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Politica | 18 febbraio 2020, 07:35

Imperia: anche Rifondazione Comunista del Golfo Dianese è contraria all'itticoltura della Galeazza

“Il progetto, checché ne dica risentito il responsabile Orsi – evidenzia il partito dianese - non farà bene all’ambiente".

Imperia: anche Rifondazione Comunista del Golfo Dianese è contraria all'itticoltura della Galeazza

Rifondazione Comunista del Golfo Dianese è nettamente contraria al progetto di acquacoltura fra Galeazza e Galeazzone.

“Il progetto, checché ne dica risentito il responsabile Orsi – evidenzia il partito dianese - non farà bene all’ambiente. Intanto perché non crediamo che l’allevamento possa essere condotto senza il minimo apporto di zoo-farmaci, per il semplice motivo che una qualunque forma morbosa in un ambiente circoscritto non può essere arginata dalla complessità delle catene alimentari presenti in ambienti aperti, mentre si accresce pericolosamente in una situazione di affollamento rigorosamente monospecifico. Esistono inoltre le normali disinfezioni di routine degli impianti, il contrasto alle alghe, e quant’ altro previsto dalla Direttiva UE 2006/88, recepita nella normativa nazionale con Decreto legislativo 4 agosto 2008, n. 148. Ma senza entrare in merito a tutto quanto già osservato, indichiamo due aspetti che riteniamo assolutamente sufficienti per pretendere la non realizzazione dell’ impianto”.

“Un altro problema è l’enormità della superficie e del volume occupato: se quanto riportato dai media come dichiarazione di Orsi corrisponde a verità, si tratterebbe di una occupazione di 160 ettari sotto la superficie (per una profondità non riportata) e di 13 ettari visibilmente recintati ad  1 m sopra il livello del mare, con un evidentissimo inquinamento paesaggistico. C’è anche l’enorme ennesima svendita di beni comuni, pubblici, al profitto privato”.

“La stagione delle privatizzazioni – termina Rifondazione - deve iniziare a volgere al termine, pena la perdita di ogni significato a parole come Stato, Democrazia, Istituzioni pubbliche. Per decenni si è cercato di fare cassa svendendo i gioielli di famiglia (Infrastrutture stradali e delle telecomunicazioni, Industrie strategiche, create dal lavoro dei cittadini con la regia efficace di un sistema politico che, anche quando non perfettamente trasparente come avrebbe dovuto, seppe realizzare opere di enorme valore comune) e poi coste e litorali,  territori e paesaggi regalati alla speculazione ed al devasto idrogeologico e paesaggistico”.

Redazione

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