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AL DIRETTORE | sabato 09 gennaio 2016, 22:15

Sanremo: un lettore risponde ad Alberto Russo sulla questione di Don Pasquale Traetta

"Nell'ipotesi di un trasferimento del nostro parroco, da Sua Eccellenza, ci auguriamo che possa seguirsi lo spirito di un giusto rapporto, come tra padre e fratello"

“Volevo rispondere al sig Albero Russo queste poche righe:

Le indiscrezioni che si sono manifestate in questi giorni hanno dato motivo, nella comunità pastorale, a profonda preoccupazione e sconforto tanto da sollecitare questa situazione.

Riconosciamo il ruolo di sua eccellenza come guida pastorale della collettività ‘cum cooperatione presbyterii’ e l'importanza dei rapporti tra Vescovo ed i suoi sacerdoti volti al servizio dei fedeli (Christus Dominus, n. 11; vedi anche Pastores gregis, n. 47 e canone 369).

E' tradizione consolidata che la stabilità rappresenti un elemento importante dell'ufficio del parroco (canone 522), il canone utilizza il termine ‘opportuno’. Quindi la stabilità dell'ufficio del parroco non è solo importante, ma necessaria nell'esercizio del suo ministero pastorale.

Riconosciamo anche l'autorità del Vescovo nell'assumere decisioni riguardo al ministero della diocesi, ma il rapporto, in virtù di quanto detto, non è essenzialmente giuridico (sul quale non ci permettiamo di interferire), ma pastorale e riflette la communio sacramentalis. Vescovi e sacerdoti sono ‘cooperatori’ e il canone 384 parla di ‘particolare sollecitudine’ del Vescovo per i propri presbiteri che deve ascoltare come ‘aiutanti’ e ‘consiglieri’.

Papa Giovanni Paolo II ha spiegato questo rapporto nei seguenti termini: ‘Il Vescovo cercherà sempre di agire con i suoi sacerdoti come padre e fratello che li ama, li ascolta, li accoglie, li corregge, li conforta, ne ricerca la collaborazione e, per quanto possibile, si adopera per il loro benessere umano, spirituale, ministeriale ed economico’ (Pastores gregis, n. 47).

Nell'ipotesi di un trasferimento del nostro parroco, da Sua Eccellenza, ci auguriamo che possa seguirsi lo spirito di un giusto rapporto, come tra padre e fratello. Se possibile rassicurando il sacerdote che il processo si svolgerà nel suo interesse e in quello dei parrocchiani a lui affidati.

Ma purtroppo non ci pare così”. 

Redazione

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