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Al Direttore | 22 marzo 2020, 19:00

Le memorie della grande peste nera nel Ponente ligure (1579-1580) raccontate dal lettore Casalino

Pare che il contagio avesse preso l'avvio dallo spostamento delle truppe spagnole di Don Giovanni d'Austria

Le memorie della grande peste nera nel Ponente ligure (1579-1580) raccontate dal lettore Casalino

"L'attuale pandemia si può certo considerare delle più terribili calamità dell'umanità. Ma ci furono periodi storici in cui altrettanto gravi epidemie seminarono morte e desolazione in diverse parti del mondo allora conosciuto. Una di queste fu la grande peste nera, che tra il 1579 e il 1580, interessò variamente la Liguria di Ponente. Fu solo per la sollecitudine e l'abile organizzazione messa in atto nell'occasione dagli ufficiali della sanità del capitanato di Ventimiglia che l'estremo ponente ligure fu pressoché preservato dalla pestilenza. Sul corso del flagello e sul suo rapido estendersi si ebbero, in ogni caso, notizie anche contraddittorie. La peste, detta nera, si presentò in vari focolari europei. Comparve in Italia per la prima volta a Trento nel 1574, poi nel 1575 si manifestò a Palermo e Messina, allargandosi al Nord Itaia nel 1576-1577, per arrivare in Liguria (Savignone) nel 1578. Già il 26 settembre 1576 gli ufficiali della sanità intemelia segnalavano, infatti, al Residente in Bordighera la necessità di consentire l'ingresso nella capitanata dei vendemmiatori, impedendolo invece a gente sospettata di non buone condizioni di salute, spesso discese dal naviglio alla fonda nel mare della Riviera di Ponente. Pare che il contagio avesse preso l'avvio dallo spostamento delle truppe spagnole di Don Giovanni d'Austria.

Nel genovesato esplose nel 1578 e nel 1579, protraendosi a lungo, decimando la popolazione della Superba. Il ponente ovvero il capitanato di Ventimiglia si rinchiuse in un'efficace area di difesa, pur mantenendo fattivi rapporti di informazione e collaborazione con le autorità di Monaco e di Dolceacqua. Ciò non mancò di creare anche momenti di incertezza, proprio a causa dello straordinario livello di isolamento decretato. E la cosa prevalentemente fu attribuita al non sempre felice coordinamento del flusso informativo con le autorità delle aree limitrofe, che rendeva più complessa l'opera di vigilanza. Il positivo sforzo organizzativo arginò, peraltro, l'ondata pestilenziale che invece colpì fortemente Albenga, Ceriale, Loano, Sanremo e soprattutto il Nizzardo sabaudo. Folle di sbandati erravano senza meta senza controllo nelle ville esterne, ma nessuno di essi riuscì a far breccia nel cordone istituito nei confini del capitanato intemelio. Solo al termine del 1580 gli ufficiali sanitari di Ventimiglia effettuarono le prime ispezioni all'interno e all'esterno del territorio di competenza, per verificare l'effettiva cessazione del fenomeno epidemico.

Pierluigi Casalino".

Redazione

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