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AL DIRETTORE | giovedì 28 gennaio 2016, 20:00

Sanremo: dalle 22 alle 3 per una presunta colica renale al 'Pronto' di Sanremo, la lamentela di un genitore

Domenico Marrara, residente a Santo Stefano al Mare, ci ha scritto per evidenziare il problema riscontrato in occasione della richiesta di visita del figlio, ieri al pronto soccorso dell’ospedale di Sanremo:

“Il Pronto Soccorso di Sanremo… e' ancora ‘Pronto’? Dall'esperienza fatta questa notte si direbbe proprio di no! Verso le 22 di ieri sera nostro figlio  viene in camera e ci dice che ha avvertito nella parte bassa della schiena a destra un dolore come una spina e che ha molto male! Essendo entrambi paramedici, quasi alla pensione, l'esperienza professionale e di vita ci fa sospettare una colica renale e  pensiamo che solo un professionista qualificato quale il medico può dare la certezza ai nostri dubbi ma soprattutto può porre rimedio e soprattutto prevenire l'aggravarsi del dolore! Essendo io costretto a letto dall'influenza, mia moglie e l'altro mio figlio accompagnano il malato in Pronto Soccorso. Risultato: arrivati all'accettazione e registrato alle 22.20 esce dal cosiddetto ‘Pronto Soccorso’ alle 3.00 del giorno successivo senza essere stato visitato! Esce perché comprensibilmente ‘stufo’ dell'attesa! Sappiamo benissimo che ad una lamentela del genere l'Asl risponderà che ‘è tutto regolare’ ed il ‘protocollo è stato rispettato’ perché ‘i tempi di attesa rientrano pienamente" e… via di seguito! Ma le persone e le loro indicazioni hanno ancora un significato ed un valore per i responsabili delle nostre istituzioni? Ma quanti devono ancora ancora dirlo che il ‘Pronto’ di Sanremo tutto è tranne che... ‘Pronto’? Come volontari abbiamo esperienze professionali in servizi sanitari di paesi del sud del mondo come la Guinea Conakry, il Senegal, la Costa D'Avorio, il Burkina Faso ecc... ma vi assicuriamo che esperienze di questo tipo non avvengono mai! In quei paesi non ci saranno le strutture e gli strumenti adeguati ma... l'umanità... quella la possono esportare  a quintali a noi ‘civilizzati’ perché, nonostante tutto, una persona sofferente non là si fa aspettare, mai e per nessun motivo, per quasi  cinque interminabili ore senza essere visitata!”

Carlo Alessi

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