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ATTUALITÀ | sabato 16 gennaio 2016, 07:21

#fondatasullavoro, Job's Act: una panoramica sul provvedimento, conosciamolo meglio

Prima di osservare i principali ambiti che il Job’s Act disciplina, è necessario fornire ai Gentili Lettori alcune informazioni sulla natura giuridica di un intervento di tale portata.

Buongiorno care amiche e amici lettori, nel corso di questo appuntamento verrà analizzato in modo generale il recente intervento legislativo del Governo Renzi nell’ambito della riforma del mercato del lavoro.

Prima di osservare i principali ambiti che il Job’s Act disciplina, è necessario fornire ai Gentili Lettori alcune informazioni sulla natura giuridica di un intervento di tale portata. Come da prassi, in questo caso si è utilizzato lo strumento della c.d. legge delega. Infatti ai sensi dell’Articolo 76 della Costituzione, il Parlamento, attraverso l’approvazione di una legge ordinaria può cedere l’esercizio della tipica funzione legislativa al Governo. Ovviamente il provvedimento definisce degli stringenti limiti nell’ambito dei quali poter operare correttamente, connessi ad un tempo limitato e ad oggetti definiti, concretizzando l’individuazione di linee generali nel rispetto delle quali il Governo può operare autonomamente.
A conclusione di questo percorso, l’Esecutivo presenta uno o più decreti legislativi (D.Lgs.) con le disposizioni finali che, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, assumono effetto di legge. Tale scelta viene dettata, specialmente per riforme organiche come quella del mercato del lavoro, perché si ritiene che gli apparati del Governo dispongano di conoscenze maggiormente tecniche e specializzate in materia, senza le quali, progetti tanto ampi sarebbero difficili da realizzare.

Il Job’s Act infatti si genera dai contenuti individuati dalla legge n.183/2014, che sono stati successivamente attuati con diversi Decreti Legislativi emessi tra la primavera e l’estate dell’anno corrente. Uno dei principali ambiti di riforma è stato quello che ha razionalizzato le forme di contratto di lavoro esistenti, volendo raggiungere lo scopo  (molto sostenuto dall’U.E.) di riorganizzare il panorama, ma soprattutto di rendere il contratto a tempo indeterminato come la forma comune di rapporto di lavoro. Infatti, grazie anche alla politica di agevolazioni fiscali, il contratto a tempo indeterminato viene reso più “conveniente” per le imprese non soltanto economicamente, ma anche perché consente di avere  maggiore flessibilità, potendo interrompere il rapporto di lavoro in modo meno difficoltoso rispetto al passato (c.d. contratto a tutele crescenti, sul quale si approfondirà nei successivi appuntamenti). Un altro ambito di intervento è legato al rapporto con il personale, in cui si raggiunge una maggiore flessibilità (nuovamente) nella possibilità di assegnare in via eccezionale il lavoratore assunto in un’impresa a mansioni diverse da quelle indicate nel contratto. Inoltre viene anche ampliata la possibilità del datore di lavoro di poter controllare (a certe condizioni) il lavoratore a distanza, ad esempio attraverso dei software per il monitoraggio di apparecchiature tecnologiche aziendali utilizzate per svolgere l’attività(es. tablet, pc).

Si è intervenuto anche sulle sanzioni legate alle violazioni in materia di salute e sicurezza, nonchè di sfruttamento del lavoro nero. In particolare ha grande importanza la disciplina per la creazione di una agenzia unica per le ispezioni sul lavoro, che sostanzialmente andrebbe a coordinare le attività svolte da enti diversi tra loro e secondo le rispettive competenze(es. Ministero del lavoro, INPS, INAIL).
Oltre ad alcuni importanti interventi legati alla cassa integrazione, il Job’s Act si è concentrato anche sulla questione  delle politiche attive del lavoro.
Tali politiche, lo ricordiamo, sono tutti quegli interventi volti a garantire migliori condizioni di accesso al mercato del lavoro a beneficio di soggetti che ne stanno al di fuori, ma anche verso chi subisca perdite involontarie dell’occupazione.
Il D.Lgs. n.150/2015 in particolare prevede la costituzione della ”Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro” (A.N.P.A.L.) quale organo destinato, tra l’altro, alla gestione dei sussidi di disoccupazione (Aspi), dei servizi per il lavoro, del collocamento dei disabili, delle politiche di attivazione dei lavoratori disoccupati, nell’ottica di un coordinamento funzionale ed organizzativo tra i diversi soggetti pubblici e privati che svolgono ulteriori funzioni ed attività nel settore.

E’ inoltre opportuno considerare come nelle deleghe al Governo è presente anche un elemento che non è ancora stato oggetto attuazione normativa, il salario minimo legale. Per salario minimo legale è da intendersi una retribuzione oraria fissa stabilita dalla legge, al di sotto della quale non è possibile attestarsi, se non infrangendo la stessa disposizione che la attua, con evidenti ricadute sul piano sanzionatorio. Il Governo, come detto sopra, non si è ancora avvalso della delega per evitare di privare i principali attori del mercato del lavoro, ovvero sindacati e Confindustria, della possibilità di raggiungere tra loro un accordo condiviso, e successivamente recepibile  dalla legge.

Questi sono solo alcuni dei punti principali che la recente riforma è andata a disciplinare, la cui esposizione è senz’altro utile per comprendere a grandi linee l’enorme portata di quest’intervento, che già dai primi giorni di vigenza, non ha mancato di far parlare di sé. Ad esempio secondo alcuni, non è opportuno il leitmotiv di fondo improntato sulla flessibilità che viene giudicata eccessiva, sia quando legata alla minore stabilità del rapporto di lavoro, sia laddove connessa allo svolgimento stesso del rapporto, come nel caso delle discipline sulle mansioni e sul controllo a distanza dei lavoratori (vedi sopra). Tuttavia va dato atto di come i dati statistici recenti riportino invece dei segni positivi in relazione alla stabilizzazione di molti posti di lavoro prima precari, ed anche rispetto ad una inversione del trend legato al tasso di disoccupazione. Resta da vedere se questa ondata evidentemente positiva che ha accompagnato il varo della riforma, sia solo collegata al riconoscimento di importanti, ma temporanei, sgravi fiscali, o se invece si tratti di una direzione finalmente proficua verso una migliore organizzazione del mercato del lavoro.

Con la promessa di futuri approfondimenti su temi che sono stati, oggi, solo citati per dare un quadro generale, si rimanda al prossimo appuntamento.

Edoardo Crespi

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