Sabato prossimo alle 21, presso l’area sagre della Proloco di Stellanello (in località Bonelli) verrà proiettato il documentario 'Per un pugno di olive' di Franco Fausto Revelli
tratto dal libro di Silvia Genta 'Sciasceline, le mani invisibili' (Ennepilibri, 2008).
Alla proiezione, insieme all’autore interverranno Claudio Porchia, direttore artistico del progetto e Silvia Genta Presidente dell’assiocazione 'Le Sciasceline'. L'ingresso è libero.
Il documentario “Per un pugno di olive”, prodotto dalla Zemiafilm e selezionato al 12° Genova Film Festival percorre i sentieri della ricerca effettuata dall’antropologa Silvia Genta sulla storia delle Sciasceline. Nel ponente ligure si chiamavano cosi le donne che arrivavano in migrazione stagionale dal basso Piemonte e dall’Emilia per raccogliere le olive. A Sassello, un piccolo borgo dell’alta val Bormida si deve il soprannome dato a queste giovani donne, poiché le prime ad arrivare provenivano da questo comune. Come mondine di Liguria, le Sciasceline erano ragazze che vivevano qualche mese lontano dal paese, libere. Una sorta di sirene che riempivano di canti la valle e che attirano sguardi indiscreti. Delle giovani donne che, malgrado il lavoro duro negli uliveti, restavano giovani donne con tutta la voglia di vivere. Le giovani donne pizzicavano ogni oliva caduta per terra stando chine per ore e ore perché prima dell’introduzione delle reti le olive venivano raccolte una ad una. Un lavoro duro, al freddo, con i geloni alle ginocchia e soprattutto lontano dal proprio paese, da casa. Un lavoro che riempiva i tempi morti della montagna e che permetteva alle giovani donne di dare un aiuto alla famiglia. Le coraggiose ragazze tornavano alla fine dell’inverno. Tra novembre e gennaio avevano raccolto a mano migliaia e migliaia di olive, avevano, cantato, lavorato e vissuto insieme. Il documentario si offre dunque come un breve percorso nei ricordi per riflettere su cosa sia stata la civiltà dell'ulivo. Un viaggio tra gli uliveti per ritrovare i luoghi delle Sciasceline e visitare i ruderi che ne confermano ancora oggi la leggenda. Attraverso le interviste raccolte, la storia viene raccontata da più punti di vista: chi ha sentito parlare di queste donne, chi le ha viste, chi le ha ingaggiate e cercate. E poi ovviamente i ricordi stessi di chi ai tempi ha fatto la Sciascelina. Storie di lavoro duro e scarso guadagno, ma anche storie di semplicità di vita e spensieratezza. Queste giovani donne lavoratrici per più di sei mesi rimanevano lontano dalle voci e dall’oppressione del proprio paese, ma soprattutto passavano le notti insieme alloggiate nei ricoveri messi a disposizione dai padroni. Come le mondine, le sciasceline attiravano gli sguardi e riempivano gli uliveti di canti. Una storia di mani invisibili. Dopo il lavoro stagionale con una piccola paga e qualche bottiglia d’olio, le sciasceline scomparivano e tornavano nei risvegliati paesini della alte valli. Una storia di donne. Una storia che solo gli ulivi possono ancora raccontare. |