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Cronaca | 24 gennaio 2020, 07:11

Reggio Calabria: dopo anni di udienze oggi è il giorno della sentenza per Claudio Scajola al processo 'Breakfast' (Foto e Video)

Scajola è accusato, insieme a Chiara Rizzo, ex moglie del parlamentare forzista Amedeo Matacena, e a Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, collaboratori della coppia, di aver fatto parte di una fitta rete il cui scopo era quello di far scappare proprio il Matacena in Libano.

Reggio Calabria: dopo anni di udienze oggi è il giorno della sentenza per Claudio Scajola al processo 'Breakfast' (Foto e Video)

È fissata per stamani l’udienza del processo “Breakfast”, in corso svolgimento all’aula bunker di Reggio Calabria che vede tra gli imputati l’ex ministro dell’Interno, e attuale sindaco di Imperia, Claudio Scajola.

Oggi infatti, è il giorno della sentenza del Tribunale presieduto da Natina Pratticó. Dopo decine e decine di udienze, in cui sono stati sentiti altrettanti testimone, si chiude il dibattimento scaturito dall’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che vede accusato Scajola, insieme a Chiara Rizzo, ex moglie del parlamentare forzista Amedeo Matacena, e a Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, collaboratori della coppia, di aver fatto parte di una fitta rete il cui scopo era quello di far scappare proprio il Matacena in Libano.

L’armatore reggino, ed ex parlamentare di Forza Italia è stato condannato negli anni scorsi  a tre anni di carcere in quanto ritenuto definitivamente responsabile del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Sentenza che non è potuta divenire esecutiva poiché Matacena è scappato a Dubai, località in cui attualmente si trova latitante. Scajola, secondo l’accusa avrebbe tentato, grazie alla complicità di Vincenzo Speziale junior, che ha già patteggiato ad un anno di carcere (pena sospesa), di progettare il suo spostamento nel paese dei cedri grazie alla conoscenza politica con l’allora presidente libanese Amin Gemayel.

Un trasferimento che non si verificherà ma che è costato a tutti il coinvolgimento nell’inchiesta e l’ordinanza di custodia cautelare. Era l’otto maggio del 2014 quando la Direzione investigativa antimafia reggina arrestò l’ex ministro a Roma. La Rizzo venne arrestata invece, a Marsiglia mentre stava facendo rientro in Italia proprio per consegnarsi all’autorità giudiziaria dello Stretto. Sono passati quindi quasi sei anni dal loro arresto, mentre cinque anni sono passati dalla richiesta di rito immediato da parte della Procura antimafia, e oggi il Tribunale metterà la parola “fine” sulla vicenda.

Per Scajola in principio, e anche lungo tutto il dibattimento, venne contestata dal procuratore aggiunto Lombardo anche l’aggravante di aver agevolato la ‘ndrangheta, considerato che Matacena è stato condannato in quanto concorrente esterno che ha favorito la cosca reggina dei Rosmini. Durante la propria requisitoria, terminata il 4 novembre scorso, l’accusa ha chiesto ai giudici di escluderla solo nei confronti del sindaco di Imperia e per lui la pena invocata è stata di quattro anni e sei mesi di reclusione mentre per la Rizzo la condanna richiesta è di 11 anni e sei mesi e per Politi e Fiordelisi di sette anni e sei mesi di detenzione.

Oltre al reato di procurata inosservanza della pena, Rizzo,Politi e Fiordalisi sono anche accusati di intestazione fittizia di beni aggravata dall’aver agevolato la criminalità organizzata. Tutti gli imputati hanno sempre rigettato le accuse. In particolare Scajola, il quale si è professato innocente dal giorno del suo arresto, ha dichiarato più volte, anche durante l’esame del pm, di “essersi interessato esclusivamente per una richiesta di asilo politico”. Una versione a cui l’accusa non crederà e che adesso sarà al vaglio del Tribunale reggino.=

Angela Panzera

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