale sede per sproloquiare lanciando accuse contro un dipendente dell’Ente stesso ed un’amministrazione eletta democraticamente ma destituita “contra legem”, come sancito dal Consiglio di Stato”.

“Ciò detto, - continua Barilaro - contesto quanto asserito dallo stesso contro di me, le plateali calunnie rispetto al ruolo ricoperto nell’ente all’epoca, nonché le insinuazioni in merito al concorso al quale ha partecipato mia moglie. Richiamando in toto mie precedenti dichiarazioni in merito, puntualizzo che “l’incarico fiduciario” al quale lo stesso fà riferimento altro non è che un ordinario iter di carriera che ha portato il dipendente più alto in grado dell’ufficio ed in possesso dei giusti requisiti giuridici, con esperienza ultradecennale nel settore, a ricoprire un posto all’interno del servizio stesso (resosi vacante a seguito di avanzamento di carriera del titolare del ruolo, prassi assolutamente normale e comune a tutti gli enti).

Barilaro ha poi spiegato la questione inerente il concorso al quale aveva partecipato la moglie: “La firma AB contestata altro non era per la concorrente che la formalizzazione dell’atto (la stessa infatti era apposta in corrispondenza della firma del Sindaco). Anche i meno avveduti possono capire che laddove fosse stata intenzione della stessa farsi riconoscere senza destare sospetti di certo avrebbe utilizzato un “segno” concordato con chi l’avrebbe dovuto riconoscere e non avrebbe ovviamente utilizzato quelle che corrispondono alle iniziali del suo nome e cognome così riconducibili a lei; anche l’intera commissione esaminatrice ha sempre affermato che in sede di apertura della busta, pur contestandone la firma, non ha avuto modo di riconoscere la persona alla quale lo scritto appartenesse. Concorso nel quale, tra l’altro, a fronte di un posto disponibile la stessa si classificava nona in graduatoria e soprattutto ammessa con riserva, senza alcuna possibilità reale e concreta di assunzione futura, come in effetti è stato per lei e per altri sei idonei che la precedevano in graduatoria.

Ma aldilà di quanto sino ad ora scritto, le accuse formulate da Abbondanza, dalla Commissione di accesso e da chi ha fornito false informazioni alla stessa, non solo non hanno trovato riscontro alcuno alla verifica degli atti e dei fatti, ma neppure sono state utilizzate dalla pubblica accusa nel processo “La svolta”, proprio in virtu’ dell’inesistenza di qualsivoglia rilievo di irregolarità.

Lascia sgomenti, inoltre, l’atteggiamento di Abbondanza, che osanna la Magistratura quando emette sentenze di colpevolezza e la denigra nel momento in cui la stessa assolve: come se la giustizia la si potesse ritenere tale solo nel momento in cui pronuncia verdetti di colpevolezza. Lo stesso “sventola” durante i suoi “interventi” sempre e solo le sentenze “in linea” con le proprie teorie e non cita mai quelle di assoluzione ed i loro contenuti, tralasciandole volutamente, perché non congeniali ai suoi paradigmi.

Comunque ciò che traspare in maniera netta, evidente e che non lascia spazio ad interpretazione alcuna è che il massimo organo di giustizia amministrava ossia il Consiglio di Stato, non Abbondanza, ha scritto nella motivazione di sentenza che non ci sono state illegittimità né alcun elemento di giudizio – di nessun tipo - sufficiente per sciogliere un Comune. Non penso ci sia altro da aggiungere.

“Non mi dilungo oltre perché non intendo dare troppa importanza ai miei detrattori – conclude Barilaro - ma chiudo con due brevi considerazioni: in primo luogo, Abbondanza, anziché dire a me di trasferirmi in altro Comune sarebbe meglio fosse lui a trasferirsi in altro Stato visto che non accetta le sentenze emesse in Italia dagli organi giudicanti pronunciate in nome del popolo italiano; seconda cosa non ho volutamente fatto riferimento a Marco Ballestra poiché per lui parlano le tante denunce, condanne e processi in corso”.

Lorenzo Ballestra

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