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Cronaca | 24 gennaio 2020, 17:35

Reggio Calabria, processo Breakfast: il sindaco Claudio Scajola è stato condannato a due anni con pena sospesa (Foto e Video)

Dopo oltre quattro ore di camera di consiglio il Collegio, presieduto da Natina Pratticò, ha riconosciuto Scajola colpevole del reato di procurata inosservanza della pena escludendone, però l’aggravante relativa all’aver agevolato la ‘ndrangheta

Reggio Calabria, processo Breakfast: il sindaco Claudio Scajola è stato condannato a due anni con pena sospesa (Foto e Video)

Due anni di carcere con la pena sospesa: è questa la condanna emessa dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, e attuale sindaco di Imperia, Claudio Scajola. Dopo oltre cinque ore di camera di consiglio il Collegio, presieduto da Natina Pratticò, ha riconosciuto Scajola colpevole del reato di procurata inosservanza della pena escludendone, però l’aggravante relativa all’aver agevolato la ‘ndrangheta. Era stato lo stesso procuratore aggiunto, Giuseppe Lombardo, a chiederne l’esclusione ma per l’imputato aveva invocato quattro anni e sei mesi di detenzione.

LA LETTURA DELLA SENTENZA



All’esito del dibattimento, durato oltre cinque anni, si chiude quindi il processo “Breakfast” scaturito dall’inchiesta della Dda dello Stretto la quale ha fatto luce sul tentativo messo in piedi per favorire la latitanza di Amedeo Matacena. L’ex parlamentare di Forza Italia, condannato a 3 anni dalla Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa, è ancora latitante a Dubai.

Per l’accusa, e adesso anche per il Tribunale di primo grado, Scajola ha fatto parte della rete che aveva programmato il suo trasferimento in Libano. Una rete composta anche da Chiara Rizzo, ex moglie di Matacena, condannata a un anno di carcere. Rizzo, Politi e Fiordelisi sono stati assolti dal reato di intestazione fittizia di beni, aggravato dall’aver agevolato la ‘ndrangheta. Per la Rizzo il pm aveva richiesto una condanna a 11 anni e sei mesi di detenzione mentre era di 7 anni e sei mesi quelle invocate per Politi e Fiordelisi.

Oggi quindi, dopo decine e decine di udienze e l’escussione di altrettanti testimoni, si chiude è concluso il lunghissimo dibattimento. Era l’otto maggio del 2014 quando la Direzione investigativa antimafia reggina, su ordine della Dda, arrestò l’ex ministro a Roma. La Rizzo venne arrestata invece, a Marsiglia mentre stava facendo rientro in Italia proprio per consegnarsi all’autorità giudiziaria dello Stretto. Sono passati quindi quasi sei anni dal loro arresto, mentre cinque anni sono passati dalla richiesta di rito immediato da parte della Procura antimafia, e oggi il Tribunale ha messo la parola“fine” sulla vicenda. I legali degli imputati, con ogni probabilità, non appena i giudici depositeranno le motivazioni, faranno appello.

Angela Panzera

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