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Attualità | 13 febbraio 2020, 15:50

Triora: incidente con 26 morti di 100 anni fa, la famiglia Lantrua "Avremmo gradito una comunicazione dal Comune"

Triora: incidente con 26 morti di 100 anni fa, la famiglia Lantrua "Avremmo gradito una comunicazione dal Comune"

“Avremmo gradito averne avuto comunicazione dal comune di Triora prima della ricorrenza. La storia va giustamente ricordata: quindi a nome della nostra famiglia, che ci ha tramandato questa dolorosissima storia, e anche per essere vicini ai parenti delle vittime ci avrebbe fatto piacere presenziare e raccontare come realmente è avvenuta la tragedia”.

Intervengono in questo modo Daniela e Giacomo Lantrua, dopo la notizia pubblicata stamane dal nostro giornale, sul ricordo dell’incidente (QUI) occorso 100 anni fa alla corriera caduta nel fiume a Taggia, con la morte di 26 persone. “Sarebbe stata per noi una importante occasione – proseguono - per porre fine alle tante teorie e capire che già cento anni fa non si era indenni dalle negligenze amministrative. Leggo tante versioni di questa terribile storia: chi parla o parlava di corriera troppo carica di persone per un più proficuo guadagno (era il rientro in valle dopo la fiera di San Benedetto), chi di un incontro con una carrozza in un punto stretto della strada, chi di cavalli imbizzarriti sempre della stessa carrozza. La triste storia è più complessa. Mio nonno, Giuseppe Lantrua, titolare con il fratello Antonio della ditta di trasporti F.lli Lantrua, aveva già denunciato un cedimento strutturale del bordo strada a chi di competenza. Venne semplicemente ‘riempita’ la fessurazione, ma nessun intervento radicale e di consolidamento. So, ed è storia documentata, che mio nonno fece causa allo Stato per dimostrare la sua non responsabilità e la vinse. Spese tutti i suoi averi per questa causa non facile ed aiutò comunque economicamente tutte le famiglie che subirono il lutto benché, appunto, non ne fosse il responsabile”.

“In casa – terminano Daniela e Giacomo Lantrua - fu vissuta così dolorosamente al punto che mio padre, che non era ancora nato al tempo della tragedia, ma ha continuato il lavoro del padre, spesso di notte nel sonno aveva gli incubi, si svegliava di soprassalto con l'immagine della corriera che scendeva nel fiume”.

Redazione

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