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ATTUALITÀ | mercoledì 27 gennaio 2016, 12:26

Il gruppo ricerche " Archeonervia composto da Andrea Eremita, Bruno Calatroni, Stefano Albertieri, Paolo Ciarma e Aldo Ummarino annuncia la scoperta sulle alture di Molini di Triora di una necropoli preistorica

Forse l'epilogo di uno scontro armato.

Questa estate per sfuggire alle giornate roventi, il gruppo ricerche ‘Archeonervia’, composto da Andrea Eremita, Bruno Calatroni, Stefano Albertieri, Paolo Ciarma e Aldo Ummarino, ha indirizzato le indagini archeologiche di superficie a 1500 metri di altitudine sulle alture di Molini di Triora, località  che prende il nome da una  cappella di cui rimangono i ruderi intitolata a San Lorenzo. Luogo antropizzato dalla più remota antichità dai pastori transumanti dove in passato era stato localizzato un menhir e un altare sacrificale con vaschetta e scolatoio per il sangue.

Reperti archeologici già descritti da Enzo Bernardini nella guida archeologica della Liguria (Newton Comton). Pubblicazione  che ci ha stimolato ad allargare le ricerche in tutto il circondario e le sorprese non sono mancate con la scoperta di un dolmen (tomba monumentale preistorica) con una incisione vulvare sull' architrave di copertura simbolo di rinascita e al limite del bosco una necropoli di 15 tombe distribuite  su un'area pari alle dimensioni di un campo di calcio evidenziate da uno strato di pietre di copertura  a forma ellittica mediamente della misura di m. 3,50X5. Dolmen orientato a ricevere il primo raggio di sole del mattino. E' del tutto evidente che da una indagine archeologica di superficie non si possono vendere certezze, ma  nulla vieta di  pensare che  ci sia un legame tra il dolmen e la necropoli e al tempo stesso ipotizzare uno scenario  nel quale le sepolture vanno interpretate come  l'epilogo di uno scontro armato dove in una società gerarchizzata il capo, il condottiero vittima del conflitto armato,  in virtù del suo rango è stato sepolto con tutti gli onori  sul versante della montagna in una tomba monumentale  orientata in modo simbolico  ricevere il primo raggio di sole del mattino mentre le altre vittime dello scontro armato nella necropoli.

A sostegno che le vittime di una guerriglia scoppiata tra gruppi  rivali siano state sepolte nella necropoli, scenario tutt'altro che impossibile, innanzi tutto è il luogo decentrato a 1500 metri di altitudine, località certamente  non favorevole nel periodo Neolitico ad un insediamento stabile  della durata di diversi anni tale  da poter giustificare la presenza di 15 sepolture, inoltre l'esperienza ci insegna che nelle le necropoli che si sono formate nel corso del tempo, in genere i tumuli si differenziano notevolmente per  altezza e volume mentre nel caso specifico  hanno una forma pressoché omogenea con poche pietre di copertura. L'idea che prevale è che le sepolture siano state fatte in concomitanza con una certa fretta in modo poco accurato. Volendo trovare la scintilla che ha innescato la guerriglia, il ventaglio di ipotesi non manca ma la più sostenibile non può prescindere da una attenta analisi della geografia del territorio che investe nel suo insieme tutto il comprensorio di  San Lorenzo, località immersa in una grande conca circondata da montagne a picco riparata dai venti di tramontana con innumerevoli ripari sotto roccia ricca di  pascoli. Luogo ideale di forte richiamo dove trascorrere la transumanza estiva e le cacce stagionali d'altura. Località che è facile pensare nel periodo Neolitico doveva  attirare le attenzioni di molti gruppi tribali del circondario fino a  scatenare un conflitto armato.

Il clima di violenza con testimonianze  di massacri che  si registra per la prima volta nella storia dell'umanità  nel periodo Neolitico  che annovera tra le sue  cause il tramonto di una società egualitaria durata millenni , una forte pressione demografica  e la nascita del  concetto di proprietà  dei migliori terreni agricoli, di pascolo e dei migliori territori di caccia, (oggi nulla è cambiato, si uccide per il controllo delle fonti energetiche)  trova conferma  in  una indagine  archeologica compiuta in una fossa comune databile al  VII millennio a.C. nella località Schonck Kilianstadten  in Germania dove i corpi di 26 individui sono stati trovati  uccisi a colpi di freccia  e con fratture alla testa. Segni di violenza  su 34 corpi sono stati trovati  dagli archeologi in fosse comuni  con datazione ascrivibile al IV-V  millennio a.C.a. Talhein in Germania e  nella località di Asparrm Schletz in Austria, mentre in Francia nella località di Roaix,  regione della Valcluse, una indagine anatomica sulle  ossa di   decine di individui sepolti in un ipogeo  ha stabilito che in larga parte erano erano stati uccisi a colpi di freccia. E come non dimenticare la senzazionale scoperta della mummia  di un uomo adulto battezzato l'uomo di Similaun vissuto 5200 anni fa  restituito  da un ghiacciaio i scioglimento a  3000 metri  di quota ucciso da un colpo di freccia?

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