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Imperia Golfo Dianese | 24 gennaio 2020, 13:17

Reggio Calabria: terminate anche le repliche delle difese al processo 'Breakfast', la sentenza alle 18 (Foto e Video)

La richiesta dell’accusa per l’ex ministro dell’Interno, e sindaco di Imperia, Claudio Scajola, è di quattro anni e sei mesi di carcere mentre per Chiara Rizzo è di 11 anni e sei mesi e per gli altri due imputati, Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, è di sette anni e sei mesi di reclusione.

Reggio Calabria: terminate anche le repliche delle difese al processo 'Breakfast', la sentenza alle 18 (Foto e Video)

Si è ritirato in camera di consiglio il Tribunale di Reggio Calabria per emettere la sentenza del processo “Breakfast”, con la presidente del Collegio, Natina Pratticò, emetterà la sentenza alle 18 di questo pomeriggio.

Stamani si sono registrate le repliche del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo il quale ha insistito nella richiesta di condanna degli imputati e successivamente le difese hanno contro replicato. La richiesta dell’accusa per l’ex ministro dell’Interno, e sindaco di Imperia, Claudio Scajola, è di quattro anni e sei mesi di carcere mentre per Chiara Rizzo è di 11 anni e sei mesi e per gli altri due imputati, Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, è di sette anni e sei mesi di reclusione.

Tutti sono accusati di aver avuto un ruolo nel tentativo di latitanza a favore di Amadeo Matacena, ex marito della Rizzo, condannato a tre anni di carcere dalla Cassazione in quanto ritenuto responsabile del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Matacena è ancora latitante a Dubai e gli imputati, negli anni oggetto delle indagini, si sarebbero adoperati per una sua fuga in Libano grazie al rapporto instaurato da Scajola con Vincenzo Speziali junior, nipote dell’omonimo senatore e parente acquisito dell’ex presidente libanese Amin Gemayel.

“Scajola è un reo confesso rispetto al fatto contestato - ha tuonato oggi in aula l’accusa - in più occasioni ammette di essersi adoperato per un latitante condannato per reati di mafia e lo ha fatto anche durante il suo esame in aula. Oltre al profilo confessorio dall’esame è emersa l’adesione psicologica del soggetto nei cui confronti è stata formulata l’imputazione”.

A queste dichiarazioni non sono mancate la repliche del difensore di Scajola, l’avvocato Elisabetta Busuito la quale, nel chiedere nuovamente per il proprio assistito, ha affermato che “Scajola non ha confessato, ha sempre detto la verità; ha solo spiegato alcune circostanze e lo ha fatto fin dall’inizio”. L’accusa poi aveva sottolineato come l’imputato il 24 settembre del 2014 aveva richiesto il patteggiamento “per evitare il clamore mediatico”.

Anche su questo punto il legale Busuito ha dichiarato che “La richiesta di patteggiamento non è stata formulata per evitare il clamore mediatico poiché l’arresto di Scajola è avvenuto a maggio e quindi ampiamente analizzato dagli organi di stampa da mesi, ma semplicemente perché era una persona privata della libertà personale ed era sotto processo per la famosa vicenda della casa. E quindi si augurava di poter chiudere questa situazione nel più breve tempo possibile”.

(Sotto tutte le notizie sull'udienza di oggi)

Angela Panzera

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