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AL DIRETTORE | sabato 06 febbraio 2016, 08:57

Borgomaro: ultimo saluto a don Bianchi, Giovanni Galdolfo ci ha inviato una lettera per ricordare il parroco scomparso

"Una chiesa straripante come la piazza antistante e le vie adiacenti, lucidi gli occhi di molti, anche quelli di rudi “cinghialisti” o attempati alpini."

"Impossibile ieri pomeriggio circolare in alta valle Impero. Una cintura di auto ed una processione di popolo bloccava da monte a valle Borgomaro convergendo verso la parrocchiale di Sant’Antonio per portare l’ultimo saluto all’ amatissimo “don Bianchi”.

Una chiesa straripante come la piazza antistante e le vie adiacenti, lucidi gli occhi di molti, anche quelli di rudi “cinghialisti” o attempati alpini.

Da cinquant’anni era parroco di Borgomaro: era arrivato giovane prete a ventinove anni. Era subito entrato nel ruolo di “prete con gli scarponi” non solo perché irriducibile cacciatore ma soprattutto perché a fianco dei contadini anziani o delle famiglie povere nei lavori in campagna: non disdegnava di “andare in giornata a gratis” ma se proprio insistevano i soldi erano per il “suo”ricovero.

Sacerdote preparato, umile, rude, schietto, caparbio, generoso, non poteva non entrare in sintonia con il suo gregge. Si rivolgevano a lui per la preparazione alla cresima o al matrimonio anche giovani di Imperia.

Era amico degli alpini del “gruppo di Conio” con cui condivideva funzioni civili, religiose e …”ribotte”. Il suo grande cuore batteva per gli ultimi e a Borgomaro questi erano soprattutto “i vecchietti del ricovero” (quelli della Fondazione Orengo-Demoro), a cui si dedicò dall’inizio della suo ministero sino agli ultimi mesi della sua vita. Mai mancò la vicinanza ai parrocchiani malati a casa o all’Ospedale.

E’ grazie a lui se il complesso dell’antica Chiesa matrice di San Nazario e Celso è stato restaurato e respira oggi nuova vita.

Intorno al feretro, posto sul nudo pavimento, all’altare ad officiare il Vescovo e decine di suoi confratelli, nelle navate commossi i suoi parenti il coro, i parrocchiani, il Presidente della Provincia, i Sindaci della valle, i suoi alpini e una folla straripante. L’Eucarestia è stata somministrata anche sulla piazza. Lo hanno ricordato all’altare, per dirgli grazie commossi in molti.

Il feretro, portato a spalle da alpini e uomini di Borgomaro, ha attraversato i “carugi” fra ali di folla. Si è notato un silenzioso gruppetto di extracomunitari che ha scortato, insieme alle “penne nere”, il feretro: forse latori inconsapevoli di un ultimo messaggio del don per chi oggi sembra aver dimenticato la parola del Vangelo.

Grazie don Bianchi."

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