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ATTUALITÀ | lunedì 21 marzo 2016, 19:11

Imperia: grande partecipazione al convegno di Libera 'Mafia in Liguria, facciamo il punto', Di Lecce “E' un fenomeno che ha rilevanza mondiale”

"Tra mafia e terrorismo ci sono le stesse differenza che esistono tra cancro ebola, il primo è una mutazione genetica che ci appartiene, il secondo è un virus che può essere debellato" ha commentato Roberto Cavallone

Aula Magna gremita questo pomeriggio all'Università di Imperia per il convegno organizzato da Libera in occasione della giornata di oggi dedicata alla memoria e all'impegno: la memoria delle vittime innocenti di mafia e l'impegno, il punto della situazione su questo fenomeno che, ormai, ha rilevanza mondiale.

All'incontro hanno preso parte Michele Di Lecce, ex Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Genova; Grazia Pradella, Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Imperia e Roberto Cavallone, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Imperia.

Quando mi sono insediato a Genova – ha spiegato Di Lecce - si sentivano spessp frasi come 'la mafia non esiste', cosa che ritengo molto difficile dire oggi, come allora. Colloqui con alcuni uomini appartenenti a questa organizzazione, in cui si parlava dell'esistenza della mafia in Liguria davano un quadro tutt'altro che confortante sulla presenza della mafia in questa regione.

Questa percezione o non percezione del fenomeno, si fondava su un profilo basso sostenuto dai maggiori esponenti sul territorio ligure anche se molti di questi esponenti erano personaggi che non destavano alcun interesse: gestori di attività che sembravano svolte senza alcuna preoccupazione. In realtà questi soggetti si sono rivelati partecipi emissari collegati ad organizzazioni di stampo criminale, per quanto riguarda la Liguria prevalentemente di tipo 'ndranghetista, ma non solo,perché non esistono zone di presenza esclusiva del l'una o dell'altra attività criminale.”

L'area del ponente è stata sempre individuata come l'area di maggior diffusione della mafia, ma questo non significa che in quella del levante ed estremo levante la situazione non sia uguale, la mafia non è certamente focalizzata solo nel ponente. Questo fenomeno ha ormai rilevanza mondiale, non esiste solo il Calabria o in Sicilia.

All'intervento dell'ex Procuratore di Genova, Di Lecce, ha fatto seguito quello di Roberto Cavallone, che ha prestato servizio proprio in anni molto particolare per lo sviluppo del fenomeno mafioso in Liguria: “Anche quando mi sono insediato io il territorio dell'estremo ponente ligure si caratterizzava per un grande presenza di criminalità organizzata – ha spiegato. - Quando arrivai qui verso la fine del 2008 trovai una situazione molto simile a quella evidenziata dal Procuratore Di Lecce, ma da parte dei vertici dell'epoca, sia della Polizia che della Magistratura, l'approccio era minimalista. Io però sapevo che le cose non stavano così perché a Roma di 'ndrangheta me ne ero occupato, e perché avevo capito che la mafia fuori dal territorio di origine si comporta diversamente.

Le solite manifestazioni di tipo militare della mafia, sono diverse, qua hanno bisogno di tranquillità e silenzio, e per fare soldi, occorre che nessuno si metta in mezzo. Creai scalpore quando dissi che secondo me c'erano cento personaggi implicati, questa superficialità del fenomeno ha portato il suo inasprirsi. Tra mafia e terrorismo ci sono le stesse differenza che esistono tra cancro ebola, il primo è una mutazione genetica che ci appartiene, il secondo è un virus che può essere debellato.”

Molto toccante anche l'esperienza del Procuratore aggiunto Grazia Pradella che a soli 25 anni, ha interrogato il primo boss: “A 25 anni, con solo un anno di magistratura alle spalle, mi trovai a giudicare Zagari, immaginatemi a quell'eta a sentire un imputato che spiega 41 omicidi e che spiego che la ndrangheta c'era, aveva il monopolio della droga e uccideva. Era il 1990. Molti passi sono stati fatti, ma questo ci ha insegnato che eravamo come la Calabria, con la differenza che giù avevano anche una situazione di protezione della società. Era Bucinasco, provincia di Pavia, di passi da allora ne abbiamo fatti.

La mafia ora compra farmacie, si infila nei distretti sanitari e nei comuni. L'unica speranza che abbiamo è che voi ragazzi diciate no ai concorsi per entrare all'università di Medicina, hanno pure provato con il concorso in magistratura, questa è l'evoluzione delle mafie. Per essere dei bravi magistrati abbiamo bisogno di avere cittadini reali che credono nella Costituzione, perché facciamo qualcosa di appassionatamente democratico.”

Simona Della Croce

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