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Cronaca | 13 febbraio 2020, 07:21

Taggia: 100 anni fa il tragico incidente della corriera che costò la vita a 26 persone, il ricordo della Valle Argentina

In relazione alla giornata odierna il Comune di Triora ha deciso di esporre la bandiera a lutto e di osservare negli uffici comunali e nella scuola, un minuto di silenzio in ricordo del tragico episodio.

L'edicola votiva eretta a ricordo delle vittime

L'edicola votiva eretta a ricordo delle vittime

100 anni fa, il 13 febbraio del 1920, si verificò un terribile incidente nelle vicinanze della centrale di Taggia, in località Carpinea. La corriera di servizio precipitò lungo la scarpata causando ben 26 morti (17 di Molini, 4 di Triora, due di Montalto Ligure, uno di Pompeiana, uno di Terzorio e uno di Coldirodi).

Sandro Oddo (Pro Triora) ricorda quel giorno con la citazione di un passaggio dal libro 'La grande podesteria - Volume IV': La corriera o, meglio, l’automobile postale stava pian piano risalendo la valle Argentina. Era stata una bella giornata quel 13 febbraio 1920, giorno di San Benedetto. I passeggeri stavano probabilmente ripensando alla fiera; i negozianti e gli artigiani agli affari conclusi, le donne alla felicità od alla sorpresa nell’ammirare qualche capo di vestiario all’ultima moda. I bambini riguardavano i balocchi appena acquistati, gustando magari qualche ciapeleta. Qualcuno avrà intonato qualche canzone, qualcun altro si sarà lamentato per il frastuono, il sacerdote sarà stato immerso nella lettura del suo breviario.

Erano circa le sette di sera, quando quasi al termine del rettilineo posto dopo l’attraversamento del ponte di località Carpinea di Taggia, per evitare una carrozza trainata da cavalli, l’automezzo fu costretto a spostarsi sul ciglio della strada. Questa cedette improvvisamente e la corriera precipitò per decine di metri nel sottostante fiume Argentina. L’autista Giuseppe Lantrua ed il dottor Reghezza, miracolosamente incolumi, si precipitarono a Taggia alla disperata ricerca di aiuti. Giunsero ben presto due automobili con i dottori Filippi, Fornara, Vivaldi ed Anfossi, seguiti dal prevosto monsignor Dionigi Cardon, dal pretore avvocato Giostra, dal maresciallo dei Carabinieri Caglioni e da un gruppo di volontari, che incessantemente si prodigarono per cercare di salvare qualche vita umana. Fra costoro anche un triorese, il ventunenne Guido Asplanato, che, resosi conto che per il padre Bartolomeo non vi era più nulla da fare, si gettò ripetutamente nel fiume per recuperare qualche corpo e soccorrere i feriti. Alcuni di questi, come don Luigi Ausenda, rettore della chiesa di San Giovanni della Valle, ed il finanziere Antonio Pastor furono ricoverati all’ospedale di carità di Taggia, altri a quello di Sanremo. Nel cuore della notte giunse sul luogo anche il sottoprefetto cavalier Rizzetti, che impartì le necessarie disposizioni.

Il bilancio dei morti si presentava veramente tragico: alle 21 risultavano decedute 23 persone, ma soltanto un’ora dopo giunse la notizia della scomparsa del sacerdote di Glori. Neppure il finanziere di origini pignasche riuscì a sopravvivere alle ferite, cessando di vivere il 14 febbraio. Le salme furono trasportate nell’oratorio della Santissima Trinità a Taggia, sede della confraternita dei rossi, dove nel corso di una commovente veglia furono onorate dalla popolazione locale, che si strinse sgomenta attorno ai parenti dei defunti. A porgere l’estremo saluto alle vittime convennero il 16 febbraio sindaci o rappresentanti dei comuni della vallata e degli altri luoghi dove i defunti risiedevano.

Il rappresentante di Molini, sig. Stella, la cui sorella Maddalena era fra le vittime, nel corso della cerimonia ringraziò pubblicamente il Comune e la popolazione di Taggia, lamentando tuttavia, fra il generale consenso, che fosse stato vietato il trasporto delle salme nei cimiteri dei rispettivi comuni. Infatti per il trasporto dei cadaveri da un comune all’altro la legge esigeva il pagamento di somme non indifferenti ed il prefetto, dimostratosi sollecito a sorvolare sulle formalità e tasse di sua competenza, non poté accordare il permesso gratuito di trasporto. L’onorevole avvocato Francesco Rossi, resosi conto che quasi tutte le vittime appartenevano a famiglie povere e che i comuni, come quello di Molini che ne aveva sedici, non erano in grado di sopportare maggiori spese, si affrettò a telegrafare al Ministero affinché il trasporto delle salme fosse esentato da qualsiasi tassa. Il problema fortunatamente fu poi positivamente risolto e le popolazioni interessate poterono accogliere le care salme.

Il bilancio purtroppo non era ancora definitivo, perché il 18 febbraio si spense all’ospedale di Sanremo il fabbro ferraio Giovanni Bracco, che lasciò nel dolore la moglie Antonietta Borelli e cinque figli. Ben diciassette persone di Molini e delle sue frazioni persero la vita nel terribile incidente, mentre quattro risiedevano nel territorio triorese, due erano di Montalto Ligure, e le altre, una per comune, abitavano a Pompeiana, Terzorio e Coldirodi. Alcune appartenevano alla stessa famiglia, come Bernardino Borelli ed il figlio undicenne Pietro, di Agaggio Inferiore, ed i coniugi Donzella Giacomo e Re Angela. Le loro professioni erano disparate: ben nove erano contadini, mentre quattro erano casalinghe. Due erano proprietari benestanti, due fabbri, cinque negozianti o commercianti. Inoltre, come accennato, vi erano un finanziere, un sacerdote, un ragazzo undicenne ed infine un carbonaio di Corte, tal Peirano Giacinto, originario di Frabosa Soprana, che lasciò la moglie con alcuni bambini piccoli.  

Questo l’elenco completo dei deceduti, ricostruito grazie alla collaborazione del Comune di Taggia e di diverse persone residenti nei vari comuni:
- Alberti Bianca, 38 anni, nata a Triora (Andagna) il 4 marzo 1882, residente in Molini di Triora, coniugata con Basso Pietro, negoziante;
- Allaria Antonio, 22 anni, nato a Triora (Agaggio Inferiore) il 30 novembre 1898, residente in Molini di Triora, celibe, contadino;
- Allaria Antonio, 18 anni, nato a Triora (Bregalla) il 28 aprile 1902, residente in Triora, celibe, contadino;
- Allaria Lorenzo, 57 anni, nato a Triora (Bregalla) il 23 settembre 1863, residente in Triora, coniugato con Moraldo Anna Maria, contadino;
- Allaria Maria Delfina Maddalena (Modesta), 40 anni, nata a Triora (Andagna) il 12 ottobre 1880, residente in Molini di Triora, nubile, casalinga;
- Anfossi Francesco, 74 anni, nato a Pompeiana il 15 luglio 1846, residente in Pompeiana, coniugato con Conio Bianca, proprietario;
- Arnaldi Pietro, 51 anni, nato a Triora il 14 aprile 1869, residente in Triora, coniugato con Lanteri Maddalena, contadino;
- Asplanato Bartolomeo, 52 anni, nato a Triora il 30 agosto 1868, residente in Triora, coniugato con Saldo Caterina, proprietario;
- Asplanato Luigi, 39 anni, nato a Triora il 21 giugno 1881, residente in Molini di Triora, coniugato con Moraldo Caterina, contadino;
- Ausenda don Luigi, 58 anni, nato a Triora (Glori) il 17 febbraio 1862, residente in Molini di Triora, celibe, sacerdote;
- Ausenda Vittorio, 25 anni, nato a Triora (Glori) il 6 marzo 1895, residente in Molini di Triora, celibe, contadino;
- Borelli Bernardino, 32 anni, nato a Triora (Agaggio Inferiore) il 24 ottobre 1888, residente in Molini di Triora, coniugato con Borelli Marianna, negoziante;
- Borelli Pietro, 11 anni, nato a Molini di Triora (Agaggio Inferiore) il 6 agosto 1909, residente in Molini di Triora, celibe;
- Bracco Giovanni, 35 anni, nato a Triora (Andagna) l’8 settembre 1885, residente in Molini di Triora (Andagna), coniugato con Borelli Antonietta, fabbro;
- Donzella Giacomo Silvestro, 43 anni, nato a Triora il 22 giugno 1876, residente in Molini di Triora, coniugato con Re Angela, contadino;
- Emanuelli Luigi, 54 anni, nato a Triora (Andagna) il 3 dicembre 1866, residente in Molini di Triora (Andagna), coniugato con Bracco Angela, negoziante;
- Gandini Giuseppe, 51 anni, nato a Carpeneto Bormida, residente in Molini di Triora, coniugato con Bertolotti Marcella, fabbro ferraio;
- Lombardi Domenico, 20 anni, nato a Terzorio il 13 novembre 1899, residente in Terzorio, celibe, contadino;
- Martini Emanuela, 36 anni, nata a Bajardo il 16 ottobre 1884, residente in Coldirodi, coniugata con Capponi Gio Batta, contadina;
- Moraldo Maria (Maria Chiara), 48 anni, nata a Triora (Gerbonte) il 19 novembre 1872, residente in Molini di Triora, vedova di Cugge Gio Batta, casalinga;
- Pastor Antonio, 32 anni, nato a Pigna il 28 marzo 1887, residente in Molini di Triora, celibe, finanziere;
- Peirano Giacinto, 45 anni, nato a Frabosa Soprana il 17 marzo 1874, residente in Molini di Triora (Corte), coniugato con Donzella Maria, carbonaio;
- Prevosto Giacomo, 62 anni, nato a Montalto Ligure il 1 giugno 1858, coniugato con Balestra Margherita, commerciante;
- Re Angela, 44 anni, nata a Triora (Molini) il 5 dicembre 1875, residente in Molini di Triora, coniugata con Donzella Giacomo, casalinga;
- Rossi Marco, 58 anni, nato a Montalto Ligure il 7 settembre 1862, residente in Montalto Ligure, coniugato con Ammirati Giuseppina, negoziante;
- Stella Maddalena, 42 anni, nata a Triora (Molini) il 29 giugno 1877, residente in Molini di Triora, coniugata con Faraldi Giacomo, casalinga.

Fra i feriti, come riportò la Stampa del 14 febbraio 1920, erano il tenente di fanteria Emanuele Secondo, Balestra Ludovico di Glori, Caldani Vittorio, Cugge Francesco, Prevosto Giacomo di Montalto Ligure, Poggi Angela ed i due giovani, Pisani Antonio e Bianchi Rosa, che avrebbero dovuto sposarsi proprio il giorno successivo all’incidente. Per chiudere questo triste racconto, diremo che in soccorso delle famiglie delle vittime, e soprattutto degli orfani, fu promossa una generosa sottoscrizione. Fra costoro si segnalò niente meno che la regina madre, la quale inviò una generosa offerta di ben duemila lire. Poco tempo dopo, ad imperituro ricordo di quella tragedia, nel punto dove accadde l’incidente venne eretta una cappelletta, con la scritta “Maria”.

In relazione alla giornata odierna il Comune di Triora ha deciso di esporre la bandiera a lutto e di osservare negli uffici comunali e nella scuola, un minuto di silenzio in ricordo del tragico episodio.

Pietro Zampedroni

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