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Sanità | 25 marzo 2020, 11:40

Coronavirus: intervista al Prof. Mihai Netea, dell’Università di Radboud (Olanda), uno tra i massimi esperti di immunologia al mondo

Secondo lei in quanto tempo arriverà il vaccino? “Non prima di un anno, un anno e mezzo”. Considera che l’isolamento domiciliare attuato dall’Italia sia una buona soluzione in questo momento? “Rispetto la decisione e sono convinto che è stata presa in seguito a una seria analisi. Io credo che bisogna seguirla”.

Coronavirus: intervista al Prof. Mihai Netea, dell’Università di Radboud (Olanda), uno tra i massimi esperti di immunologia al mondo

Il Prof. Mihai Netea, nato a Cluj in Romania il 25 dicembre 1968 è considerato uno dei più importanti immunologi al mondo, docente dell’Università di Radboud in Olanda ha accettato di rilasciare una intervista per il Gruppo Editoriale More News a me, suo connazionale.

La regione Lombardia presenta una diffusione molto estesa del virus ed è un’area produttiva molto inquinata. A confronto, la Liguria, vicina alla Lombardia, è molto meno inquinata e presenta una percentuale molto più bassa di malati di Coronavirus. Esiste un legame tra il Coronavirus e l’inquinamento? “Non credo che l’inquinamento incida in maniera diretta. Potrebbe essere collegato alla diffusione delle particelle del virus nell’aria. Non credo siano state fatte  ricerche con carattere di scientificità in merito. Non so se le persone che starnutiscono diffondono diversamente il virus in una regione inquinata, rispetto ad una meno inquinata. Non posso escludere il legame ma non  lo posso neanche affermare. Invece  sicuramente,  indirettamente, l’inquinamento incide nella diffusione del virus. Nelle zone ad alto tasso di inquinamento infatti è più alta la presenza di malattie respiratorie  polmonari rispetto alle regioni meno inquinate (come la Liguria). Fattori  di maggiore suscettibilità al virus sono i fattori che noi chiamiamo ‘di comorbilità’ cioè  la presenza di altre malattie, polmonari, cardiache, o dismetaboliche come ad esempio  il diabete. Non conosco le cifre ma è possibile che in Lombardia sia più alta l’incidenza di malattie respiratorie croniche, che noi chiamiamo (BPCO) broncopneumopatie croniche ostruttive. Non conosco se tra le regioni prese in considerazione esistano differenze significative riguardo la  percentuale dei fumatori, rispetto ai non fumatori, anche questo dato molto importante, oppure se c’è una sostanziale  differenza nei territori considerati tra la percentuale di obesi rispetto ai non obesi. L’incidenza dell’obesità nella popolazione e  è un fattore molto importante, da considerare. Semplicemente l’inquinamento potrebbe avere un effetto indiretto per la sua incidenza nelle malattie respiratorie perché la salute dei polmoni è compromessa nelle regioni più inquinate”.

”In Lombardia potrebbe esistere un ceppo più aggressivo del virus?” “In teoria tutto è possibile, non mi risulta nessuna ricerca scientifica in merito che confermi questa ipotesi. Non lo potrei dire, non so quanti studi  di  virologia sono stati fatti e nemmeno quanti ceppi di virus siano stati isolati in Lombardia. Non posso confermare questa cosa, per quanto ne so non esiste un dato che confermi che il virus sia più aggressivo in Lombardia rispetto alle altre regioni. Però, ripeto, dal punto di vista teorico non lo possiamo escludere”.

Si è osservato che le persone anziane si ammalano di più rispetto ai giovani. Gli anziani con plurime  patologie concomitanti e che prendono  farmaci da lungo tempo, potrebbero avere una risposta immunitaria disordinata e molto aggressiva che potrebbe provocare maggiori danni rispetto all’azione lesiva del virus stesso? “Si possono considerare  due cose in relazione a due differenti fasi  della malattia. Nella prima fase, quando una persona sana contrae il virus, è molto importante che si manifesti una  buona risposta immunitaria per distruggere il virus. Se il virus viene distrutto dal sistema immunitario e quindi non riesce a moltiplicarsi in modo importante, se cioè non si sviluppano particelle virali che inducano una infiammazione, in questo caso una buona risposta è molto utile. Il fatto che le persone anziane  e le persone già affette da alcune malattie di base, siano più suscettibili al virus è dovuto  anche ad una risposta immunitaria iniziale non sufficientemente forte, da  riuscire distruggere il Coronavirus. Nella seconda fase il virus  si moltiplica sempre di più in tutto il corpo, e questa moltiplicazione dei  virus, presenti in grande quantità porta ad avere una infiammazione importante in tutto il corpo. In questa seconda fase  il sistema immunitario invece che cercare di distruggere il virus reagisce, se lo possiamo dire, in panico, e ha una risposta  molto potente. In questa fase tardiva della malattia, il sistema immunitario inizia a fare dei danni al corpo. E, si , in questo momento, le difese immunitarie andrebbero controllate e diminuite. Questa situazione coincide con un momento di panico dell’immunità per le numerosissime particelle virali presenti e per altri motivi. In questo particolare momento il sistema immunitario andrebbe sottoposto a un controllo e ridimensionato verso il basso. Quindi la risposta immunitaria potrebbe essere un fattore molto  buono, direi cruciale, all’inizio della malattia. Ma nelle fasi avanzate della malattia quando le persone sono ricoverate in terapia intensiva, potrebbe fare danni, quando cioè entra in un momento di panico e agisce in maniera sregolata”.

Una persona che è stata contagiata dal Coronavirus e ha sviluppato anticorpi potrebbe riammalarsi in futuro oppure sarà protetta? “Teoreticamente la persona dovrebbe essere protetta, ma non abbiamo una totale certezza in merito. Se non esistono problemi immunologici, la maggioranza  delle infezioni virali, se sono state contratte una volta, di solito, producono anticorpi protettivi anche per il futuro. Bisogna dire, però ,che esistono sempre individui, pochi, che si ammalano anche una seconda oppure terza volta della stessa malattia perché hanno problemi legati al proprio assetto immunitario. Porto ad esempio il morbillo. Lo contraiamo  una sola volta, in maniera anche molto pesante, possiamo  avere la sfortuna di ammalarci  in maniera anche pesante, ma di solito non lo si contrae una seconda volta. Nonostante ciò ci sono alcune  persone che ripetono il morbillo anche due o tre volte. Per  problemi legati alla  loro propria immunità. Esisteranno sempre delle persone che si ammaleranno più di una volta ma nell’insieme la popolazione dovrebbe essere protetta e quindi non ripetere la malattia. Esistono invece dei virus come l’influenza che mutano da un anno all’altro, cambiano alcune proteine di superficie, si ‘vestono’ diversamente, ‘si fanno crescere i baffi’, ‘si tingono i capelli’ e non vengono più riconosciuti dal sistema immunitario. Il virus dell’influenza è un virus che agisce in questo modo, infatti ci si ammala più di una volta d’influenza, perché le caratteristiche del virus dell’influenza cambiano molto velocemente,  da un anno all’altro. Non sappiamo ancora in che categorie va inserito il Coronavirus, noi speriamo che  sia da inserire tra i virus che non mutano, che non cambiano ‘il colore dei capelli e i vestiti’, e che il sistema immunitario lo riconosca ogni qualvolta  potrà  eventualmente ripresentarsi e che  venga immediatamente distrutto. Se saremmo fortunati e avrà le caratteristiche della varicella, ad esempio, allora ci ammaleremo una sola volta. Se saremo sfortunati e il virus muterà ogni anno, se avrà le caratteristiche dell’influenza, sarà un problema perché dovremo ogni anno cambiare il vaccino esattamente come funziona con i vaccini per l’influenza. Io spero che il Coronavirus rientri nella prima categoria. Ma dobbiamo aspettare per vedere cosa succederà”.

Una persona che ha contratto il Coronavirus e non ha presentato sintomatologia che quindi non si è ammalato, potrebbe ammalarsi dopo un mese oppure dopo un anno? Il virus potrebbe restare latente nel corpo e presentarsi dopo un periodo di tempo? “E’ molto poco probabile, da quello che io ho visto fino ad oggi possiamo dire che il virus sviluppi subito la malattia una volta che si è stati contagiati, per poi  non ripresentarsi più. Per collegarmi alla domanda precedente e riparlare dell’influenza, è più difficile affrontare il Coronavirus rispetto al virus influenzale perché nessuno ha  mai visto prima questo Coronavirus nessun sistema immunitario di nessuna persona lo ha  mai incontrato fino ad oggi. Il virus dell’influenza, anche se cambia un pó da un anno all’altro e anche se ci si ammala l’anno successivo, di solito  la seconda volta  ci darà una forma più lieve della malattia influenzale. Non si può fermare del tutto il virus ma se ne possono depotenziare gli effetti. La memoria immunologica non è mai o solo presente o solo assente, potrebbe essere anche presente ma non completamente e le persone se si ammaleranno una seconda volta manifesteranno si malattia influenzale, ma  sviluppando sintomi meno gravi. Per rispondere alla domanda, non credo che il  Coronavirus potrebbe restare latente, in attesa, e uscire dopo un mese oppure dopo un anno, questo no”.

E’ possibile allenare le difese immunitarie dell’organismo per combattere il Coronavirus? Possiamo allenare le difese immunitarie e avere risultati in tempi brevi? E a lungo periodo? “Certo che è possibile ma abbiamo bisogno di un vaccino, ma il vaccino per adesso non c’è, purtroppo bisogna aspettare, assolutamente dobbiamo riuscire a realizzarlo, quando avremo un vaccino potremo indurre una difesa immunitaria”.

Ma senza il vaccino non è possibile allenare la difesa immunitaria? “In linea di principio non esiste altro modo per stimolare le difese immunitarie che il vaccino. Attualmente stiamo facendo degli studi con vaccini rivolti ad altri patogeni, con il vaccino contro la tubercolosi ad esempio, per cercare di stimolare una risposta migliore del sistema immunitario, anche verso altri aggressori, però… parliamo sempre di un vaccino. Speriamo  in una cross-immunità, una immunità ‘crociata’. Quando ci vacciniamo nei confronti di un agente patogeno, l’immunità che ne deriva ci protegge un po’ anche verso altri agenti, ma parliamo sempre di ... vaccino”.

Con l’arrivo della primavera e l’aumento delle temperature, il Coronavirus potrebbe perdere virulenza? “Questa era anche la nostra speranza ma purtroppo per adesso non si vede questa cosa, stiamo osservando che il Coronavirus inizia ad essere presente anche nei paesi con temperature più calde. Per ora non possiamo escludere questa possibilità ma è meglio che ci prepariamo come se questa possibilità non esistesse nemmeno e poi tanto meglio se avremo una bella sorpresa. Che Dio ci aiuti, ma per ora non possiamo ancora credere in questa speranza”.

Secondo lei in quanto tempo arriverà il vaccino? “Non prima di un anno, un anno e mezzo”.

Perché si ammalano di più gli uomini rispetto alle donne? Come si spiega che i bambini per fortuna non si ammalano di Coronavirus? “Sicuramente esiste una motivazione, per ora però non sappiamo con sicurezza quale è. Per ora no. Esistono più ipotesi, una di queste è il fatto che l’espressione dei recettori per i virus è meno presente  nei polmoni dei bambini rispetto a quella degli adulti. Questa potrebbe essere una spiegazione. Un’altra spiegazione potrebbe essere il fatto che una certa componente del sistema immunitario dei bambini è diversa da quella degli adulti, e poi esistono anche differenze tra uomini e donne. Il mondo scientifico cerca in questi giorni di capire perche ci sono differenti risposte al virus  tra bambini, uomini e donne e speriamo di avere presto una risposta. Oggi non sappiamo ancora quali tra le differenze che si conoscono sono responsabili del diverso manifestarsi dell’epidemia. I bambini, essendo vaccinati da poco, possono avere delle ‘cross protezioni’ provocate dalla pratica vaccinale attuata per altri agenti infettivi”.

Desidera dirci qualcosa Lei, qualcosa che io non le ho chiesto anche se per preparare questa intervista mi sono avvalso delle considerazioni di tre medici, che lavorano rispettivamente negli ospedali di Sanremo, Albenga e Genova? “Questo voglio dire, la più importante misura che dobbiamo prendere oggi è di rispettare le misure di igiene e di protezione personale, la gente le deve rispettare, deve capire che stiamo attraversando una situazione molto particolare, una situazione grave. Oggi tutti noi dobbiamo avere la pazienza e la disciplina di accettare le misure che sono state prese. In questo momento le misure di igiene e di protezione sociale sono le più importanti. Finché non avremo il vaccino”.

Considera che l’isolamento domiciliare attuato dall’Italia sia una buona soluzione in questo momento? “Non sono uno specialista in sanità pubblica, sono convinto che chi ha preso questa decisione ne sa molto più di me, io rispetto la  decisione, presa anche in altri paesi. La rispetto, sono convinto che è stata presa in seguito a una seria analisi. Io credo che bisogna seguirla”.

Il Professor Mihai Netea è nato come me in Romania. Avere in comune la Terra di origine ha favorito i contatti tra di noi e ha consentito, a me, di realizzare l’intervista. Con l’umiltà e la  semplicità, tipica dei grandi, ha risposto alle mie domande, e di questo lo ringrazio.

Marian Mocanu

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