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ATTUALITÀ | mercoledì 30 marzo 2016, 07:11

Taggia, Ospedale di Carità: firmato l'accordo tra Fondazione e cooperativa, dipendenti licenziati, piano di rientro del debito entro il 31 maggio

Della notizia ne sono, ovviamente, al corrente anche gli utenti: molti, tra quelli autosufficienti, non ha escluso la possibilità di poter lasciare la struttura alla mezzanotte di giovedì, insieme agli operatori della cooperativa. Quelli meno indipendenti non hanno potuto far altro che subire la notizia, non senza commozione.

E' stato firmato ieri l'accordo tra la Fondazione dell'Ospedale di Carità di Taggia e la cooperativa Nuova Assistenza, ma nessuna buona notizia per i 22 dipendenti che dovranno ufficialmente lasciare domani quello che per quattro anni è stato il loro posto di lavoro. L'accordo prevede, infatti, un piano di rientro del debito - pari a circa 800 mila euro che la Fondazione ha maturato nei confronti della cooperativa – entro il 31 maggio, mentre resta ufficiale il licenziamento dei dipendenti che dalla mezzanotte di domani lasceranno la struttura.

Una situazione a cui si è giunti dopo circa un anno e mezzo di mancato pagamento delle fatture dovute alla cooperativa, da parte della Fondazione e che ha inevitabilmente portato al licenziamento del personale, nonostante le numerose proposte di rientro del debito, giunto ad 800 mila euro, da parte della cooperativa. Lo sgomento più grande in questo momento è quello dei parenti dei 64 utenti all'interno della struttura che non hanno alcuna certezza su quello che sarà il futuro dei loro cari, sulle persone alle quali questi verranno affidati e, non mancano ovviamente, quelli che si riservano la possibilità di verificare come andranno le cose nel primo mese e poi, eventualmente, trasferire il proprio acro in un'altra struttura. La preoccupazione più grande sta nel non aver ancora visto chi sarà e se vi sarà del nuovo personale che verrà assunto, se questo non dovesse avvenire, non fa stare tranquilli il fatto che la Fondazione possa occuparsi dei 64 utenti con 22 dipendenti in meno.

Ci siamo trovati molto bene con questi ragazzi – spiega una parente – si è instaurato un rapporto di grande affetto tra loro e gli utenti della struttura. A mia madre avevo detto di provare a venire qua per un mese, se le cose non fossero andate bene, sarebbe potuta ritornare a casa, ma non ha voluto, questo deve far riflettere sul grande impegno e sulla passione che hanno messo nel loro lavoro. Non ci aspettavamo affatto questa situazione, ci hanno comunicato tutto questo con una riunione, ma non avevamo sospettato nulla.”

Della notizia ne sono, ovviamente, al corrente anche gli utenti: molti, tra quelli autosufficienti, non ha escluso la possibilità di poter lasciare la struttura alla mezzanotte di giovedì, insieme agli operatori della cooperativa. Quelli meno indipendenti non hanno potuto far altro che subire la notizia, non senza commozione.

Io sono veramente esterrefatta – fa eco un'altra partente – questa è una struttura di prim'ordine, che succeda una cosa del genere è inaccettabile. Credevo di vedere il personale nuovo di ritorno dalle vacanze pasquali, invece, questo non è successo. Perché non assumono questi 22 ragazzi invece di mandarli via? Ci sono utenti che piangono tutti i giorni da quando hanno appreso la notizia, è una cosa orribile, io mi fido di queste persone, ora lasciare i nostri cari lì la notte, senza sapere da chi saranno accuditi non è di certo una cosa semplice, soprattutto di questi tempi in cui si  sentono cose di ogni tipo.”

Simona Della Croce

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