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AL DIRETTORE | domenica 31 gennaio 2016, 17:22

La storia di Andagna, frazione di Molini di Triora, raccontata dallo storico Andrea Gandolfo

"Le più antiche testimonianze della frequentazione umana nel territorio di Andagna risalgono al periodo protostorico, di cui sono rimaste tracce in località Ciotta di San Lorenzo tra il Passo di Teglia e quello della Mezzaluna..."

"Continuando la carrellata storica sui paesi e le frazioni della provincia di Imperia, Andrea Gandolfo in questa puntata si sofferma sulle vicende storiche dell’affascinante borgo montano di Andagna, attuale frazione del comune di Molini di Triora, dalla storia che affonda le sue radici nella lontana età protostorica, per giungere ai giorni nostri. Ecco dunque il suo profilo della storia di Andagna:

Le più antiche testimonianze della frequentazione umana nel territorio di Andagna risalgono al periodo protostorico, di cui sono rimaste tracce in località Ciotta di San Lorenzo tra il Passo di Teglia e quello della Mezzaluna, dove sono stati rinvenuti i resti di un antichissimo insediamento pastorale costituito da ripari sotto la roccia con muretti a secco. Sul valico detto «delle Porte» è situato un menhir alto circa due metri inclinato su un lato, e in località Drego, nei pressi della Rocca di Giogoso, si trovano alcuni muri a secco che rappresentano una prova certa dell’esistenza in loco di un insediamento preromano abitato per lungo tempo fino all’epoca tardoimperiale. Nel territorio di Andagna sono state anche rinvenute numerose monete dell’età imperiale, da Augusto a Traiano, oltre a parti di una lucerna romana, il fondo di un vasetto di tipo gallico, un’ascia in giadeite ed alcune tombe in località Vignolo. La fondazione del borgo, situato all’apice del crinale del Monte Monega e sviluppato in parte su un breve terrazzo e in parte arroccato sul fianco della montagna, pare sia attribuibile ai monaci benedettini, giunti in zona forse da Pedona (l’odierna Borgo San Dalmazzo) transitando per i valichi del Colle di Tenda e del Passo di Collardente. Essi avrebbero edificato un ospizio per i pellegrini nel sito dell’attuale paese, al quale avrebbero imposto il nome di Andagna in onore della località di origine delle loro sante Bega e Geltrude, Andenne-sur-Meuse in Belgio, dove la prima avrebbe fondato nel VII secolo un monastero in un terreno di sua proprietà. La santa venne poi inserita nell’antico martirologio romano alla data del 17 dicembre, anche se la derivazione del toponimo Andagna, Andanea nel latino medievale, dalla corrispondente località belga non può essere storicamente provata. Certamente i primi monaci che giunsero ad Andagna, oltre a diffondervi il cristianesimo e ad introdurvi il culto di San Benedetto, vi portarono nuove tecniche e colture agricole, insegnando alla popolazione locale le pratiche per dissodare razionalmente il terreno e terrazzare i pendii attraverso la costruzione di muretti a secco. Dopo le scorrerie del re longobardo Rotari nel 643 fu la volta dei Saraceni, che nel IX e X secolo assalirono a più riprese i paesi della Riviera di Ponente, tra i quali anche Andagna, allora ubicata più in basso rispetto ad oggi, che la leggenda vuole essere stata incendiata e distrutta nel corso di un’incursione saracena, tanto che i superstiti al sanguinoso saccheggio avrebbero posto una croce sulle rovine della porta del paese, da cui sarebbe derivato il toponimo in uso ancora ai giorni nostri di Croce del Portò. Prima della loro definitiva sconfitta da parte di una coalizione di feudatari locali guidati dal conte di Provenza Guglielmo d’Arles tra il 975 e il 980, i Saraceni utilizzarono anche il Passo della Mezzaluna nella zona di Andagna come base di partenza per le loro incursioni in Piemonte.

Dopo il Mille le sorti di Andagna furono legate a quelle dei conti di Ventimiglia, in particolare al ramo dei signori di Badalucco, i quali, dopo la morte del conte Oberto avvenuta verso il 1250, furono costretti per il loro forte indebitamento a vendere i loro beni a facoltosi cittadini genovesi, che li acquistarono per conto del Comune di Genova. La prima vendita venne effettuata il 24 novembre 1259, quando il marchese di Ceva Pagano e sua moglie Veirana, figlia del conte Oberto, cedettero a Guglielmo Boccanegra i castelli di Badalucco e Baiardo con tutti i loro possedimenti ed introiti, tra i quali venne espressamente citata anche Andagna, segno inequivocabile che allora il borgo aveva già una discreta rilevanza. Il 21 febbraio 1260 il signore di Badalucco Bonifacio vendette quindi al cognato Janella i paesi di Triora, Castelfranco e la metà di Bussana ed Arma, mentre il 4 marzo dell’anno successivo Janella e Bonifacio cedettero definitivamente al Comune di Genova il castello di Triora e la rimanente metà degli altri territori, tra i quali figurava anche Andagna, che venne così inglobata nella podesteria triorese, rimanendo strettamente legata al capoluogo fino alla caduta della Repubblica, tranne il periodo dal 1654 al 1797, in cui ottenne dal governo genovese il privilegio, concesso anche a Molini e Corte, di godere di una relativa autonomia amministrativa e di insediare un proprio parlamento. Nel corso del XVI secolo il paese venne coinvolto nella generale caccia alle streghe, accusate di provocare pestilenze e carestie, tanto che quattro donne di Andagna, una certa Caterina, moglie di Marco Capponi Bosio, e le sorelle Antonina, Bianchina e Battistina Vivaldi Scarella, furono tra le imputate del famoso processo intentato alle streghe di Triora nel 1588 dal commissario civile della Repubblica di Genova Giulio Scribani, che, nell’ottobre di quell’anno, fece condurre le quattro presunte «streghe» andagnine nelle carceri genovesi per una revisione del processo a loro carico, del quale peraltro non si conosce l’esito. Intanto la tensione tra Genova e il duca di Savoia indusse il governo genovese ad istituire un posto fisso di guardia al Passo di Santa Brigida, che sarebbe stato custodito da dieci uomini della milizia di Andagna. Tra il 20 e il 21 agosto del 1625 i Franco-piemontesi, dichiarata guerra alla Repubblica e penetrati nel suo territorio, saccheggiarono e incendiarono numerosi paesi della podesteria di Triora, tra i quali Molini, Corte e Andagna, dove risultò particolarmente danneggiata la chiesa di San Martino. Terminato il conflitto, iniziarono degli accesi contrasti tra gli abitanti di Andagna e quelli di Vasia per lo sfruttamento dei campi di Fenaira e Fontanili, dove numerosi contadini e pastori di Vasia avrebbero sottratto nell’agosto 1659 grano, orzo e segale seminati dagli Andagnini, che protestarono allora presso il podestà di Triora Nicolò Corallo. Costui chiese al Senato di Genova, con lettera del 24 ottobre 1660, la concessione alla comunità di Andagna dell’autorizzazione a imprigionare e sequestrare i bestiami degli abitanti di Vasia, qualora questi fossero ritornati nel territorio di Fenaira. La pratica venne allora trasmessa dal governo genovese al commissario generale di Sanremo, il quale, tuttavia, convocate le parti, non riuscì a dirimere la controversia, che anzì si aggravò a tal punto che il 19 agosto 1670 il procuratore di Vasia denunciò un’aggressione a mano armata subita da alcuni suoi compaesani da venticinque uomini di Andagna, che ne avrebbero voluto sequestrare il bestiame con un colpo di mano degenerato poi in una vera e propria battaglia con numerosi feriti. Al termine dello scontro gli uomini di Vasia riuscirono a recuperare i propri animali; pochi giorni dopo sarebbe quindi scattata una rappresaglia, guidata da una cinquantina di abitanti di Vasia, che, armati di pistole e archibugi, attaccarono gli Andagnini intenti nei lavori campestri senza causare fortunatamente gravi conseguenze a persone e cose.

Frattanto, il 2 maggio 1654, il governo genovese, tramite atto rogato dal commissario Giacomo Negrone, aveva concesso ad Andagna, Corte e Molini una propria autonoma amministrazione e un proprio Parlamento attraverso la separazione da Triora dei debiti e crediti spettanti a queste comunità, che acquisirono anche il diritto alla vendita all’asta delle bandite, gabelle, forni, boschi e di ogni altro introito. Il parlamentino locale sarebbe stato costituito da un anziano coadiuvato da otto consiglieri della comunità, che avrebbe anche dovuto contribuire alle spese generali annuali per le cere, i predicatori, le palme e il mantenimento dell’orologio. Pochi anni dopo la zona di Andagna venne di nuovo coinvolta nel conflitto tra Genovesi e Franco-piemontesi, che il 20 luglio 1672 si scontrarono nella battaglia campale del Colle del Pizzo, dove le truppe savoiarde ebbero la meglio su quelle genovesi guidate dal maggiore Vincentello Gentile e dal tenente Restori, che, dopo aver resistito valorosamente agli assalti dei nemici, cedettero il passo a questi ultimi, che il giorno dopo sarebbero entrati ad Oneglia. Durante i primi decenni del Settecento il territorio di Andagna e dell’alta Valle Argentina fu afflitto inoltre dalla piaga del banditismo, contro il quale le autorità locali ingaggiarono numerose guardie e soldati con notevole aggravio di spese per le casse comunali. Nel 1720 la comunità venne pure colpita da una terribile epidemia, che causò molte vittime al pari di quelle precedenti avvenute nel 1580-81 e nel 1630. Un altro flagello era costituito dalle frequenti carestie provocate da siccità, gelo, avversità atmosferiche o invasioni di bruchi e cavallette, che si avvicendavano a guerre e incursioni. Anche la popolazione seguiva l’andamento demografico generale, passando dai circa 400 abitanti del 1537 ai 643 del 1611 e dai 601 del 1749 ai 556 del 1797, attestandosi sui 660 circa alla metà dell’Ottocento, mentre nei censimenti ufficiali effettuati nel 1881 e nel 1901 gli abitanti sarebbero ammontati rispettivamente a 681 e 650 unità. Il passaggio delle truppe franco-spagnole durante la guerra scoppiata nel 1744 aveva intanto provocato altri gravi disagi alla comunità di Andagna, tanto che dodici mulattieri di Andagna e Corte furono fermati a Pieve di Teco da alcuni soldati savoiardi che ne sequestrarono il carico obbligandoli ad effettuare trasporti di materiale di casermaggio, mentre nel 1745 il paese venne occupato dai franco-spagnoli, i quali vi rimasero fino al settembre dell’anno successivo, quando furono rimpiazzati dagli Austro-sardi, che imposero contributi in denaro alla popolazione rimanendo nell’alta valle sino al 1748.

Dopo poco più di un quarantennio di relativa pace, i Savoiardi occuparono di nuovo la zona del Pizzo, dove costruirono tre baracconi, mentre effettuavano nello stesso tempo delle incursioni quotidiane nei castagneti di Drego per raccogliere grandi quantità di castagne, che poi portavano nei loro accampamenti. Il 6 aprile 1794, nonostante la neutralità della Repubblica di Genova, le truppe rivoluzionarie francesi guidate dal generale Massena irruppero nella zona montana della Riviera di Ponente, dove attaccarono le truppe piemontesi accampate a Carpasio, al Colle del Pizzo e alla Mezzaluna, sferrando contemporaneamente un’offensiva per espugnare la fortezza di Saorgio con una manovra di aggiramento attraverso il Passo di Muratone in Val Nervia e la Bassa di Sanson e Collardente in Valle Argentina. Tali operazioni coinvolsero indirettamente anche Andagna, che fu interessata dal passaggio di numerosi soldati, che pretendevano dagli abitanti cibarie e foraggi, dandosi a saccheggi e stupri nel caso che le loro richieste non fossero esaudite. Nel 1797 venne quindi proclamata la Repubblica Ligure, che ripartì l’intero territorio ligure in venti giurisdizioni, tra le quali quella delle Palme, con capoluogo Sanremo, era suddivisa in dieci cantoni, di cui il quarto comprendeva Andagna insieme a Triora, Molini, Corte, Glori e Montalto. La successiva abolizione di tutti i titoli nobiliari ed ecclesiastici con l’unica ammissione di quello di «cittadino» fece sentire i suoi effetti anche ad Andagna, dove il 24 agosto 1797 la maggior parte della popolazione si riunì nella prima assemblea pubblica, che avanzò al cittadino anziano le proposte di esonerare il parroco del paese dal pagamento di 104 lire a quello di Triora e di invitare la cittadinanza ad allontanare dal borgo banditi e malviventi, proposte che vennero entrambe approvate dall’assise. Nell’aprile del 1798 venne emanata una nuova legge costituzionale, che riorganizzava il Ponente con l’istituzione di sei nuove giurisdizioni, tra le quali quella degli Ulivi comprendeva la zona di Andagna insieme a tutti gli altri paesi dell’alta valle con Triora capocantone.

Nella primavera del 1798, intanto, le truppe piemontesi avevano nuovamente invaso l’estrema Liguria occidentale, dove il comandante dell’esercito repubblicano Langlade aveva già decretato la mobilitazione generale di tutti i cittadini tra i 18 e i 30 anni con l’ordine a tutti gli arruolati di trovarsi ad Andagna, da dove sarebbe partita la spedizione alla cui guida fu designato Benedetto Corvetto. Questi, raggiunto con le sue truppe il Colle del Pizzo all’alba del 26 giugno, passò a Montegrande, dove fece disarmare un avamposto piemontese, e si diresse poi verso Conio raggiungendo Borgomaro, finendo col disperdere i suoi uomini una volta appresa la notizia della caduta di Pieve di Teco, Porto Maurizio e Diano Marina. Dopo tanti anni di guerre e patimenti, la popolazione dei borghi dell’alta valle accettò di buon grado il passaggio di tutta la Liguria all’Impero francese nel 1805. Iniziò così il periodo di dominazione napoleonica durante il quale Andagna fu alle dipendenze del sottoprefetto di Sanremo, che in un’ordinanza di quegli anni invitò gli amministratori comunali andagnini a sottoporre a vidimazione i libri dei conti della Comunità e quelli della Chiesa. Con la caduta di Napoleone e del suo impero, anche Andagna passò insieme al resto della Liguria sotto il Regno di Sardegna, secondo le decisioni assunte dal Congresso di Vienna nel dicembre 1814. Il paese venne così inserito con tutti quelli della Valle Argentina nella Provincia di Sanremo facente parte della Divisione di Nizza, alla quale sarebbe rimasto fino al 1860, quando, in seguito alla cessione del Nizzardo alla Francia, fu inglobato nella nuova provincia di Porto Maurizio. Andagna rimase una frazione del Comune di Triora fino alla promulgazione della legge n. 505 del 27 dicembre 1903, in base alla quale diventò frazione del Comune di Molini di Triora. Nel corso del Novecento il paese pagò un alto tributo di sangue con numerosi caduti nelle due guerre mondiali, subendo in particolare le conseguenze dell’occupazione tedesca durante l’ultimo conflitto mondiale, quando vennero fucilati parecchi Andagnini innocenti, come i sette massacrati dai nazifascisti ai primi di luglio del 1944 nel locale cimitero. Nel secondo dopoguerra il paese ha vissuto una fase di notevole ripresa strettamente legata al fenomeno del turismo, che potrà offrire in futuro nuove opportunità per il rilancio economico e sociale del borgo.

Dott. Andrea Gandolfo - Sanremo".

Redazione

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