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ATTUALITÀ | sabato 23 gennaio 2016, 16:35

Imperia: unioni civili, Simone ed Alvaro dopo 23 anni si vogliono sposare ma la legge italiana lo impedisce

"Non state impedendo questo momento di felicità solo a noi ma anche a tutti quelli che ci vogliono bene". Il DDL Cirinnà visto da una coppia omosessuale originaria di Imperia.

Da sinistra, Simone Castagno ed Alvaro Manuello

“Siamo pronti a sposarci dobbiamo solo decidere se a Genova o Imperia anche se l’importante è stare vicini a chi ci vuole bene”.

Il luogo del matrimonio è uno dei principali pensieri delle coppie che convolano a nozze, ma la data è anche più importante. In un certo senso ne sanno qualcosa due imperiesi doc Simone Castagno e Alvaro Manuello. Questi due 39enni da 23 anni stanno felicemente insieme, vorrebbero sposarsi ma non possono perché la legge italiana non riconosce il loro amore. Questa coppia omosessuale sta osservando con una certa apprensione tutta la discussione politica che ruota intorno al famoso DDL Cirinnà e quindi sulle unioni civili e come loro tanti altri italiani. Abbiamo voluto raccontare la storia di due imperiesi come tanti per comprendere come venga vissuta questa piccola rivoluzione italiana, ovviamente con un punto di vista del tutto diverso. 

Come vi siete conosciuti?Siamo genovesi di adozione ma imperiesi di origine e ogni weekend torniamo nella riviera dei fiori per trovare amici e parenti. - ci confida Simone - Ci siamo conosciuti ai tempi del liceo, la solita rivalità classico scientifico e poi siamo sempre stati insieme. All’inizio non avevamo un’identità pubblica come adesso ma siamo stati fortunati. Tutti i nostri amici l’hanno sempre saputo ed alle nostre famiglie l’abbiamo detto in modo pratico e non abbiamo avuto fortunatamente alcun problema o rifiuto, purtroppo per tante coppie omosessuali non è così. Siamo stati un po’ un’eccezione”.

Vi volete sposare?  “Per me il matrimonio è sempre stato un po’ un traguardo. - racconta Alvaro - Davo per scontato che in Italia o all’estero avremmo raggiunto un riconoscimento civile di questa relazione. Aspettiamo gli esiti sapendo che comunque arriverà una formula che non ci darà pieno riconoscimento e poi cominceremo un iter per un riconoscimento di un matrimonio”.

Poi Simone sottolinea “Le coppie omosessuali vedono il DDL Cirinnà come un piccolo primo passo perché è comunque lontano dal matrimonio pensato come nella gran parte dei Paesi europei o negli Stati Uniti. Siamo in una situazione abbastanza discriminante. Noi pensiamo che questa legge sia da difendere soprattutto per tutelare i bambini che crescono nelle coppie omosessuali con la Step Child Adoption. Sposarsi è importante, perché gli omosessuali, vivono come un insulto l’impossibilità di avere questo momento di condivisione della felicità con le altre persone. Perché vietare ad una coppia omosessuale di unirsi in matrimonio non è vietarlo solo a loro ma anche ai genitori, agli amici, a tutti i parenti ed a chiunque gli voglia bene. Penso sia giunto il momento di andare avanti”.

La step child adoption consente alle coppie omosessuali la possibilità di adottare un bambino purché sia il figlio naturale di uno dei due partner. Come vi ponete di fronte a questa possibilità? “Io mi sento di difenderla a prescindere. Il fatto che non possa esistere una famiglia omosessuale è una cosa limitante anche per me al di là del fatto che io non abbia figli. E’ un obiettivo che voglio sia raggiunto, è una difesa della genitorialità” - spiega Alvaro. 

“E’ il riconoscimento dei diritti per tutti quei bambini nati e cresciuti nelle famiglie omosessuali - conferma Simone - Molti omosessuali dicono ‘io non ho figli, non mi interessa’, io invece la reputo fondamentale. Il ddl Cirinnà senza Step Child Adoption non lo accettiamo perché non andrebbe a difendere i più deboli che sono soprattutto i bambini. Al di là di come vengono al mondo tutti i bambini devono essere tutelati. Un Paese in cui questo non esiste non è un Paese democratico. Questo istituto esiste per le coppie eterosessuali dal 1983 quindi non si tratta di inventare istituti nuovi o fare chissà quali stravolgimenti si tratta di riconoscere un diritto”. 

Visto che spesso tornate a casa pensate che nella provincia di Imperia sia cambiato il modo con cui la gente guarda le coppie omosessuali? “Ci fa piacere tornare a casa e vedere che stanno cambiando le cose anche lì. Il Mia Arcigay aggrega tante persone. - afferma Simone che poi aggiunge - C’è ancora tanta strada da fare perché l’Italia è un Paese dove se ti dai un bacio casto sulla spiaggia c’è il bagnino che ti dice ‘vergognatevi, ci sono dei bambini’. Io credo che nelle nuove generazioni omosessuali, uomini e donne, ci sia la consapevolezza della propria dignità o del diritto alla felicità. Oggi è più semplice vedere due ragazzi che si tengono per mano o due ragazze che si baciano mentre noi quando eravamo adolescenti non avremmo mai osato ma perché eravamo noi i primi ad autolimitarci. - poi Simone precisa - L’omofobia è una cosa brutta perché non agisce solo su chi è violento contro gli omosessuali a volte siamo noi stessi a limitarci. Nelle province è sempre più difficile rispetto ad una grande città ma anche qui da noi sta cambiando qualcosa. Certo, bisognerebbe lavorare ancora molto sull’educazione dei giovani e quindi con la scuola per sradicare certi stereotipi”. 

Stefano Michero

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