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ATTUALITÀ | sabato 05 marzo 2016, 12:31

Liceo Amoretti di Sanremo: prosegue l'attività del laboratorio di giornalismo con il professor Fabrizio Prisco

La classe V B incontra e intervista la giornalista di Sanremonews Simona Della Croce

Simona Della Croce ed il professor Fabrizio Prisco in un momento del laboratorio di giornalismo

Proseguono con successo gli incontri con le scuole di Simona Della Croce autrice del libro “Io sono Peppino”. Nel mese di febbraio ha partecipato a numerosi laboratori con le scuole medie superiori della provincia di Imperia. Fra queste anche il Liceo Amoretti di Sanremo nell’ambito del progetto dedicato al giornalismo curato dal professor Fabrizio Prisco.

Pubblichiamo l’intervista realizzata dalla classe V B del liceo e curata da Manon Del Core e Alessandra Tangianu.

La giornalista sanremese Simona Della Croce, autrice del libro “Io sono Peppino”, dedicato alla figura di Peppino Impastato, giovane siciliano di Cinisi ucciso dalla mafia nel lontano 1978, è venuta a trovarci durante una sessione pomeridiana del nostro Laboratorio di Giornalismo del Liceo Amoretti. Noi l'abbiamo intervistata.

Come è nata l'idea di scrivere prima una tesi di laurea e poi un vero e proprio libro su Peppino Impastato? "Ho conosciuto la storia di Impastato – spiega Simona Della Croce - attraverso il film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana e anche attraverso il libro del fratello di Peppino, Giovanni, 'Resistere a Mafiopoli'. Ho deciso pertanto di fare di questa vicenda la tesi della mia laurea, analizzando come l'omicidio di Peppino è stato trattato dai mezzi di informazione. Prima Impastato era stato definito un terrorista suicida, oggi è un simbolo della lotta alla mafia ed è un esempio da seguire."

Come sei riuscita a realizzare questo libro? "Ho raccolto tanto materiale, vedendo anche su Internet diversi documentari e in seguito ho preso contatti con il Centro Impastato di Sanremo. Grazie a Claudio Porchia ho potuto incontrare Giovanni Impastato che mi ha ospitato a Cinisi, piccola cittadina nei dintorni di Palermo, dove viveva Peppino e dove ho svolto sul campo le mie ricerche."

Come vedono ancora oggi i cittadini di Cinisi la figura di Peppino Impastato? "La prima volta che sono stata in Sicilia nel 2011 ho respirato un clima di tensione, mi aveva colpito il fatto che, mentre camminavo con Giovanni, sulla strada principale di Cinisi, tutte le persiane fossero chiuse e, nonostante questo, io avevo la sensazione di  essere osservata. L'anno scorso sono tornata a Cinisi il 9 maggio per l'anniversario dell'omicidio di Peppino e ho avvertito che forse le cose stanno cambiando".

Il tuo libro è diviso in due parti. Come mai? "La parte iniziale è stata scritta prima del mio viaggio a Cinisi e perciò ha uno stile più distaccato e accademico. La seconda è stata influenzata dal mio incontro con la famiglia di Peppino. E' una specie di flusso di coscienza che ho scritto di notte. All'interno del libro ho voluto inserire gli articoli di giornale dell'epoca per dimostrare come la verità spesso possa essere distorta e come per diversi anni la mafia abbia cercato di far passare Peppino come un pazzo terrorista morto suicida imbottito di tritolo sui binari della tratta Trapani-Palermo."

Cosa ci insegna ancora oggi il sacrificio di Peppino? Come possiamo combattere la mafia? "Peppino dava fastidio perché attraverso le sue trasmissioni su Radio Aut con sarcasmo ed ironia rendeva ridicoli i boss della mafia di Cinisi come Don Tano Badalamenti che chiamava Tano Seduto. Quello che possiamo e dobbiamo fare oggi per ricordarlo è continuare a parlare della sua storia. La mafia può essere sconfitta soltanto rompendo il muro di omertà e prendendo coscienza di quello che accade ogni giorno non solo in Sicilia, ma anche nel resto del nostro paese". 

Redazione

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