• Serie D, Ris. finale

    1 Savona

    79' Damiani

    0 Lavagnese

  • Serie D, Ris. finale

    1 Sanremese

    63' Gagliardi

    2 Finale

    6' Capra, 59' Roda
  • Serie D, Ris. finale

    0 Ghivizzano

    2 Argentina

    4' Compagno, 87' Lo Bosco
  • Promozione, Ris. finale

    1 Pallare

    12' Saviozzi

    1 Ceriale

    74' Conforti
  • Prima Categoria, Ris. Finale

    2 Altarese

    32' Rovere, 53' Brahi

    3 Pontelungo

    11' Tomao, 74' Badoino, 86 Tomao
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AL DIRETTORE | mercoledì 30 marzo 2016, 19:30

Sanremo: il ricordo del nostro lettore Gigi Depaulis per Aldo 'Duccio' Melani

Un nostro lettore, Gigi Depaulis, ci ha scritto un suo ricordo di Aldo ‘Duccio’ Melani:

“Nel corso degli anni cinquanta del secolo scorso le ricostruzioni post belliche portarono al formarsi del nuovo quartiere Foce a Sanremo. Intorno ai tradizionali luoghi di aggregazione dell’epoca (la nuova Scuola Elementare, la Parrocchia) si radunavano i gruppi di dì ragazzini dediti ai giochi di strada. Anni dopo apprendemmo che erano stati battezzati ‘baby boomers’, segni della ripresa della vita normale dopo la guerra. Il calcio restava il gioco preferito dai maschi e ogni spazio pubblico, giardinetti, cortili, era buono per improvvisare partite, segnando con quattro paia di scarpe o due mucchi di magliette la posizione delle porte. Non c’era divisione di ruoli, tutti avanti o tutti indietro, erano i veri anticipatori del calcio globale, altro che Cruijff, con buona pace della buonanima. E nessuno voleva mai stare in porta. A essere sinceri ‘quasi’ nessuno. Sì, perché un vero portiere c‘era. Un ragazzino un po’ pallido, nevrile, dal fare sbrigativo un po’ più nervoso degli altri – come deve essere un vero portiere, del resto, sempre all’erta, mai rilassato.  Si chiamava Duccio e penso che tutti, nel quartiere,  lo conoscessero per quel talento naturale di cui era fornito. Quando i due ‘capitani’ dovevano scegliere le squadre secondo l’ordine di precedenza della ferrea regola del ‘Bim Bum Ba! Duccio era la prima scelta e, con lui in porta, mezza partita era già vinta. Volava parallelo al terreno secondo lo stile del mitico Giorgio Ghezzi, il kamikaze del Milan di allora. Ricadeva morbido su quel polveroso asfalto, o sul cemento, magari afferrando anche il pallone con le due mani. Crescendo, lo persi di vista; io rimasi un calciatore della domenica e dei tornei notturni a sette, lui si avviò alla carriera semi-professionistica.  Sono convinto che avrebbe potuto diventare un grande – a livello di Buffon, e anche meglio, per intenderci – ma tra i talenti di cui la Natura lo aveva dotato gli mancarono, forse, 10 centimetri di altezza. Spero che nel Paradiso del calcio, dove ora si è ritirato, un qualche dio greco dei portieri, quegli dei che sempre  soccorrono gli eroi che vogliono proteggere, provveda a rimediare alla dimenticanza e gli fornisca quel requisito che gli è mancato in vita. Ciao Duccio, auguri per il tuo Pallone d‘Oro. Sappi che per i ragazzini del quartiere Foce, anni cinquanta, sei stato un mito. Forse non sarà importante ma erano i tempi in cui i talenti che contavano erano quelli naturali, che emergevano dai comportamenti della vita. Oggi contano solo quelli d’argento o di qualche metallo più prezioso. Ma sento che siamo più poveri”.

Carlo Alessi

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